Alexandra Boulat © VII
Alexandra Boulat è stata, senza dubbio, una delle reporter più interessanti che siano apparse sulla scena del reportage internazionale di alto livello degli ultimi due decenni.
Nata a Parigi nel 1962, figlia del grande fotografo Pierre Boulat, nel 1989 diventa una fotoreporter, assicurandosi un posto di rilievo presso
Il suo principale interesse si orienta sulle questioni sociali e i suoi reportages spaziano dall’indipendenza degli stati sul Baltico al traffico di bambini in Romania, alla guerra contro il terrorismo in Pakistan e Afghanistan, ai problemi del popolo Iracheno durante l’embargo, al razzismo in Germania, al conflitto in Bosnia, alle tensioni etniche in Kosovo. Altri lavori includono reportage paesaggistici a Taiwan e in Indonesia.
Coglie con i suoi scatti momenti di vita quotidiana in Iran, Iraq, Afghanistan, Giordania, Siria, Gaza, immagini di donne che si confrontano con l’Islam, il fondamentalismo, la guerra e la violenza domestica.
L’intento del lavoro è svelare la forza di carattere con la quale le donne affrontano la vita e le relazioni umane e condividere un momento del loro destino.
Fotografie che lasciano poco spazio a commenti e compromessi, una sensibilità tutta femminile nell’indagare la psicologia dei protagonisti delle sue immagini, con la violenza secca e determinata degli eventi.
Nelle sue immagini non c’è nessuna concessione all’estetica, tutto è informazione, compreso il colore.
Da non perdere, oltre al commovente omaggio alla Palestina, l’immagine delle ragazze albanesi del Kosovo che ridono con i fiori in mano, mentre sullo sfondo bruciano le case dei serbi.
Questa grande reporter si è spenta il 5 ottobre a Parigi in seguito ad una emorragia cerebrale che l’aveva colpita mentre si trovava per un servizio fotografico a Ramallah.
Il mondo del fotogiornalismo perde una grande reporter, un occhio attento ai cambiamenti del nostro mondo.
articolo apparso sul quotidiano on-line "il reporter". copyright by Lorenzo Mazzoni
