Lorenzo Mazzoni

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Nome: Lorenzo Mazzoni
Nato a Ferrara nel 1974. Ho pubblicato i romanzi "Un tango per Victor" (La Carmelina Edizioni, 2008), "Le acrobazie mentali di Ivan Mostarda" (Robin Edizioni, 2008), "Nero ferrarese" (disegni di Andrea Amaducci - La Carmelina Edizioni, 2007), "Ost, il banchetto degli scarafaggi" (Edizioni Melquìades, 2007), "Il requiem di Valle Secca" (Tracce, 2006), e gli e-book "Il sole sorge sul Vietnam", "Mekong Blues" (fotografie di Tommy Graziani), "Le bestie" e "Privilegi" (Edizioni Kult Virtual Press, 2005-07). Viaggio, ascolto, giro in bicicletta.

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martedì, 15 luglio 2008

Guatemala, nel paese più colorato del mondo


Scatti del Guatemala © Roberto Meschini

Con le prime luci del giorno la piazza e le strade di Chichicastenango lentamente si animano.

 

I contadini arrivano dai villaggi della sierra, giungono al mercato chini sotto il peso di enormi fagotti variopinti.

 

Facce dure e dignitose, profili che trovano le proprie radici nell'antica cultura maya, solo apparentemente spazzata via dalla furia dei conquistadores.

 

Trentasette anni di guerra civile, costata 150 mila morti, 40 mila desaparecidos, più di un milione di rifugiati.

 

Per coprire gli interessi della multinazionale americana United Fruit, i vari governi “democratici” del Paese hanno sterminato i sopravvissuti dell'antica cultura, i contadini, gli umili, le anime legate alla terra,

 

Oggi il Guatemala ha 11 milioni di abitanti, di cui l'80 per cento indigeni maya, divisi in 21 diversi gruppi etnici. Il resto della popolazione è formata da "ladinos" bianchi e meticci.

 

A Chichicastenango come in altre località di quello che è definito il “paese più colorato del mondo”, le Comunità dei Popoli in Resistenza lavorano strenuamente per riportare un po' di giustizia a queste martoriate comunità indigene.

 

Le CPR sono un'organizzazione di quasi 10.000 indigeni maya sfuggiti alle stragi del governo militare durante la guerra civile.

 

Fra di loro vi sono anche i membri delle oltre 2500 famiglie che hanno vissuto nascoste nella foresta per quasi 15 anni, nutrendosi di bacche e radici, isolati dal mondo e braccati dall'esercito.

 

Dopo la fine dalla guerra e la firma nel 1996 degli accordi di pace tra il governo di Alvaro Arzù e il movimento guerrigliero Unrg (Unità rivoluzionaria Nazionale guatemalteca), gli indios sono potuti finalmente uscire dalla selva ed essere riconosciuti.

 

Oggi stanno cercando di ricostruirsi una vita, ma gli ostacoli sono ancora molti, primo fra tutti il possesso della terra.

 

Le luci del giorno illuminano la piazza e le strade di Chichicastenango.

 

I contadini arrivati dai villaggi hanno depositato i loro fagotti variopinti e hanno iniziato a mercanteggiare.

 

 

 

articolo apparso sul quotidiano on-line "il reporter".

copyright by Lorenzo Mazzoni

postato da: LorenzoMazzoni alle ore 12:49 | link | commenti (5)
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giovedì, 29 maggio 2008

DEUTSCHE DEMOKRATISCHE REPUBLIK


Museo della DDR, Berlino © Eleonora Carpanelli
postato da: LorenzoMazzoni alle ore 00:59 | link | commenti (37)
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lunedì, 19 maggio 2008

Intervista a Michelle Nouri

Ci parli un po' del suo libro, La ragazza di Baghdad
Il mio libro è un autobiografia che narra la mia infanzia in Iraq e nella ex Cecoslovacchia comunista…  Racconta di come si sono conosciuti i miei genitori ( padre irachèno e madre dell' attuale Repubblica Ceca ) così diversi fra di loro, sia dal punto di vista somatico che culturale e religioso. michelle nouriMa l’amore con la A maiuscola sembrava sconfiggere queste differenze. Per qualche anno almeno. Finché al situazione non è precipitata… l’odio che provava la famiglia di mio padre nei confronti di mia madre ( straniera ), ha preso il sopravvento ed è stato la causa della loro separazione. La ragazza di Baghdad narra anche l’epoca di Saddam degli anni ottanta, la lunga guerra con l’Iran, la vita sociale degli irachèni ecc.
Un'opera fortemente autobiografica, ma che analizza un problema molto ampio: quello dei rapporti fra due culture. Pensa che la narrativa contemporanea si occupi in modo ampio di questa problematica?
Recentemente sì. Forse perché negli ultimi anni sono riaffiorati queste problematiche legate al oddio razziale e religioso, causati spesso da conflitti e sete di potere. Credo sia fondamentale illustrare attraverso i libri o i documentari come vivono le altre popolazione nel mondo. Questo sistema non guarirà l’ostilità che si sta sempre più creando fra le varie culture e religioni ( spesso volute e mirate ) ma per lo meno può aiutare a riflettere e a comprendere la varie ragione e le loro problematiche. bagdad moscheQuesto è uno dei motivi per i quali ho deciso di scrivere La ragazza di Baghdad. Attraverso il mio percorso personale, e al costo di raccontare situazioni intime e riservate della mia famiglia, ho voluto in qualche modo contribuire a fare conoscere un mondo - cioè quello irachèno - quasi semi sconosciuto all’opinione pubblica italiana. Uno spaccato di storia ma anche il modo di vivere e di pensare dei vari componenti della famiglia di mio padre.
Negli ultimi anni sono state stampate diverse autobiografie scritte con magistrale piglio narrativo, penso soprattutto ai bellissimi Shantaram di Gregory David Roberts e a Il forziere di Zanzibar di Aidan Hartley. Pensa che quello della biografia sia un canale intelligente e innovativo per dire qualcosa al lettore?
Direi proprio di sì. Anzi, ne sono convinta. Shantaram è un libro fantastico. È pieno di emozioni e allo stesso tempo racconta l’India, specialmente Bombay in tutte le sue sfaccettature. Fa’ riflettere sulla povertà delle persone che la abitano e sul forte senso della loro immensa umanità. Ho tanto amato il personaggio di Prabaker.  Inoltre adoro il popolo indiano. Hanno dignità nonostante la povertà.  513C39TKTSLPrediligo le autobiografie perche’ mi piace leggere storie e fatti realmente accaduti di persone realmente esistite.
Lo scambio culturale a livello letterai personerio e con Paesi non occidentali, è molto difficile. Pensa ci possano essere dei canali che indirizzino i lettori italiani verso letterature diverse da quella nazionale e soprattutto da quella di stampo americano?
Certamente. Il problema è uno. I libri di autori italiani di rado arrivano all’estero. Sono forse un po’ snobbati dalle case editrici estere. E questo mi dispiace. Mentre paradossalmente il contrario,  funziona. Tutto ciò che arriva dal estero, Stati Uniti o Inghilterra in Italia ha successo. Forse qui gioca un po’ una mancanza di fiducia in se stessi…
Nagib Mafhuz, Tahar Ben Jelloun, Tawfiq al-Hakim, 'Ala al-Aswani, Yasmina Khadra (per citarne solo alcuni) sono grandissimi scrittori del mondo arabo che hanno avuto e hanno un certo seguito anche in Italia. Cosa pensa di questi autori? Delle tematiche che mettono in atto nei loro romanzi? C'è qualche autore del mondo arabo che ama particolarmente?
Ho avuto il piacere di incontrare Tahar Ben Jelloun. Ho realizzato un’intervista con lui. Beh, è un personaggio simpatico e disponibile.Ben-Jelloun-Tahar Mi era piaciuto il suo libro “Il razzismo raccontato a mia figlia”.  Tutti questi autori provenienti dal mondo arabo, cercano di dare un contributo alla società italiana o quella che sia. Ognuno a modo suo.  Riescono a cogliere le esigenze dei lettori ed indovinare gli argomenti da trattare. Li ammiro tutti.
Yasmina Khadra ha scritto due anni fa un libro bellissimo. Le sirene di Baghdad. in cui riesce, a mio parere, a raccontare la tragedia dell'Iraq attuale senza cadere in preconcetti o in inutili patetismi. Ha letto il libro? Pensa che Khadra sia riuscito a rappresentare in modo sufficientemente obiettivo il suo Paese e la situazione che sta vivendo?
Sono desolata ma non ho avuto il piacere di leggerlo.
Sua madre viene da Praga e suo padre da Baghdad: cosa le ha dato, a livello letterario, questa interculturalità?
Tantissimo. Riesco a vedere le cose in maniera più obbiettiva e senza preconcetti. Capisco entrambe le culture e le loro radici e motivazioni, a volte.  Mi sento una persona fortunata ad averle ereditati entrambe. Qualche volta però mi sento smarrita. Sento un senso di non appartenenza.
Cosa pensa del giornalismo italiano ed europeo? Qual'è la sua impressione sul come vengono date le notizie su realtà altre, fra cui l'Iraq ma anche altri Paesi che appartengono al mondo arabo?
Credo che quella che dovrebbe essere la libertà di espressione a volte viene soffocata. Non tutti i media riescono ad essere obbiettivi e imparziali. La stampa italiana ad esempio è un po’ influenzata dal proprio editore. Seguono una linea che ritengono sia giusta. La stessa cosa vale anche per la stampa estera. Ma la realtà è spesso diversa da come viene presentata ai lettori.
Lei è cresciuta nella Baghdad degli anni Settanta la Baghdad della sua infanzia oramai non c’è più,  ricca, cosmopolita, moderna, pensa che in futuro tornerà così?
E’ un’ utopia. Purtroppo. Baghdad non ritornerà mai quella che era una volta. La spaccatura interna fra la popolazione è talmente profonda, l’odio è talmente viscerale che è difficile da ricomporre. Indipendentemente da chi la governa. Questo è un mio grande rammarico. Per quanto la possano ricostruire, ridare la libertà di espressione e di movimento alla gente, oramai è un terra che è stata ferita nel profondo del suo animo. A volte di fronte ad una situazione del genere, ci si sente davvero impotenti.
Qual è il più importante scrittore iracheno? C’è una rinascita culturale irachena?
tawNon ne conosco. Ma Jounes Taufìk, che ora vive a Torino, è un buon scrittore irachèno a mio avviso.
I giovani come stanno agendo nel processo di ricostruzione del paese, c’è determinazione, collaborazione, un impegno condiviso? Collaborano con giovani di altri paesi?
Si, la voglia sicuramente c’è. Ma sono giovani che hanno sofferto tanto e sono un po’ disillusi nei confronti della vita. Sono però anche il futuro del nuovo Iraq. 11mural600my7La stessa sensazione la provano anche i giovani del Libano. Assistono alla distruzione della loro nazione da anni, e sanno che è una situazione che loro stessi non possono controllare. Mi dicono sempre : “ God bless this Country  “. Dio benedica la nostra terra.
La percezione che l’occidente ha del mondo musulmano pensa sia corretta, quali sono gli errori più frequenti?
Non è corretta naturalmente. Ma alcuni leader musulmani hanno interesse di fare apparire il mondo musulmano in questo modo. E’ l’occidente non fa’ nulla purché questa situazione cambi.
La società irachena era fortemente matriarcale, nei suoi racconti ci sono madri, sorelle, mogli, nonne, zie, donne forti e punti di riferimento all’interno delle famiglie; ha trovato più maschilismo in occidente?
Senza nomeParadossalmente, sì.  Al incontrario di quello che si possa pensare, in Iraq a comandare erano sempre le donne. Astute e determinate. Mentre ho riscontrato molto maschilismo in Italia. Buffo, no ? in teoria l’Italia è un Paese aperto e libero. Ma solo in teoria. 
Esiste una sorta di femminismo musulmano?
Esiste un fondamentalismo femminile.  Si. Questo però avviene nei Paesi dove domina una forte etica religiosa. Ma di fondo ha a che fare con la propria cultura. Come sempre. Ayaan-Hirsi-Ali_web
Il conflitto tra sciiti e sunniti non pensa che sia una questione interna? Gli occidentali secondo lei capiscano realmente il problema e negli equilibri dei rapporti tra clan, pensa agiscano correttamente ?
Il conflitto negli anni ottanta o comunque durante l’epoca di Saddam non è mai esistito. Il fatto di essere sciita o sunnita non faceva alcuna differenza. E’ una problematica che si era sviluppata negli ultimi anni. Chissà il perché ?... forse un Paese unito è meno facile da controllare che un Paese diviso. Sarà…

Lorenzo Mazzoni


 

INTERVISTA APPARSA SUL BLOG "LIBERI DI SCRIVERE"

http://liberidiscrivere.splinder.com/

postato da: LorenzoMazzoni alle ore 23:08 | link | commenti (3)
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sabato, 03 maggio 2008

Arrivederci

AlohaWhen we grew very tall
When I saw you so small
Then I wanted to stay with you

Inside me I feel alone and unreal
And the way you kiss will always be a very special thing to me.

(S.B. - Late night)



Mollo la pezza per un po'.

Aloha


Lorenzo
postato da: LorenzoMazzoni alle ore 09:33 | link | commenti (3)
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venerdì, 25 aprile 2008

Partigiani


  

Giù nell'avvallamento, da dove i tedeschi erano partiti, in mezzo al castagneto, c'era una casa colonica e si vedevano molti soldati lì attorno. Quando sente le urla delle donne e dei bambini, Bob non ci vede più. Alza sulla testa la Maschinenpistole e urla con una voce disumana, che rimbalza da una roccia all'altra e ci fa rizzare i capelli in testa a tutti quanti: "Avanti Garibaldi! All'attacco, dio boia, all'attacco!". E si lancia giù.
All'improvviso, è come se tutti i partigiani non avessero mai avuto paura. Tutti si mettono a correre contro i tedeschi, con delle urla e delle bestemmie da far paura al diavolo.
I tugnì non s'aspettano un assalto all'arma bianca, tanto meno da un battaglione di straccioni che pensano di aver già battuto. Presi di sorpresa, abbandonano le armi gli zaini e le giberne e scappano giù per il vallone fino al Senio, lo guadano e sempre di corsa salgono sul versante opposto.
Bob dopo trecento metri di corsa è crollato a terra, quando ha visto i suoi ragazzi correre dietro le canaglie, che non li fermava più nessuno. Lo hanno sollevato sulle spalle dei compagni che scendevano accanto a lui e lo hanno riportato a monte Cece.
E' così che abbiamo vinto la battaglia del Castagno.

A volte, nelle serate terse, guardo verso sud, la linea blu degli Appennini che degrada sull'orizzonte. Penso alla battaglia della Trentaseiesima. Penso ai cinque continenti, sterminate distese di terra, moltitudini di uomini e donne in marcia. Ricordo, come se li avessi vissuti tutti, secoli di lotta e sangue. Mi sento parte di una comunità universale che supera i confini e congiunge le epoche, la comunità di coloro che prendono d'assalto il cielo. E penso al vecchio Bob, che non poté diventare vecchio. Un giorno qualcuno si impadronirà di quel futuro che i miei eroi non poterono conquistare. Sì, penso a Bob, al comandante Bob che urla "All'attacco, Garibaldi, avanti, dio boia!".
E mi ritrovo a mormorare tra me e me: "Sì, dio boia, avanti".


Tratto da: ASCE DI GUERRA, di Vitaliano Ravagli e Wu Ming (Marco Tropea Editore)

http://www.wumingfoundation.com/

postato da: LorenzoMazzoni alle ore 11:44 | link | commenti (9)
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giovedì, 17 aprile 2008

Lettera aperta

17 aprile,
oggi è una data importante, non solo perchè 47 anni fa i cubani cacciarono a mare gli insulsi yankee e la loro sciocca arroganza di conquistare l'isola caraibica, ma anche perchè è uscito il mio nuovo libro.

oggi è una data importante per me, per i miei sogni fuori moda e perchè per la prima volta un editore mi ha comunicato 'il 17 aprile il tuo romanzo sarà nelle librerie' ed effettivamente il libro c'è, puntuale come un orologio svizzero.

scrivere è sacrificio e amore, è una pulsione ormonale, è il tentativo di riscrivere un mondo che molto spesso non mi piace e che necessito di cambiare a mio piacimento. Vivrò di sogni ma ognuno trova il proprio nutrimento in qualcosa e io lo trovo nel ticchettare parole su una tastiera. Semplice, difficile, essenziale.

'Le acrobazie mentali di Ivan Mostarda' non è il mio primo libro, ho già pubblicato (ma dai...) e amo i miei precedenti lavori quanto amo questa nuova creazione.
Cosa cambia?
Il distributore...

uscire con il distributore editoriale più importante in Italia significa che il romanzo si troverà ovunque e se proprio non dovesse essere su uno scaffale si potrà ordinare tranquillamente, senza lunghi tempi d'attesa o angosciose e infruttuose ricerche.
Se il vostro libraio di fiducia vi dirà che il romanzo non si trova potete tranquillamente dargli del pirla e accusarlo di non saper fare il proprio lavoro.

in una società che dà più valore all'aperitivo, alle veline, ai perizoma e ai cosmetici, rispetto ad un'opera creativa, scrivere è un atto di resistenza alla stupidità.

scrivere è il massimo esercizio di libertà che conosco. C'è anche l'amore, certo, ma quella è una questione che qui lascio da parte. Il personale è personale, scrivere invece è un atto solitario che si dedica, per quanto possibile, ad una comunità, ad individui che a volte non si conoscono nemmeno. Scrivere è il mio personale tentativo di salvarmi.
Se non scrivo muoio e di morire io non è ho per niente voglia.


'Un musicista di strada che suona pentole capovolte con bacchette cinesi, una ragazza dalle gambe perfette e dagli occhi grandissimi, un mercenario che scompare e riappare, un clochard che indossa un saio da penitente e che studia iscrizioni runiche, uno spregiudicato affarista egiziano, un albergatore turco che parla con la foto di Atatürk, una ricca occidentale che continua a mangiare senza sosta dal giorno del suo matrimonio. Sono solo alcuni dei personaggi che animano questo rocambolesco e surreale romanzo. Libro d’avventura, d’amore e d’amicizia, Le acrobazie mentali di Ivan Mostarda si sviluppa come un caleidoscopio coloratissimo: vichinghi, buskers, giornalisti falliti, chiromanti, la Monna Lisa, kamikaze improvvisati. Fra l’Emilia, Parigi, Istanbul, le coste del mar Rosso e la Maremma, una storia appassionante, allegra e commovente sulle tappe della vita.'

Questa è la sinossi del libro, l'editore è Edizioni Robin e se vi capita di leggerlo e avete voglia di commentarlo qui sotto c'è il link:

http://www.robinedizioni.it/le-acrobazie-mentali-di-ivan-mostarda

non mi aspetto la celebrità, i soldi, la gloria, l'ovazione. Non si campa di scrittura, si campa solo di minchiate in questo Paese, i piacioni e gli arrivisti arrivano, i Mazzo stanno chiusi in casa ore a buttare giù parole di sopravvivenza mentre i dischi girano e girano.

mi piace ricordare la frase che disse Ivan Zaicev, comandante dell'Armata Rossa a Stalingrado, quando tutto sembrava finito. Zaicev è stato un gran bastardo ma la sua frase mi sta aiutando tanto in questo periodo. Fatene quello che volete e interpretatela come volete, e se vi riesce fatelo anche per il mio libro:

'Nonostante le privazioni, il lutto, il dolore, lo sconforto, una cosa è certa, compagni, qui a Stalingrado i tedeschi non passeranno.'

Buona giornata

Lorenzo


Lorenzo Mazzoni

Le acrobazie mentali di Ivan Mostarda

mazzoni_200.jpg


pagine 384
euro 15,00
genere: Narrativa italiana
pubblicato: 2008
ISBN 978-88-7371-397-5

http://www.robinedizioni.it/

http://lorenzomazzoni.splinder.com/
postato da: LorenzoMazzoni alle ore 10:57 | link | commenti (27)
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mercoledì, 16 aprile 2008

In ricordo di Alexandra Boulat


Alexandra Boulat © VII


Alexandra Boulat è stata, senza dubbio, una delle reporter più interessanti che siano apparse sulla scena del reportage internazionale di alto livello degli ultimi due decenni.

 

Nata a Parigi nel 1962, figlia del grande fotografo Pierre Boulat, nel 1989 diventa una fotoreporter, assicurandosi un posto di rilievo presso la Sipa Press, infine, nel 2001 diviene socio-fondatore dell’agenzia fotografica VII.        

 

Il suo principale interesse si orienta sulle questioni sociali e i suoi reportages spaziano dall’indipendenza degli stati sul Baltico al traffico di bambini in Romania, alla guerra contro il terrorismo in Pakistan e Afghanistan, ai problemi del popolo Iracheno durante l’embargo, al razzismo in Germania, al conflitto in Bosnia, alle tensioni etniche in Kosovo. Altri lavori includono reportage paesaggistici a Taiwan e in Indonesia.

 

Coglie con i suoi scatti momenti di vita quotidiana in Iran, Iraq, Afghanistan, Giordania, Siria, Gaza, immagini di donne che si confrontano con l’Islam, il fondamentalismo, la guerra e la violenza domestica.

 

L’intento del lavoro è svelare la forza di carattere con la quale le donne affrontano la vita e le relazioni umane e condividere un momento del loro destino.

 

Fotografie che lasciano poco spazio a commenti e compromessi, una sensibilità tutta femminile nell’indagare la psicologia dei protagonisti delle sue immagini, con la violenza secca e determinata degli eventi.

 

Nelle sue immagini non c’è nessuna concessione all’estetica, tutto è informazione, compreso il colore.

 

Da non perdere, oltre al commovente omaggio alla Palestina, l’immagine delle ragazze albanesi del Kosovo che ridono con i fiori in mano, mentre sullo sfondo bruciano le case dei serbi.

 

Questa grande reporter si è spenta il 5 ottobre a Parigi in seguito ad una emorragia cerebrale che l’aveva colpita mentre si trovava per un servizio fotografico a Ramallah.

 

Il mondo del fotogiornalismo perde una grande reporter, un occhio attento ai cambiamenti del nostro mondo.


articolo apparso sul quotidiano on-line "il reporter".

copyright by Lorenzo Mazzoni

postato da: LorenzoMazzoni alle ore 17:50 | link | commenti (2)
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martedì, 15 aprile 2008

Anna Maspero a Ferrara

16 aprile ore 21,00

Ferrara

Largo Castello, 20 (all’interno della galleria del Palazzo della Borsa angolo Corso Ercole I d’Este)

in collaborazione con Skyways Viaggi ( www.skywaysviaggi.it )

proiezione del video “Cosa ci faccio io lì?” e presentazione del libro “A come Avventura”
di Anna Maspero

sarà presente l'autrice


http://acomeavventura.com/i-come-incontri/2008
http://acomeavventura.com/

postato da: LorenzoMazzoni alle ore 20:32 | link | commenti
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domenica, 13 aprile 2008

Dubbi sul furto della mia bicicletta

Mekong BluesCaro amico (amico è un eufemismo) che mi hai fottuto la bicicletta, spero tu sia un lettore di questa grande accozzaglia virtuale che è splinder e che tu possa arrivare a fine letterina talmente depresso da riportarmi la mia amata bici sotto casa, appoggiata alla finestra della cucina dove tu l'hai rubata.

Sai, trovo abbastanza idiota che una persona rubi una bicicletta nel modo in cui l'hai fatto tu. Posso capire se abitassimo a Milano o a New York dove le biciclette saranno sette o otto su milioni di abitanti e un vero amante delle due ruote può anche commettere il più astruso dei furti pur di avere fra le mani l'oggetto sacro della propria passione, ma qui siamo a Ferrara. La città delle biciclette. La città che ha superato anche Pechino e Amsterdam come numero di bici per abitante (3 nel 2007, purtroppo io non sono fra questi). La città dove puoi trovare biciclette ovunque: davanti al Duomo, in stazione, al bar Settimo, al parco Massari, davanti all'Università. Una città che è tutta una bicicletta e dove ci sono punti perfetti per fotterne una... tu invece sei geniale: hai scavalcato un cancello, ti sei caricato in spalla la mia pesantissima bicicletta, l'hai depositata sul marciapiede, hai di nuovo scavalcato e sei partito. Doveva piacerti particolarmente la sella o chissà, forse il campanello con attaccato lo scontrino dell'ultima riparazione, una specie di portafortuna da due soldi che adoravo... splendido... ti spaccherei la faccia.

Io avevo solo quella, ho scelto di non guidare macchine e non le guido, io faccio tutto in bicicletta, spesa, lavoro, riflessioni... e tu te la sei presa. Spero si buchi, spero ti abbia fatto come fanno quei cavalli intelligenti quando vengono sottratti al proprio condottiero... li guardi i film western?

Spero solo che almeno ti sia servita per qualcosa di indispensabile: ti ha chiamato la tua compagna che stava per partorire e ti serviva un mezzo per arrivare in ospedale, avevi dimenticato l'arrosto in forno, dovevi fuggire dalla polizia dopo aver imbrattato i manifesti elettorali... questa mi piacerebbe. Mi saresti più simpatico. Vorrebbe dire che forse domani non andrai o se andrai rifiuterai la scheda, sarai uno che non vota per i fascisti e nemmeno per la democrazia cristiana di Veltroni, il populismo da cialtrone di Berlusconi, il cappio al collo che i soliti leader rimbambiti  legano intorno al popolo di sinistra.

Un po' ti odio lo stesso, sai? Anche se fossi uno che boicotterà le elezioni mi stai un cincinino sulle balle. Domani io sarei andato a farmi un bel giro in bicicletta, pensando al rapimento emozionale della mia vita quotidiana, ai miei problemi e alla gioia di certi suoi sorrisi nel cuore della notte, avrei pensato, pedalando veloce, all'uscita del mio nuovo romanzo il 17 aprile e alla ristampa di "Nero ferrarese", al fatto che in Italia ormai un perizoma e un gratta&vinci hanno più potere di un libro. I sognatori e i creativi li fottono, nessuno di quelli che si andrà a votare vuole fare qualcosa per me. Perciò... il giro me lo farò a piedi.
Stronzo!
postato da: LorenzoMazzoni alle ore 01:42 | link | commenti (39)
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sabato, 12 aprile 2008

I piccoli prigionieri d'Israele


Militare israeliano davanti al Sacro Sepolcro, Gerusalemme © Roberto Meschini

Dall'inizio dell'occupazione israeliana dei Territori Palestinesi nel 1967, oltre 650.000 sono stati i palestinesi detenuti da Israele. Si tratta di circa il 20 per cento della complessiva popolazione palestinese.Fra questi, purtroppo, anche molti bambini.

 

Secondo una testimonianza rilasciata da un bambino detenuto al Centro Informazione sui Detenuti (PIC), nella prigione di Telmond “costringevano i piccoli detenuti a lavorare per 8 ore al giorno dandogli in cambio pochi shekels. I lavori andavano dal fare la guardia a impacchettare cucchiai di plastica nelle scatole”.

 

Secondo il PIC nella prigione di Telmond ci sono circa 375 detenuti per la maggior parte minori. Il detenuto più anziano ha 22 anni. Duecento hanno meno di 16 anni e sono tutti sottoposti alle peggiori forme di sfruttamento e umiliazione. Nel tentativo di estorcere informazioni sono frequenti gli abusi psicologici.

 

Per un minore è chiaro che gli effetti della detenzione sono devastanti, sono inoltre una delle tante violazioni dei diritti del bambino fatte dal governo israeliano, in aggiunta alle precarie condizioni di vita, sovraffollamento, malnutrizione e delle chiusure che impediscono l’accesso all’istruzione e alla salute.

 

Anche l’Associazione Addameer “per il sostegno ai detenuti e per i diritti umani”, fondata nel 1992 con lo scopo di promuovere i diritti dei detenuti palestinesi sulla base delle Convenzioni ONU e delle Leggi Internazionali, oltre ad un suo rapporto annuale si sta muovendo per il recupero e la sensibilizzazione dei minori e delle condizioni dei detenuti nelle carceri israeliane.

 

Attraverso questa organizzazione si aiuteranno 50 figli di prigionieri palestinesi d’età compresa tra 6 e 17 anni, le cui famiglie non possono sostenere le spese d’inizio anno scolastico, pagando le tasse d’iscrizione e fornendo loro abiti scolastici, tute da ginnastica, zainetto e cancelleria.



articolo apparso sul quotidiano on-line "il reporter".

copyright by Lorenzo Mazzoni

postato da: LorenzoMazzoni alle ore 00:36 | link | commenti
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