Lorenzo Mazzoni

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Blogger: LorenzoMazzoni
Nome: Lorenzo Mazzoni
Nato a Ferrara nel 1974. Ho pubblicato i romanzi "Un tango per Victor" (La Carmelina Edizioni, 2008), "Le acrobazie mentali di Ivan Mostarda" (Robin Edizioni, 2008), "Nero ferrarese" (disegni di Andrea Amaducci - La Carmelina Edizioni, 2007), "Ost, il banchetto degli scarafaggi" (Edizioni Melquìades, 2007), "Il requiem di Valle Secca" (Tracce, 2006), e gli e-book "Il sole sorge sul Vietnam", "Mekong Blues" (fotografie di Tommy Graziani), "Le bestie" e "Privilegi" (Edizioni Kult Virtual Press, 2005-07). Viaggio, ascolto, giro in bicicletta.

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mercoledì, 31 ottobre 2007

DEUTSCHE DEMOKRATISCHE REPUBLIK

postato da: LorenzoMazzoni alle ore 11:30 | link | commenti (12)
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martedì, 30 ottobre 2007

Il Pulitore in pillole

images Ieri me ne stavo tranquillamente seduto in Piazza Duomo quando mi sono ricordato di aver lasciato mio nonno dal suo amico Alfio. Mi incamminai verso il lungo mare, passai di fianco allo scoglio a forma di pera, guardai le barche e mi godetti la passeggiata. Ieri era il mio giorno libero, il resto della settimana lavoro a tempo determinato in una casa di cura piena di novantenni arteriosclerotici. Rimango seduto in un angolo fino a quando l'infermiera non urla: 'Ragazzo! Vai a vedere cos'ha il signor Gianni!', e io vado a vedere cos'è successo al signor Gianni, novantasette anni e lo stomaco spappolato da un pantagruelico pranzo organizzato per festeggiare le Nozze d'Oro. Dal primo antipasto a base di carote all'ultimo dolcetto di pinoli, il signor Gianni non si era mai fermato. Bum, lo stomaco sfondato e il sedere incontrollabile. Pulisco l'enorme deretano e mi avvio al mio angolino con l'angosciosa certezza che prima o poi l'infermiera mi richiamerà per andare dal signor tal dei tali a pulirgli il sedere. Che cosa fai nella vita? Io faccio il pulitore di culi a tempo determinato. Forte, una garanzia per far colpo sulle ragazze. Entrai nel giardino di Alfio. Lui e il nonno si stavano fumando la pipa. Sotto una palma se ne stava un ornitorinco che mangiava gamberetti messi in una zuppiera. -Si chiama Buster, come Keaton, hai presente l'attore del cinema muto?- disse Alfio dando una boccata alla pipa -L'ho chiamato così perché me lo ricorda.- Secondo me Buster assomigliava più ad Oliver Hardy: era un ornitorinco piuttosto grasso. -E' il nostro regalo di compleanno.- disse il nonno. -Ma oggi non è il mio compleanno!- -Fa lo stesso, su, accarezzalo!- incalzò Alfio. Accarezzai Buster sul morbido dorso e lui emise un suono strano. Sono un pulitore di culi e il mio animale domestico è un ornitorinco sovrappeso. Forte!
postato da: LorenzoMazzoni alle ore 01:32 | link | commenti (18)
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sabato, 27 ottobre 2007

Benvenuti a Babilonia

Il 13 e il 14 ottobre sono stato ospite con l'amico e fotografo Roberto Meschini della decima edizione di Immagimondo, Festival di Viaggi, Luoghi e Culture.
Quello che segue è il breve reportage dell'iniziativa.
http://www.ilreporter.com/


A spasso per il festival © 2007 by Roberto Meschini

Entrando sembra di essere stati trasportati nella fiera campionaria di Dresda del 1973. Le colonne di cemento vivo, il pavimento grigio, i piccoli stand divisi l’un l’altro da piccoli separè di plastica.

 

La struttura di LarioFiere a Erba (Co) si presenta spartana e con uno spiccato accento da “socialismo reale”, ma la manifestazione ospitata al suo interno è fatta di mille colori, luoghi lontani pieni di sole, di voci straniere e di odori speziati.

 

Dal 13 al 14 ottobre qui si è svolta la decima edizione di Immagimondo, Festival di Viaggi, Luoghi e Culture. Un festival dedicato al concetto di “viaggiare in tutti i sensi”, al viaggio come scoperta o come desiderio di condivisione rispettosa.

 

Il viaggio come possibilità di trovare amici in paesi lontani, conoscerne i desideri e, per quanto possibile, aiutare a realizzarli.

 

Tra le tante iniziative, conferenze, proiezioni, che hanno portato a Erba, fra gli altri, il grande Ettore Mo e Luigi Balzelli, suo storico fotografo da oltre dieci anni, hanno assunto un ruolo di primo piano le “Tavole dei viaggiatori”, tanti minuscoli stand dove viaggiatori “esperti” hanno potuto parlare e scambiarsi pareri con i visitatori accorsi in gran numero per il festival.

 

Da Elisa Cosio, che ha fatto un viaggio lungo la ferrovia transmongolica, a Christian Lorenzati, che ha girato l’Italia a piedi, da Ventimiglia a Trieste, seguendo la costa. Dai viaggi di Maurizio Paoli nei parchi della Tanzania, a Michele Sanna, ciclista solitario sulle strade del Laos.

 

Dalle avventure africane di Roberto Vandoni e Bruno Pelligra a bordo della “francesina, la Citroën 2CV, a Mauro Vanoli, andato in Thailandia con una bici e una canoa al traino, e viceversa. Da Angelo Franchi, instancabile viaggiatore sui sentieri dell'Uganda, a Marino Curnis, a piedi attraverso l'Europa e l'Asia.

Fra i tanti ospiti dei “tavoli dei viaggiatori” anche stimati scrittori di guide turistiche: Valentina Cassinelli e Claudio Meirone, autori di diversi volumi sull’Africa per i tipi di Polaris, Anna Maspero, anche lei della scuderia Polaris con la guida sulla Bolivia e autrice del bellissimo A come Avventura (FBE Edizioni).

 

Molto bella anche la mostra LibriInViaggio, una biblioteca di libri che raccontano viaggi, luoghi, esperienze, avventure, passioni. Sono stati esposti più di quattrocento volumi tra diari, appunti di viaggio, racconti, reportage, testimonianze, con l’obiettivo di diffondere, attraverso la lettura, una coscienza critica sui diversi modi di viaggiare, promuovere la sensibilità verso culture e popoli diversi, fornire informazioni e spunti di riflessione, di conoscenza e di incontro.

 

Questa bella manifestazione si deve alla volontà dell’associazione Les Cultures Onlus, fondata a Lecco nel 1993, e che opera nell’attuazione di progetti di accoglienza e integrazione dei migranti e cooperazione internazionale allo sviluppo.

 

Interviene in ambiti sociali e aree geografiche diversi coniugando la difesa dei diritti degli individui con attività dirette a diffondere la conoscenza delle diverse culture attraverso l’apertura a stimoli e contributi provenienti da altri popoli.

 

E questo è stato Immagimondo. Tante persone, visitatori curiosi, viaggiatori che hanno potuto parlare, mostrare foto, esibire motociclette o “due cavalli” impolverate e reduci da un giretto fra le sabbie del Sahara o fra le montagne del Tibet.

Stand con cibi messicani, un’area fumatori in un giardino esterno in mezzo ad una minuscola foresta di bambù alto quattro metri. Un festival magico e surreale, con una cornice da Cortina di Ferro, anch'essa assurda fra i verdi colli di Erba.

postato da: LorenzoMazzoni alle ore 16:39 | link | commenti (2)
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martedì, 23 ottobre 2007

Hurghada, orgoglio e dignità

apparso sul quotidiano online Il Reporter.com (che ha da pochi giorni cambiato format ed è ancora più ricco di notizie)

 

Il pulmino viene a prendermi davanti all’Hotel.


L’autista mi saluta senza voltarsi, siamo solo noi due, la radio è a volume sussurrato, il furgone parte. Venti metri di rettilineo fra le palme da dattero, alla casupola un assonnato ragazzino alza la sbarra e ci troviamo in una strada ricoperta dalla polvere che passa in mezzo a rocce e deserto, un deserto bianco e sporco, dove le lattine di bibite e i sacchetti neri di plastica formano ammassi disgustosi qua e là. Apro il finestrino e l’aria secca mi entra in gola. Andiamo forte, fortissimo. La vista del mare è impedita da colline sassose, aride.

L’autista alza il volume della radio. Una canzone araba con basi campionate in una dozzinale imitazione di brutta musica europea. Chiedo di abbassare, lui ride. Cerco di accendere una sigaretta, attraverso lo specchietto vedo i suoi occhi che disapprovano. Rimetto la sigaretta nel pacchetto e guardai fuori.

Siamo su un rettilineo, le montagne si sono allontanate all’orizzonte, in primo piano baracche di lamiera, un uomo scuro che cammina sul ciglio della strada, un furgone verde scassato occupato da almeno sette persone adulte e tre bambini. Si vede il mare blu, lucente, perfetto. Si vedono i primi alberghi fatiscenti che deturpano il paesaggio. L’Aladin Hotel, rosa confetto, fra altre due costruzioni abbandonate, lasciate a metà, lasciate ai poveri che ci dormono. Il Makady Hotel, azzurro e giallo, costruito come un ranch texano, due giapponesi ne stanno uscendo in sella ad una grossa moto.

Guardo davanti, il posto di blocco. Confine fra il distretto di Safaga e quello di Hurghada. Su una torretta un esile soldato imbraccia, con pugno tremante, il suo mitragliatore. Di fianco alla torretta c’è una casa ad un solo piano, di muratura povera; la porta è spalancata e dentro un grassone in jeans è seduto ad una scrivania a guardare la televisione.

I due militari che controllano il nostro furgoncino mi osservano ridacchiando, avranno vent’anni, portano baffetti radi e stupidi elmetti in testa.

Ripartiamo con una sgommata.

Ancora deserto sporco di pubblicità non degradabili, cartelloni stradali in inglese e arabo con nomi di hotel, ristoranti, locali per turisti.

Il mare sfregiato dalle costruzioni dei verdi, gialli, rossi villaggi turistici, una curva, una barca da pesca lasciata in un vicolo sterrato a bloccare il traffico, un dedalo di viuzze sporche, motorini, bambini che chiedono la carità, e ancora uno stradone impolverato percorso da decine di pulmini scarburati, case lasciate lì a marcire, costruite fino al primo piano e poi abbandonate, odore di mafia, scritte politiche, cartelli politici, in fondo alla strada la moschea.

Scendo.

C’è una lunga fila di negozi di souvenir, tappeti, magliette, maschere da sub, narghilè Entro nella città vecchia, nel quartiere di Sakkala. Un anziano rinsecchito, su un carretto trainato da un mulo, urla qualcosa alla strada. Compro dolcetti in un market dove la merce è esposta per terra, su panni di tessuto marrone. Dalla macelleria escono sciami di mosche. Passano turisti abbronzati, gatti scheletrici, qualche militare vestito di bianco.

Nell’antro di una casa sventrata, terra di nessuno, dormono due anziani. Sono circondati da sacchetti di plastica e da bucce di frutta secca. I raggi del sole che filtrano fra i muri sbrecciati illuminano i panni laceri dei dormienti.

Odore di smog e di carne marinata. Odore di salsedine, di pesce fresco e di carcasse in putrefazione.

Dei bambini vestiti di stracci colorati vengono scacciati da un venditore di paccottiglia. Il grasso e sudicio venditore ne acchiappa uno, avrà sì e no otto anni e una faccia furba, il venditore lo riempie di calci. Nessuno interviene. Io mi volto dall’altra parte e mi incammino verso il moderno centro commerciale di Dahar. Per terra c’è la carcassa di un grande topo, schiacciato dal traffico e dai piedi dei pedoni.

Qualcuno mi ferma per vendermi non so cosa. Due, tre persone. Mi parlano in dialetto locale, vogliono mercanteggiare. Ho in mano una confezione di bastoncini di incenso profumato e altri cinque pounds in meno.

Cammino e cammino, ogni tanto incrocio qualche turista che alloggia nel mio hotel. Mi salutano cordialmente, io voglio evitarli, non ho voglia di parole, di banali chiacchiere, mi basta l’estraniamento visivo e olfattivo che mi sa dare questa sudicia, brutta città. La città di Hurghada, un inferno di sporcizia e puzza escrementizia a due metri dal mare più bello del mondo.

Per una strada a fondo chiuso, dopo essermi perso altre sei o sette volte nella piccola parte vecchia del quartiere di Sakkala senza aver trovato il centro commerciale ma con in tasca incenso profumato, incontro una banda di ragazzetti poveri. Distribuisco l’incenso alle mani tese. Sembro il Sai Baba. Ma loro vogliono monete, cibo. Devo indietreggiare. Un claxon suona, mi batte forte il cuore, corro via, inseguito dai bambini che reclamano doni più consistenti.

L’autista al posto di guida sta ancora suonando il claxon. Quando lo raggiungo mi informa con voce stizzita che siamo in ritardo e che all’hotel un sacco di gente lo aspetta coi dollari in mano per farsi portare a destra e a manca.

Salgo dietro.

I bambini, con i loro rametti d’incenso stretto fra i pugni, corrono urlando dietro al furgone e poi il polverone sollevato dalle gomme li cancella dalla mia vista.

Davanti deserto, deserto sporco.

http://www.ilreporter.com/

postato da: LorenzoMazzoni alle ore 12:25 | link | commenti (6)
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mercoledì, 17 ottobre 2007

Gli spioni sbarcano a Ferrara

Libreria Feltrinelli
- via Garibaldi 30/A, Ferrara -

17 novembre ore 17.30

presentazione del libro

Ost. Il banchetto degli scarafaggi
di Lorenzo Mazzoni
(Edizioni Melquìades, 2007)

Modererà la collaboratrice giornalistica
Stefania Andreotti

Letture di
Andrea Amaducci

Io ovviamente sarò presente...

 

postato da: LorenzoMazzoni alle ore 09:15 | link | commenti (7)
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martedì, 16 ottobre 2007

Bob Denard e les affreux

Tornato ieri dopo tre giorni a Milano (ringrazio Roberto Coaloa, l'Arci Métissage, Edizioni Melquìades, Amadozz, Roberto Meschini, Immagimondo, la gente che si è fermata a parlare al festival, Ciccio, Ale, mia nonna, Eleonora, Lenin e tutti quelli che sono venuti alla presentazione di Ost e al Festival ad Erba), ho trovato una mail di un amico che mi informava che Bob Denard è morto stecchito. Proprio in questi giorni sto leggendo il bellissimo libro di Aidan Hartley, Il forziere di Zanzibar, dove, fra le altre cose, viene raccontato il colpo di stato di Denard e dei suoi affreux a Comore, Oceano Indiano, Africa. Quello che segue è un articolo di  Dario Oliviero del 14 ottobre 2007 apparso su La Repubblica .


Morto l'ultimo soldato di ventura, di Dario Oliviero

Nella sua autobiografia si è definito "il corsaro della Repubblica". Ennesimo modo per non chiamarsi con il suo vero nome, fardello da sempre impegnativo per chi faceva un mestiere come il suo. Tutti lo conoscevano come Bob Denard. Mercenario, soldato di ventura, ideatore di svariati colpi di Stato in Africa, anzi nella Françafrique, la parte di mondo che Parigi governava attraverso gente come lui. Mai ufficialmente in azione, mai ufficialmente in nome della Francia, mai ufficialmente investiti di gradi e missioni. Spesso aiutati, spesso scaricati. Oggi Bob Denard è ufficialmente morto. Con lui sono morti tutti i nomi con cui era conosciuto in diverse parti del mondo dalla Rhodesia all'Angola al Bénin allo Yemen: Bourgeaud, Maurin, Mahdjou, Thomas, Bako. Morto anche il nome di battaglia: chien de guerre, cane da guerra. E morto il suo nome da musulmano convertito: Said Mustafa Mahdjoub.

"Confermo che è morto", si è limitata a dire la sorella Georgette senza specificare né il luogo né il giorno del decesso. Denard aveva 79 anni e da tempo soffriva di Alzheimer, era stato di recente processato e condannato a quattro anni di reclusione di cui tre con la condizionale per "associazione a delinquere con l'obiettivo della preparazione di un crimine".

Un crimine tra i tanti, uno dei lavori sporchi finito male, la sua ultima impresa: il sequestro di Said Mohamend Djohar, presidente dell'ex repubblica federale islamica delle Comore, il piccolo arcipelago nell'Oceano Indiano fra le coste del Mozambico e il Madagascar. Era l'ottobre del 1995: Denard con meno di trenta uomini tentava l'ultimo golpe. Su commissione dei servizi francesi, diceva lui. Da solo e con un'organizzazione criminale, dissero i giudici pur ammettendo che "era evidente che i servizi segreti erano a conoscenza del progetto di colpo di stato e dei preparativi in corso". Ma lo scopo sarebbe stato creare "alle isole Comore una zona franca e un sistema bancario offshore". Una vicenda da American Tabloid con l'Africa anziché Cuba sullo sfondo.

Scaricato, usato oppure cane da guerra ormai cane sciolto. Non esiste un'unica versione per chi viveva come Denard, non c'è certezza della verità. Ex sottufficiale dell'esercito, aveva preso parte ad altri golpe nelle isole Comore, Yemen del Nord, Angola, Cabinda, Rhodesia, Benin. Ma le Comore gli segnarono il destino.

Nel 1989 era comandante della guardia presidenziale del presidente Ahmed Abdallah, predecessore di Mohamed Djohar. Il presidente Abdallah era stato ucciso nel novembre dello stesso anno, nel palazzo presidenziale, in presenza di Bob Denard. Al processo per omicidio, l'ex mercenario era stato assolto con il beneficio del dubbio. Per questo, ha sempre sostenuto, era tornato laggiù: per pagare il suo debito d'onore, oltre che per ordine segreto della Francia.

Anche in Italia Denard è conosciuto. Nel 2001, Guido Papalia, procuratore della Repubblica di Verona, lo accusò di reclutare mercenari negli ambienti dell'estrema destra in una dei suoi progetti che avevano a che fare ancora con le Comore.

Ma tutta la vita fu un rincorrersi di azioni, omicidi, gloria, vendetta, cadute e condanne. Come quella del 1993 per il golpe in Benin. E a ritroso lo troviamo appoggiare, con alterne fortune, ribelli o monarchici in Nigeria, Angola, Zaire, fino a tornare agli anni Sessanta quando nella sua prima vera azione in grande appoggiò i ribelli del Katanga, nell'allora Congo belga.

E ancora indietro fino alla gavetta nell'esercito regolare in Indocina e prima ancora l'infanzia da figlio di un ufficiale anticomunista. Fino alla nascita, al suo nome di battesimo, così poco usato da finire dimenticato. Un altro dei nomi morti con lui, Gilbert Bourgeaud.

(http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/persone/bobdenard/bobdenard/bobdenard.html)
postato da: LorenzoMazzoni alle ore 14:03 | link | commenti (2)
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venerdì, 12 ottobre 2007

Una gita in Lombardia: Milano come Berlino Est?

Ricapitolando, questa sera, venerdì 12 ottobre, ore 21.00:

Circolo Arci Métissage - Milano

presentazione del libro:

Ost. Il banchetto degli scarafaggi, di Lorenzo Mazzoni
(Edizioni Melquìades, 2007)

Il libro sarà presentato dall'autore e da Roberto Coaloa, giornalista del Sole 24 Ore. Durante la serata l'attore-pittore Andrea Amaducci leggerà dei brani del libro, mentre verranno proiettati video e immagini del fotografo Roberto Meschini.

Al termine della presentazione musica diffusa dall'Est Europa, per rimanere all'interno delle atmosfere del libro, mentre durante la serata Edizioni Mélquìades esporrà le proprie collane.

I singoli libri potranno essere acquistati a prezzo scontato dai soci Arci.


Circolo Arci Métissage

Via Borsieri 2, entrata da Via de Castilla
Quartiere Isola
Milano

Un eccentrico gruppo di ex spie dell’Est si riunisce nei fumosi locali della Petite Budapest, un piccolo ristorante nel cuore del quartiere di Montmartre gestito dal Baffo, un ungherese con la passione della scrittura. Qualcosa però accade, qualcosa che rompe un equilibrio che forse si era raggiunto. Il passato ritorna, brandelli intimi di vita trascorsa reclamano attenzione e impegno. Le spie devono tornare in azione. “Il signor Carl Hobsgel? - Chiese una voce nasale, in tedesco. Era una voce che Gutenberg non conosceva. Dopo tanti anni erano venuti a prenderlo? A chiedergli la restituzione dei suoi segreti?”

Ost. Il Banchetto degli Scarafaggi, di Lorenzo Mazzoni (Edizioni Melquìades)

 

postato da: LorenzoMazzoni alle ore 10:11 | link | commenti (7)
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giovedì, 11 ottobre 2007

Internazionale a Ferrara

articolo apparso su il Reporter.com (http://www.ilreporter.com/)

Si è svolto a Ferrara, dal 5 al 7 ottobre, il primo Festival della rivista Internazionale. Il settimanale, diretto da Giovanni De Mauro, in edicola dal 1993, si è sviluppato e migliorato negli anni, divenendo, probabilmente, il miglior giornale cartaceo in lingua italiana che affronta la realtà geopolitica attuale, usando, come metodo delle sue analisi, gli articoli della stampa internazionale, selezionati fra almeno 300 testate dei diversi continenti.

Muovendomi in bicicletta cerco di seguire le diverse iniziative organizzate nel centro della città, osservo la moltitudine dei visitatori, le facce sorridenti di questo strano popolo che già dal venerdì mattina ha invaso garbatamente Ferrara.

Al Cinema Apollo banchetti di libri (soprattutto quelli della collana Fusi Orari – i libri di Internazionale), tavolini dove qualche giornalista accreditato sta scrivendo al computer, turisti, giovani. Moltissimi giovani. E’ questo l’aspetto più positivo dell’intera manifestazione: il popolo di Internazionale è un popolo giovane, è un popolo di ragazzi che ha voglia di capire, di ascoltare, di fare domande. Nelle sale superiori del cinema proiettano una serie di documentari. I filmati seguono il corso dell’evento, dal pomeriggio alla sera. Interessante North Korea: a day in the life, di Pietre Fleury, originale e inedita testimonianza di una giornata qualunque di una famiglia operaia di Pyongyang.

In piazza Municipale delle ragazze infilano le bandierine della manifestazione nei cestini delle biciclette e i ciclisti si ritrovano a pubblicizzare gratuitamente l’iniziativa per la città. Le librerie del centro sono piene, il popolo di Internazionale si mischia con i passanti usciti di casa per il fine settimana. C’è il sole, fa fresco. Intanto, davanti al cinema Apollo, il serpentone umano che aspetta pazientemente di entrare, si allunga sempre di più, si incunea sotto i portici di San Romano, occupa l’accesso in via del Carbone.

Gli organizzatori informano tardivamente che la fila è solo per quelli che vogliono le cuffie con la traduzione simultanea. All’interno del cinema la gente non esce, una parte del serpentone viene bloccata. Le conferenze ripartono. I megafoni per chi è rimasto all’esterno vengono accesi solo dalla serata del sabato. L’organizzazione locale è evidentemente nel panico.

E dentro la sala i vari collaboratori di Internazionale si susseguono sul palco. C’è Amira Hass, presentata dalla storica israeliana Raya Cohen, che racconta  come l’occupazione israeliana della Palestina si veda dalle piccole cose di tutti i giorni e non solo dalle grandi azioni eclatanti.

Ci sono Arundhaty Roy, Elif Shafak, Efraim Medina Reyes, Goffredo Fofi e Laila Lalami, impegnati in una tavola rotonda sul rapporto fra narrativa e giornalismo. C’è Sergio Romano a colloquio con Ahamed Rashid e con Zuhair al Jezairy che raccontano l’occupazione americana dell’Iraq e la prova generale in Afghanistan. Ci sono Daria Bignardi e lo scrittore Roberto Saviano. E c’è tutto lo staff di Internazionale, dai bravissimi traduttori alla redazione. Li vedi tranquilli, in disparte, lontani dal caos e dalla disorganizzazione locale.

I dibatti, gli incontri e le conferenze sono interessanti, il pubblico partecipa facendo domande. I tanti ragazzi presenti scrivono su blocchi di carta. Si suda. Si ascolta. Si ha la sensazione di far parte di qualcosa di molto intelligente.

Spostandosi per la città passo davanti alla mostra in piazza Municipale del bravo fotografo Francesco Zizola, scatti di un Iraq saccheggiato dalla follia imperante. Al circolo Arci Zuni sono esposte le vignette dei graphic journalism di Internazionale. Gli avventori sorseggiano l’aperitivo e si leggono le strisce. Per le strade c’è molta calca. Il serpentone umano si ingrossa. C’è l’anteprima di Persepolis, il film dell’iraniana Marjane Satrapi.

A metà serata la stessa autrice è costretta ad uscire dal cinema e ad assicurare al pubblico che ci sarà una seconda visione per tutti quelli rimasti bloccati fuori dalla sala.

Internazionale merita questa piazza, merita questo pubblico numeroso, ma non merita la disorganizzazione locale. L’idea del sabato di spostare tutte le iniziative al cinema Apollo è stata a dir poco bizzarra. Concedere spazi così piccoli per una manifestazione del genere è insensato. Quello che se ne può dedurre è che il provincialismo della gestione ferrarese, forse poco esperta di momenti di aggregazione di questo tipo, si aspettava meno spettatori.

Lo stesso direttore di Internazionale, De Mauro, durante la prima giornata, ha ammesso che non prevedevano così tanta gente. Resta comunque sconcertante il fatto che l’organizzazione locale e le strutture istituzionali che hanno appoggiato l’evento, non abbiano pensato a strutture alternative in caso di un affluenza maggiore alle aspettative.

L’ennesima svalutazione di Ferrara da parte di chi detiene il potere. Se si eccettuano le librerie convenzionate con la manifestazione e due enoteche, nessun esercente, nessun commerciante ha sfruttato l’iniziativa. Sarebbe stata una contaminazione positiva e gradita. La città, i suoi abitanti, avrebbero dimostrato che qui, fra queste mura antiche e meravigliose, si tifa per l’intelligenza.

Guardo gli ultimi visitatori prendere la strada per la stazione. Salgo in bicicletta e me ne torno a casa. C’è vento, la bandierina di Internazionale infilata nel cestino sventola lievemente.

postato da: LorenzoMazzoni alle ore 10:11 | link | commenti (6)
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mercoledì, 10 ottobre 2007

Vai in fretta

articolo apparso sulla rivista online il Reporter.com (http://www.ilreporter.com/)



Il primo nome della città è stato Marroukech ("vai di fretta") e la sua storia è iniziata alla fine del secolo X, intorno al piccolo nucleo della medina, Il fondatore di quella che nei secoli diventerà la più importante città del sud, è stato Yūsuf ibn Tāshfīn, il conquistatore almoravide del Marocco e della Spagna cristiana.

Marrakech, durante la dinastia almohade, è stata la città più importante dell'occidente musulmano, capitale dell'impero del Magreb e Al-Andalus, la “Perla del Sud”. La città Rossa. Perché tutto a Marrakech è rosso. Le sue strade sono rosse. La sua polvere è rossa. Rossa è l'alba. Rosso il tardo pomeriggio.

Metropoli regionale popolata da berberi Chleu, sahariani negri, tribù Rehamma, popolazioni del Dra e discendenti dei Mori andalusi. In Rue El Ksour c'è un internet café: computer vecchi e impolverati appoggiati su tavoli traballanti. L'obeso proprietario vende acqua, carta igienica, cartoline ingiallite.

Dirimpetto all'esotico internet café c'è la macelleria, patria delle mosche di tutto l'Alto Atlante. La carne dissanguata strabocca dalle ceste di plastica.
La moschea Kutubiya è sovrastata dall’imponente minareto.

Piazza Jemaa el Fna. L'enorme carosello della vita. Del caos. Seduti su una terrazza, mentre le luci intorno agli ambulanti si illuminano. Salgono gli aromi, le grida, gli inviti a mangiare del pesce o a bersi un'aranciata. Dall'alto la piazza si presenta come un'infernale girone dei golosi.
Il luogo più vivo della rossa Marakech significa 'assemblea dei morti' perchè un tempo vi esponevano le teste dei condannati.

Acrobati, cantastorie, comici, perdigiorno, incantatori di serpenti, maghi, musicisti, cavadenti, ristoratori ambulanti, danzatori Gnoaua originari delle oasi del sud animano questo largo spiazzo, creano un festival permanente di tradizione orale, un gigantesco bazar di berberi, sahariani e popoli dell'Africa nera.

Marrakech, città intrisa di magia. Magici i suoi muri di terra riflessi di ruggine, di arancione, di rosa antico. Magiche le sue imponenti mura di argilla battuta, le sue duecento torri quadrate. Magica e palpabile la sua vasta medina. I souk.

Marrakech, borgata dedita agli scambi. Crocevia fra il nord e il sud. Vassoi di rame, coperte, articoli di cuoio, armi arrugginite, monili, tappeti berberi chichaoua dal fondo rosso o ouaouzguit con ricchi ornamenti di motivi geometrici multicolori. L'ambra grezza con il suo prezioso profumo, l'erba per curare il raffreddore, ali di corvo, pasta lunare, gomma arabica, scorpioni, scorza di noce per massaggiare e fortificare le gengive, sapone nero, erbe d'amore. Recipienti per le tajines in terracotta, i panieri per la separazione del cuscus, alambicchi per distillare l'acqua di rose e i fiori d'arancio, ceste appuntite per conservare il pane, spiedini d'argento. Il Ras el hanout, la testa della bottega. Potente stimolante legato al numero magico tredici. Tredici sono le spezie che lo compongono. Pepe lungo, pepe nero, pepe di Guinea, cardamomo, macis, cantartide, noce moscata, curcuma, zenzero grigio, zenzero bianco, frutto di frassino, bacche di belladonna e cumino. Nei souk di Marrakech si sussurra che l'hascisc potrebbe sostituire la curcuma.

Marrakech, città dove tutto sembra immutabile. Il tempo corre sotto le nostre parole. Camaleonti, henné, Ibn Battuta, spezie, sceriffi e venditori d'acqua. Parliamo veramente di tutto nei giorni che sembrano non finire mai e che si concludono in un soffio.
Marrakech. Siamo ancora qui. Un sorso lento di tè alla mente. Il giorno sta per morire. Si accendono i fuochi. Piazza Jemma el Fna si riempie.

 

postato da: LorenzoMazzoni alle ore 11:20 | link | commenti (5)
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martedì, 09 ottobre 2007

Festival di Viaggi, Luoghi, Culture

IMMAGIMONDO, Festival di Viaggi, Luoghi, Culture

E' iniziata la programmazione di Immagimondo 2007. Decimo festival di viaggi, luoghi e culture.

Immagimondo 2007 ospiterà gli storici Tavoli dei viaggiatori, che saranno a disposizione del pubblico per fornire informazioni e suggerimenti, raccontare curiosità ed emozioni.

Saranno affiancati da stand di associazioni di volontariato, Ong e turismo responsabile e dalla mostra LibrInViaggio, un'intera sezione dedicata a resoconti e appunti di viaggio.

Non mancheranno proiezioni, presentazioni di testi significativi e incontri sul tema del viaggio. 

Vi aspettiamo il 13 e 14 ottobre 2007 presso Lariofiere - Erba (Co).

Per informazioni dettagliate sul programma immagimondo@lescultures.it

*IL SOTTOSCRITTO SARA' OSPITE INSIEME AL FOTOGRAFO ROBERTO MESCHINI. PARLEREMO DEL VIETNAM E DEL LAOS. SIETE TUTTI OSPITI GRADITISSIMI.

Cos'è Immagimondo?

Immagimondo è una manifestazione promossa dall’associazione Les Cultures Onlus – laboratorio di cultura internazionale (www.lescultures.it).
Dalla grande esperienza di alcuni soci di Les Cultures è nato nel 1998 il proposito di realizzare un evento capace di promuovere l’idea del viaggio come esperienza complessa di conoscenza, per apprezzare la varietà e la molteplicità di
popoli, luoghi e culture.

Il viaggio come scoperta, desiderio di apertura, di condivisione rispettosa. Un’idea di viaggio “non invadente”, spinto dalla curiosità, dall’entusiasmo, dalla voglia di comprendere.
Il viaggio come occasione di trovare amici in paesi lontani, conoscerne i desideri e, per quanto possibile, aiutare a realizzarli.
Immagimondo è tutto questo: un punto di incontro tra i vari e diversi modi di viaggiare per chi si rifiuta di concepire il mondo come uno spazio ristretto.
Il viaggiatore con i suoi racconti, le sue impressioni, le sue esperienze viene messo al centro della manifestazione.
Nascono cosi i “tavoli dei viaggiatori”: viaggiatori esperti condividono con i visitatori la propria passione per il viaggio, le difficoltà che hanno incontrato e l’incanto per i luoghi che hanno attraversato e si rendono disponibili per offrire informazioni e suggerimenti.
I padiglioni della fiera si animano, inoltre, tutti gli anni con conferenze, incontri, proiezioni, tavole rotonde, presentazioni di libri legati al viaggio, mostre fotografiche, stand di associazioni che si occupano di cooperazione e turismo responsabile e altro ancora.

http://www.immagimondo.it/

postato da: LorenzoMazzoni alle ore 10:24 | link | commenti (8)
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