apparso su www.ansa.it, il 28 settembre 2007 con il titolo: "BIRMANIA: APPELLO BUSH-BROWN, NON REPRIMERE LA PROTESTA"

Stati Uniti e Gran Bretagna, dopo un collegamento in video conferenza tra il presidente Usa George W. Bush e il premier britannico Gordon Brown, hanno rinnovato la loro richiesta alla giunta birmana che cessi di reprimere le manifestazioni di protesta della popolazione. Durante il colloquio Bush e Gordon Brown "hanno discusso l'importanza della visita in Birmania dell'inviato speciale dell'Onu Ibrahim Gambari e della necessità che il mondo continui a manifestare in modo chiaro alla giunta militare" il suo giudizio su quanto sta accadendo, ha detto un portavoce della Casa Bianca. "La giunta militare deve astenersi dal far ricorso alla violenza - ha aggiunto il portavoce - e accettare una transizione pacifica verso la democrazia".
Il portavoce della Casa Bianca Scott Stanzel ha detto che "la repressione contro i dimostranti pacifici è assolutamente barbarica". Il presidente Bush ha annunciato negli ultimi giorni una serie di sanzioni contro la giunta militare. "Gli Stati Uniti danno sicuramente il loro sostegno alle persone che in Birmania stanno marciando per la democrazia e per la pace", ha detto il portavoce della Casa Bianca.
Nonostante i morti di ieri, nonostante le migliaia di militari in assetto di guerra che presidiano massicciamente Rangoon e minacciano di sparare ancora, nonostante il coprifuoco, alcune migliaia di manifestanti, diecimila secondo alcuni testimoni, sono tornati oggi in piazza nella capitale birmana, tentando di radunarsi nel centro. I soldati hanno risposto agli assembramenti con cariche e lancio di lacrimogeni e anche con spari in aria.
La situazione generale appare confusa: il sito di esuli birmani 'Mizzima News' parla - senza per ora alcuna conferma - di un possibile ''dissidio fra generali''. L'intera Rangoon e' rimasta sotto il coprifuoco per 12 ore fino alle 6 di stamattina. E stamani lo scenario che si presentava a Rangoon ai coraggiosi manifestanti era di una citta' in stato d'assedio: camionette con mitragliatrici pattugliavano le strade, le piazze e i centri nevralgici della citta' erano presidiate da migliaia di soldati in assetto di guerra, che hanno completamente isolato il grande complesso di templi di Shwedagon e hanno posato filo spinato attorno alla pagoda di Sule. Negozi sbarrati, uffici e scuole chiusi. Anche il principale collegamento a Internet del Paese oggi ha smesso di funzionare.
Quando i primi manifestanti si sono radunati, hanno comunciato a scandire slogan e insulti all'indirizzo dei militari, ai quali hanno gridato ripetutamente 'Fuck you' (Andate affanculo). Fra i manifestanti, secondo la testimonianza di un diplomatico britannico all'emittente Cnn, vi sarebbero anche alcuni monaci buddisti, che nei giorni scorsi sono stati l'avanguardia della protesta pacifica contro il regime militare che da 45 anni governo col pugno di ferro il Paese asiatico. Secondo il sito dissidente 'Mizzima News', fra alcuni reparti dell'esercito birmano ci sarebbe una non meglio precisata ''agitazione''. Aerei pieni di militari si sarebbero levati in volo dalla base aerea di Matehtilar e anche truppe dal centro del Paese si starebbero muovendo verso Rangoon. Secondo 'Mizzima', ''non e' chiaro se le truppe stiano marciando (verso Rangoon) come rinforzi o per opporsi alle truppe che a Rangoon hanno sparato sui monaci'' buddisti.
Molti non si fidano dei numeri forniti dal regime agli occhi puntati dell'opinione pubblica mondiale. Secondo l'ambasciatore australiano a Rangoon, Bob Davis, il numero di morti nella repressione delle manifestazioni di ieri e' molto piu' alto della cifra ufficiale di nove diffusa da regime dei generali. E da alcune immagini amatoriali diffuse dalla tv giapponese si vedrebbe un soldato che getta in terra il fotografo giapponese ucciso ieri e che forse gli spara a bruciapelo.
Manifestazioni di solidarieta' con i manifestanti e i monaci birmani si sono intanto tenute oggi in molti Paesi asiatici anche in Australia, dove a Canberra ci sono stati scontri.
Vi segnalo inoltre Il Reporter.com che ha dedicato uno speciale all'emergenza birmana (http://www.ilreporter.com/)

I ragazzoni senza cervello della compagnia Charlie, al comando del capitano Ernst Medina, entrarono dalla parte settentrionale del villaggio, dove ora sorge quel grandissimo, giovane albero, e dove, allora, giocavano i bambini.
Svuotarono i caricatori. Buttarono le bombe a mano nelle capanne.
Violentarono le ragazzine in branco, da veri boy-scout, poi le trucidarono con le baionette.
I più pericolosi esponenti del villaggio: vecchi e donne, vennero raccolti in gruppi e falciati con le mitragliatrici.
Lo stomaco di una donna gravida venne aperto con un machete, il feto lanciato lontano nelle sterpaglie.

Poco distante, in un villaggio vicino, il tenente Caley guardava un neonato che a gattoni stava cercando di uscire dal mucchio di corpi massacrati.
Il tenente, che amava le cose ben fatte, con un calcio spinse il lattante di nuovo nella fossa comune e gli sparò
Siamo sinceri, non è mica facile distinguere un guerrigliero viet-cong da un bambino di otto mesi...
Oggi, quell'inutile orrore scatenato da un branco di vaccari assassini, è ricordato da un dignitoso, commovente manifesto.
"Il dolore matura la nostra umanità", diceva lo Zio Ho.
Il dolore matura la nostra umanità...

Il 24 settembre almeno 30 mila persone hanno marciato per le strade di Yangon in quella che è stata, probabilmente, la più grande manifestazione contro la giunta militare che detiene il potere dal 1988. Monaci buddisti già da 7 giorni manifestavano in diverse città del Paese, e anche quest’ultima manifestazione era iniziata con poche migliaia di monaci radunati alla Pagoda Shwedagong, a cui si sono unite in poche ore migliaia di persone che hanno offerto ai monaci riso, fiori, acqua e perfino balsamo per i piedi. Alcuni monaci portavano la tazza delle offerte capovolta, in segno di rifiuto delle elemosine da parte dei militari.
La marcia è passata davanti alla casa di Aung San Suu Kyi ed è stata salutata dall’imprevisto, commosso e silenzioso saluto della leader dell’opposizione, agli arresti domiciliari dal maggio del 2003.
Il governo militare domina il Paese dal 1988, dopo aver soppresso le rivolte studentesche che provocarono migliaia di morti, Nel 1990 si tennero per la prima volta in 30 anni le elezioni libere. Il NLD (Lega Nazionale per la Democrazia), il partito di Aung San Suu Kyi porta alla Assemblea Costituente 392 membri, su un totale di 485, ma lo SLORC (Consiglio di restaurazione della legge e dell'ordine di stato), spalleggiato dall'Esercito, si rifiuta di cedere il potere, rovesciando l'assemblea popolare, ed arrestando Aung San Suu Kyi, ed altri leader dell'NLD. Successivamente si cambiò il nome Birmania in Myanmar. Da allora comincia un periodo molto difficile per Aung San Suu Kyi, che, rimessa in libertà nel 1995, viene nuovamente arrestata nel 2000, liberata nel 2002, e nuovamente arrestata nel 2003.
Le proteste pacifiche della gente sono iniziate il 19 agosto scorso, quando il governo ha deciso di raddoppiare i prezzi dei carburanti e dei trasporti.

Articolo apparso sulla rivista il reporter.com

Ogni anno Londra ospita, durante l'ultimo week-end di agosto, nel quartiere di Notting Hill, il più grande Carnevale caraibico del mondo dopo quello di Rio de Janeiro.
La manifestazione ha avuto origine all'interno della comunità di Trinidad. Gli immigrati delle Indie Occidentali sognavano una grossa festa per tutti coloro che ogni giorno dovevano affrontare il razzismo, la mancanza di lavoro e le terribili condizioni di vita che l’Inghilterra offriva. Le bande musicali scesero in strada per la prima volta nel 1965. Fu un gran successo. Oggi centinaia di chioschi di pollo grigliato e bibite invadono le vie principali, ogni strada ha il suo sound system che diffonde musica ad altissimo volume. Più di mezzo milione di persone invade la zona.
In una nube costante di marijuana diecimila agenti di Scotland Yard cercano di veicolare la folla lungo le vie del quartiere di West London. Le steelbands di percussionisti caraibici si fanno largo seguite da codazzi di ballerini. Ci sono gruppi in maschera, i leggendari Soca, i carri dove i suonatori di Calipso si esibiscono in session sfrenate. Per le strade gruppi musicali provenienti da Bangladesh, Bulgaria, Filippine, rendono l'evento assolutamente globale e a tratti, molto distante dalla sua realtà di evento tipicamente “creolized”. Gli organizzatori hanno raggiunto ormai una politica multiculturale che incoraggia tutti gli artisti a seguire le proprie tradizioni
La parte nord di Notting Hill oggi è il classico esempio di come Londra cambi in fretta. Fino a qualche anno fa pericolosa e inaccessibile, ora di tendenza e costosissima, grazie alle telecamere che spiano e ai bobbies che la pattugliano.

Quando era ancora zona pericolosa e “nera”, agli albori del Carnevale globale, qui ci vivevano quelli che hanno contribuito a dare dignità e prestigio alla comunità delle Indie Occidentali. Fra loro Sam Selvon, una delle figure più rappresentative della letteratura caraibica in lingua inglese e che ha contribuito a darle una propria collocazione nel panorama letterario mondiale.
La letteratura caraibica raggiunge un certo spessore qualitativo e quantitativo soltanto negli anni ’30 del XX secolo ed ha il suo mezzo principale di diffusione nelle riviste nate per sopperire alla mancanza di editori. Periodici come Bim, edita a Barbados o The Beacon, edita a Trinidad, rappresentano i modelli a cui si ispirano i romanzieri e i poeti che si affermano nel secondo dopoguerra. Al contrario degli scritti stampati su questi giornali, che si limitano ad illustrare le caratteristiche della società coloniale, gli scrittori che si affermano dopo il 1950 portano l’attenzione su nuovi concetti chiave, quali l’identità personale, le implicazioni del nazionalismo, la liberazione dal dominio coloniale, l’analisi sociale, in rapporto alla questione razziale e alla povertà, lo sradicamento, il processo di creolizzazione, l’emigrazione, la ricerca dell’identità, il recupero delle radici africane.

Sam Selvon si considera un “Creolized West Indian”, un caraibico creolizzato, figlio di una cultura ibrida, generata da un amalgama originalissimo di elementi dalla provenienza disparata. Nato e cresciuto a Trinidad, dove tutt'oggi si incrociano e convivono africani, indiani, cinesi, libanesi, siriani ed europei, Selvon si fa le ossa come giornalista di cronaca locale.
Il 1950 rappresenta la svolta decisiva della sua vita e nella sua produzione artistica: l’arrivo in Inghilterra a 27 anni su una nave mercantile insieme ad altre decine di immigrati. Londra non risponde affatto alle aspettative del giovane Selvon. E' una città dura, spietata, piena di pregiudizi e ingrata nei confronti dei “figli delle colonie”. Nel 1953 scrive The Lonely Londoners, suo terzo romanzo e uno dei primi libri caraibici scritti interamente in creolo o in dialetto caraibico o, per usare un'espressione di Edward Kamau, in “nation language”.
Il romanzo si sofferma sui sogni e le speranze degli emigranti per poi mostrarne la grande disillusione e il profondo malessere psichico nel duro scontro con la realtà londinese. Il tema dell’esilio diventa centrale. Figura cardine è Moses, il narratore, il “calypsonian”, intorno a cui ruotano le altre voci del coro: voci stonate e piene di dignità di miseri cittadini delle colonie che provano a guadagnarsi l’accettazione e il rispetto, ma sono guardati con sospetto e con diffidenza dagli inglesi.
Selvon utilizza la comicità per raccontare le vicende di questo gruppo di emigranti. Non è mai amaro, nemmeno nei momenti in cui la satira sociale si fa più mordace. L’elemento comico diventa una difesa contro le ingiustizie, le sopraffazioni e le crudeltà a cui i protagonisti del libro sono continuamente sottoposti.
Selvon scrive con un orgoglio genuino della sua gente, di questi “londinesi solitari” che, malgrado gli svantaggi sociali e i sogni svaniti, riescono a sentirsi liberi e spensierati, tanto da andare a caccia di piccioni ad Hyde Park, per poi farsi un banchetto luculliano in una soffitta sgangherata dalle parti di Westbourne Grove, in anni in cui il Carnevale era ancora un'idea, una speranza, una rivalsa di povera gente colorata e piena di dignità. Guardando le strade deserte, le bancarelle che chiudono i battenti, i ragazzi in giacca costosa che entrano nell'ultimo club da inaugurare, penso che non sia più così.
I piccioni possono stare tranquilli: i bobbies pattugliano le strade.
articolo apparso sulla rivista il reporter.com (www.ilreporter,com)

Alla fine di agosto si è svolta a Ferrara la ventesima edizione del Ferrara Buskers Festival, la rassegna non competitiva dei musicisti di strada. In termini di dimensioni si tratta del più importante festival di questo genere a livello mondiale.
Ottocentomila spettatori hanno invaso la città estense, ci sono state una media di cento esibizioni gratuite giornaliere, venti ospiti ufficiali, duecentoquaranta tra formazioni allargate e singoli gruppi, accreditati di trentatrè differenti nazioni. E musica di ogni genere: dal folk al pop, dalla tribale alla celtica, dal flamenco al jazz, fino al cabaret di strada, alle acrobazie circensi, alle esibizioni pittoriche improvvisate sui marciapiedi.
Band dai nomi più improbabili (fra tutti basti citare la Premiata Ditta Onoranze Funebri Rigor Mortis e il geniale Riciclato Circo Musicale che con oggetti di riciclo è riuscito a fare ballare e coinvolgere gli spettatori), band spassose, come gli inglesi Cosmic Sausages o gli spagnoli Vigilante Safari Mafia, professionisti del tango come Martin Rago e Viduria.
La manifestazione, nata quasi in sordina nel millenovecentoottantasette, ha raggiunto ormai una dimensione al limite della gestibilità. Sabato sera, culmine della kermesse, il centro storico era sorvegliato da macchine dei carabinieri che invadevano la pista ciclabile e da vigili in preda all'isteria davanti alle manovre confuse delle macchine.
L'Organizzazione del Festival aveva piazzato enormi salvadanai alle entrate principali. Addetti dello staff davano un adesivo a quelli che facevano l'offerta. E' stata denominata “Operazione Moneta Sonante” e sarebbe dovuta servire per risanare le casse vuote dell'Organizzazione.
Guardando i molti turisti che avevano la patacca Busker ad honorem incollata sulla maglietta, sarebbe sembrato che l'operazione sia andata benissimo, ma c'erano anche molte persone che non avevano nulla appeso alla giacca o alla maglietta. Gli spettatori si guardavano l'un l'altro. Avere o non avere l'adesivo ti consentiva di renderti consapevole di appartenere ad una casta: entrare a Ferrara è stato un po' come entrare in un ghetto.
Quest'anno le bancarelle e gli stand erano ovunque. Venditori di pannocchie, di gelati, chioschi della birra, bancarelle di incenso, borse indiane, tamburi. Le vie principali erano invase da ogni genere di mercanzia. In piazza Trento e Trieste troneggiava la scritta “Lotteria”.
Di fronte alla Torre dell'Orologio, per un euro i turisti potevano farsi fotografare dietro le silhouette di cinque cloni di Girolamo Savonarola. Un Girolamo suonava la chitarra, uno la batteria, uno il basso. Mancava solo quello che bruciava sul rogo. Il fotografo sedeva annoiato su una sedia: nessuno dietro le silhouette pronto per farsi immortalare.
Davanti al Duomo, mentre qualche devoto entrava all’interno della cattedrale per avere un po’ di tranquillità, i giocolieri e i mangiatori di fuoco portavano avanti spettacoli improvvisati. Nelle vie attigue i giovani si accalcavano all’entrata delle enoteche e dei bar.
Via Bersaglieri del Po, accesso pedonale a Corso Giovecca, era chiusa per lavori fognari. Un enorme buca tagliava a metà la strada. La gente si ingegnava per cercare altre vie d'accesso al Corso. Dietro a via Mazzini, negli angoli più pittoreschi e belli della parte medioevale della città estense, il silenzio. L'Organizzazione ha evidentemente tracciato un percorso ben prestabilito.
Centinaia di iniziative musicali e decine di stand accalcati in un'area molto piccola della città. Fra i vicoli antichi, sotto i lampioni dalla luce tenue, sotto le finestre fiorite l’assenza, strade deserte, un’atmosfera placida e ovattata.
Tagliando il vecchio ghetto ebraico, le Mura Storiche: sotto le Mura, il Baskergarden, aperto per tutta l'estate, fra stand da fiera paesana, la sala del tango, un prato dove sedevano centinaia di persone. La distesa delle tende e delle roulotte era imponente. Invadevano tutto il sotto-Mura. Una trovata intelligente del Comune: far campeggiare gratis in una delle zone più belle della città. Servizi igienici inclusi. Peccato che i campeggiatori abbiano poi lasciato come regalo per i netturbini e per i cittadini indignati, montagne di rifiuti.
Tornando verso la città si incontravano i turisti che si riversavano in piazza Travaglio, invasa dai furgoncini dei piadinari. Un forte odore di fritto, di cipolla alla griglia, di salsiccia. Anche l'Organizzazione stava smontando i grossi salvadanai. Dopo mezzanotte bandita ogni forma di intrattenimento musicale. La festa, quella più genuina, continuava alla Buskerhouse, situata nell'intimo Chiostro di San Paolo, in piazzetta Schiatti, a due passi dal Duomo e dal Castello Estense.
La Buskerhouse, dopo mezzanotte, diventava ritrovo degli artisti e di centinaia di ragazzi e ragazze. All'interno del chiosco si assisteva ad uno spettacolo non stop, un continuo fuori programma improvvisato di jam session che hanno coinvolto argentini e percussionisti africani, ballerine di flamenco, sorprendenti performer in frack, in un chiosco strapieno di gente che ballava, rideva, scherzava, mentre i musicisti, liberi dalla calca e dal delirio a cui il festival è purtroppo arrivato, portavano avanti, nella notte stellata, una genuina session liberatoria.

http://www.ilreporter.com/index.htm
http://www.ilreporter.com/index_file/Page6124.htm
Sul sito di ViviShanghai www.vivishanghai.com (ottimo sito sulla città cinese, scritto in italiano, aperto a svariate contaminazioni e suggerimenti) è apparsa un'intervista che mi ha fatto la scrittrice Giulietta Iannone.
La trovate qui:
http://www.vivishanghai.com/content/view/396/1/

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Editoriale di Andrea Lessona (Direttore Responsabile)

Da oggi anche io sono uno dei collaboratori. Spero veniate a dare un'occhiata.