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Lungo la strada che da Hanoi conduce ad Halong, l'autobus attraversa sterminate distese versi di risaie punteggiate dai colori vivaci dei vestiti delle contadine impegnate nella raccolta del cereale. Tutte portano il caratteristico cappello conico calato sulla faccia.
Mangiamo tanto e male in una bettola a metà tragitto. Mi fumo una sigaretta, seduto all'orientale sul ciglio della statale. I contadini che passano in bicicletta mi salutano sorridendo.
Il tragitto non è lungo (
Nella baia la geologia si è sbizzarrita creando un surreale paesaggio marino costituito da migliaia di pinnacoli calcarei che emergono dalle acque, color smeraldo, del Golfo del Tonchino.
Il panorama, unico al mondo, sembra frutto di un incantesimo. I pinacoli si alzano maestosi sulla bruma. Da qualche parte un uccello cinguetta isterico.
Saliamo su un'imbarcazione malandata e, accompagnati da un equipaggio che sembra uscito da un romanzo salgariano sui pirati, visitiamo grotte magnifiche, facciamo un bagno nelle acque cristalline, mangiamo polpo lesso in un villaggio galleggiante, attorniati da sciami di piccoli pescatori.
I bambini non giocano per strada, ma in acqua. Le case, la scuola, il mercato della frutta: tutto galleggia.
La baia di Halong comprende circa 3000 isolette calcaree con numerose grotte. In lingua vietnamita il termine "HaLong" significa "dove il drago scende in mare".
Anche questi luoghi sono stati colpiti dalla guerra americana ma sembra che oggi, almeno qui, questo terribile ricordo sia stato cancellato.
Oggi Halong ha bisogno di turisti. Le isolette iniziano a ospitare brutti alberghi e discoteche.
La foschia nasconde gli orrori architettonici dei tour operator ma non può mascherare il chiasso che le orde di de-responsabilizzati giovani occidentali fanno sulle spiagge rocciose.
articolo apparso sul quotidiano on-line "il reporter". copyright by Lorenzo Mazzoni
Guardando l'orizzonte, in attesa.
Gli occhi che si perdono sulla distesa dell'acqua, dove tutto lievita, rimane in superficie.
Il mare, che in verità è un lago, è situato tra il territorio della Cisgiordania e
Il mar Morto si trova nella depressione più bassa della Terra:
L'acqua è troppo salata e per questo non ci sono pesci, né alghe. Da qui il nome mar Morto.
È un lago terminale che per migliaia di anni ha raccolto le acque del fiume Giordano, del fiume Arnon e di altri corsi d'acqua di minore importanza.
Grazie all'elevata salinità, che raggiunge la saturazione nella parte sud, meno profonda e quindi più esposta all'evaporazione solare, le acque del Mar Morto vengono usate per la produzione di cloruro di potassio sia da società israeliane che giordane.
Sodoma, l'antica città nominata nella Bibbia, pare fosse situata nei pressi del Mar Morto.
Nell'Antico Testamento si narra della distruzione di questa città e di Gomorra per opera divina, a causa dell'empietà dei suoi abitanti.
La nuova Sodoma è una zona industriale sulla riva occidentale del Mar Morto. Nelle vicinanze, esiste un'altura chiamata Monte di Sodoma, che secondo alcuni archeologi corrisponderebbe al sito dell'antica città. Miti, realtà, superstizioni.
L'acqua del Mar Morto è talmente salata da permettere a chiunque di galleggiare senza problemi. Anche i problemi galleggiano, specchio di uno sfacelo politico e umano, il mare salato (come amano definirlo gli arabi) proietta i disagi infiniti che le popolazioni di questa terra devono vivere.
Passa una jeep militare, l'acqua è ancora limpida e immobile. Sotto la banchina più uomini stanchi si perdono nella distesa riflessa dal sole.
articolo apparso sul quotidiano on-line "il reporter".
copyright by Lorenzo Mazzoni
In 40 anni di lavoro, COOPI - Cooperazione Internazionale (www.coopi.org), ha realizzato 700 progetti in 50 paesi, coinvolgendo 50 mila operatori locali e assicurando un beneficio diretto a 60 milioni di persone.
Organizzazione non governativa laica e indipendente, oggi COOPI è presente in 25 paesi con più di 100 progetti di sviluppo e di emergenza.
In Palestina, per esempio, COOPI porta avanti un progetto di reinserimento di disoccupati nella realizzazione di lavori di edilizia pubblica.
Ho avuto la possibilità di fare qualche domanda a Piero Morandini, Coordinatore Tecnico del progetto, che vive a Gaza da due anni, testimone oculare di quanto sta accadendo in Palestina.
Come viene svolto il vostro progetto quotidianamente? Quali sono i problemi che incontrate?
Il progetto continua. A dispetto della chiusura totale dei confini. A dispetto dell’impossibilita’ di comprare materiali per edilizia.
Abbiamo adattato il progetto alla situazione reale modificando le attività a cui partecipano i beneficiari/disoccupati.
Abbiamo acquistato materiali disponibili sul mercato locale (profili in ferro per costruire panchine, vernice per dipingere muri e strisce pedonali, reti metalliche per recintare aree pubbliche) e proposto attività che non necessitano l’impiego di alcun materiale (campagne di sensibilizzazione casa per casa, censimenti, corsi di formazione, supporto a municipalità e ong locali).
Com’è vista da Gaza l’occupazione israeliana? Qual è la reale situazione, a dispetto di quello che dicono i media? Qual è l’aria che si respira quotidianamente?
Gaza 15.01.08, sono le 9 di mattina, devo andare a Ramallah. Nel tragitto tra l’ufficio e il check point di Erez, il canale radio UN sembra impazzito.
Ci sono aggiornamenti in tempo reale dal check point di Karni. Truppe di terra israeliane sembrano essere entrate nella striscia dal valico che si trova ad est di Gaza City.
L’ordine e’ di abbandonare l’area. Alla fine della giornata saranno 19 (4 civili) le vittime dell’ennesima incursione.
Nell’ultimo periodo le operazioni militari si sono susseguite su base giornaliera. Il bilancio delle vittime e’ degno di una guerra.
Dopo la visita del presidente degli USA, i media parlano solo di soluzioni a portata di mano, di progressi, di pace.
La verità è che
Gaza è isolata, sotto embargo internazionale, al buio.
L’elettricità è disponibile otto ore al giorno. La notte è spettrale.
Mi chiedo cosa facciano le famiglie nelle loro case al buio. Mi piace pensare che, al lume di candela, un vecchio racconti una storia. Ma quale storia? Una storia senza lieto fine, senza speranza, senza luce.
Negli ultimi sei mesi, da quando Hamas ha preso il potere militarmente nella striscia, Gaza sta vivendo una crisi economica senza precedenti che si aggrava giorno dopo giorno.
Le attività chiudono i battenti, il tasso di disoccupazione cresce, i beni di prima necessità scarseggiano. Cosa porterà l’anno nuovo?
La popolazione di Gaza svilupperà ulteriormente il suo fatalismo. La vita va avanti, senza aspettative, pronti al peggio.
