Lorenzo Mazzoni

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Blogger: LorenzoMazzoni
Nome: Lorenzo Mazzoni
Nato a Ferrara nel 1974. Ho pubblicato i romanzi "Un tango per Victor" (La Carmelina Edizioni, 2008), "Le acrobazie mentali di Ivan Mostarda" (Robin Edizioni, 2008), "Nero ferrarese" (disegni di Andrea Amaducci - La Carmelina Edizioni, 2007), "Ost, il banchetto degli scarafaggi" (Edizioni Melquìades, 2007), "Il requiem di Valle Secca" (Tracce, 2006), e gli e-book "Il sole sorge sul Vietnam", "Mekong Blues" (fotografie di Tommy Graziani), "Le bestie" e "Privilegi" (Edizioni Kult Virtual Press, 2005-07). Viaggio, ascolto, giro in bicicletta.

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sabato, 28 aprile 2007

Festa dell'Editoria a Ferrara

Libri, autori, studiosi e case editrici  si incontrano a Ferrara e diventano protagonisti  per tre giorni, dal 4 al 6 maggio, del convegno "L´editoria di qualità in Italia: il ruolo delle piccole e medie case editrici".
Realizzato dalla Tufani editrice in collaborazione con l´Università di Ferrara, il convegno ha il patrocinio della Regione Emilia-Romagna e della Provincia di Ferrara.
Due le sedi destinate agli incontri: l´Aula Magna dell´Università per gli appuntamenti della mattina di venerdì 4 e il Castello Estense per gli appuntamenti del pomeriggio di venerdì e le giornate di sabato e domenica.
Tra gli obiettivi del convegno: evidenziare chi sono e come lavorano le piccole case editrici in Emilia-Romagna e in Italia, qual è il loro ruolo nello scoprire e pubblicare grandi talenti, sia che si tratti di esordienti quanto di autori mai tradotti prima, infine ripensare all´aspetto divulgativo delle agenzie che si occupano della piccola editoria.

Gli appuntamenti in programma
Alla prima tavola rotonda partecipano librerie, biblioteche e associazioni impegnate nella promozione della lettura mentre nella seconda, accanto a testate notoriamente impegnate come Queer di «Liberazione», sono previsti gli interventi dei rappresentanti della stampa, tra cui l´inserto domenicale sui libri de «Il Sole/24ore», della TV, della radio e dei siti web.
Una terza tavola rotonda è dedicata invece ai rappresentati degli istituti di cultura della Svizzera e del Canada (sia di quello anglofono che del francofono Québec), paesi particolarmente attenti alla promozione della loro letteratura.
Oltre alla presenza di rappresentati delle varie case editrici, il convegno accoglie studiose e studiosi che parleranno di alcune delle autrici e degli autori più rappresentativi di ciascuna di esse. Saranno presenti, tra gli altri, Nadine Bismuth giovane autrice del Québec pubblicata in Italia dalla Voland e Lola Lemire Tostevin, poeta canadese pubblicata da Empirìa.
La casa editrice Tufani, infine, come promotrice del convegno, organizzerà l´incontro che vede protagonista Daniela Corona, docente dell´Università di Palermo e studiosa dell´opera di Michèle Roberts, che intervisterà la scrittrice sulla quale esce proprio in questi giorni un saggio in italiano che analizza alcuni temi ricorrenti nei suoi romanzi.
Per tutta la durata del convegno si terrà - nelle sale dell´Imbarcadero del Castello Estense - una mostra mercato della produzione delle case editrici invitate. Nelle stesse sale verrà allestita una mostra di libri di Canada e Svizzera tradotti in italiano.
Per informazioni - Edizioni Tufani: tel/fax 0532-53186, e-mail:
tufani@tufani.it.

http://www.regione.emilia-romagna.it/wcm/ERMES/notizie/news/2007/apr/case_editrici.htm

postato da: LorenzoMazzoni alle ore 16:14 | link | commenti (7)
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giovedì, 26 aprile 2007

DEUTSCHE DEMOKRATISCHE REPUBLIK

postato da: LorenzoMazzoni alle ore 00:11 | link | commenti (4)
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mercoledì, 25 aprile 2007

Partigiani

  

Giù nell'avvallamento, da dove i tedesci erano partiti, in mezzo al castagneto, c'era una casa colonica e si vedevano molti soldati lì attorno. Quando sente le urla delle donne e dei bambini, Bob non ci vede più. Alza sulla testa la Maschinenpistole e urla con una voce disumana, che rimbalza da una roccia all'altra e ci fa rizzare i capelli in testa a tutti quanti: "Avanti Garibaldi! All'attacco, dio boia, all'attacco!". E si lancia giù.
All'improvviso, è come se tutti i partigiani non avessero mai avuto paura. Tutti si mettono a correre contro i tedeschi, con delle urla e delle bestemmie da far paura al diavolo.
I tugnì  non s'aspettano un assalto all'arma bianca, tanto meno da un battaglione di straccioni che pensano di aver già battuto. Presi di sorpresa, abbandonano le armi gli zaini e le giberne e scappano giù per il vallone fino al Senio, lo guadano e sempre di corsa salgono sul versante opposto.
Bob dopo trecento metri di corsa è crollato a terra, quando ha visto i suoi ragazzi correre dietro le canaglie, che non li fermava più nessuno. Lo hanno sollevato sulle spalle dei compagni che scendevano accanto a lui e lo hanno riportato a monte Cece.
E' così che abbiamo vinto la battaglia del Castagno.

A volte, nelle serate terse, guardo verso sud, la linea blu degli Appennini che degrada sull'orizzonte. Penso alla battaglia della Trentaseiesima. Penso ai cinque continenti, sterminate distese di terra, moltitudini di uomini e donne in marcia, Ricordo, come se li avessi vissuti tutti, secoli di lotta e sangue. Mi sento parte di una comunità universale che supera i confini e congiunge le epoche,la comunità di coloro che prendono d'assalto il cielo. E penso al vecchio Bob, che non poté diventare vecchio. Un giorno qualcuno si impadronirà di quel futuro che i miei eroi non poterono conquistare. Sì, penso a Bob, al comandante Bob che urla "All'attacco, Garibaldi, avanti, dio boia!".
E mi ritrovo a mormorare tra me e me: "Sì, dio boia, avanti".

Tratto da: ASCE DI GUERRA, di Vitaliano Ravagli e Wu Ming (Marco Tropea Editore)

http://www.wumingfoundation.com/

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domenica, 22 aprile 2007

Ost a Brera, Milano 23 aprile

Melquìades a "San Giorgio: la festa dei libri e delle rose"

Come ormai consuetudine, anche quest'anno Melquìades parteciperà con un suo stand alla fiera che si terrà nel quartiere di Brera, a Milano, nella giornata di lunedì 23 aprile.
- San Giorgio: la festa dei libri e delle rose

In anteprima verrà esposto il libro:

Ost. Il banchetto degli scarafaggi
di L. Mazzoni
ISBN 978-88-902667-7-5

 
Un eccentrico gruppo di ex spie dell’Est si riunisce nei fumosi locali della Petite Budapest, un piccolo ristorante nel cuore del quartiere di Montmartre gestito dal Baffo, un ungherese con la passione della scrittura. Qualcosa però accade, qualcosa che rompe un equilibrio che forse si era raggiunto. Il passato ritorna, brandelli intimi di vita trascorsa reclamano attenzione e impegno. Le spie devono tornare in azione. “Il signor Carl Hobsgel? - Chiese una voce nasale, in tedesco. Era una voce che Gutenberg non conosceva. Dopo tanti anni erano venuti a prenderlo? A chiedergli la restituzione dei suoi segreti?”

 

http://www.edizionimelquiades.it/default.asp

 

postato da: LorenzoMazzoni alle ore 14:15 | link | commenti (16)
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sabato, 21 aprile 2007

San Giorgio: la festa dei libri e delle rose

Un po' di pubblicità per me stesso (come scriveva Norman Mailer) e la segnalazione di un'iniziativa che, al di là della mia presenza, sembra essere molto interessante:

Edizioni Melquìades lunedì 23 aprile a "San Giorgio: la festa dei libri e delle rose" presenta:
Ost. Il banchetto degli scarafaggi di Lorenzo Mazzoni

Come ormai consuetudine, anche quest'anno Melquìades parteciperà con un suo stand alla fiera che si terrà nel quartiere di Brera, a Milano, nella giornata di lunedì 23 aprile.
La terza edizione di "San Giorgio, La festa dei libri e delle rose", una tradizione Catalana importata da Barcellona tre anni fa dall'agenzia Amat Comunicazione. 
Le vie pedonali del quartiere Brera, situate tra il Bar Giamaica e lo spazio Luisa Beccaria di Via San Carpoforo, si animeranno con bancarelle di libri e chioschi di rose per permettere ai passanti di compiere un rituale che prevede, in questo speciale giorno di primavera, che gli uomini regalino alle donne una rosa e le donne ricambino o anticipino il dono con un libro.
I catalani infatti onorano il libro il 23 aprile perché in quello stesso giorno ricorrono la morte di Cervantes, quella di Shakespeare e l'onomastico di san Giorgio, il santo guerriero che, dopo aver sconfitto il drago, colse una rosa dal cespuglio germogliato dal sangue del mostro, per donarla a Sabra, la Principessa liberata. Si dice inoltre che il giorno di San Giorgio sia testimone della nascita di nuovi amori, ma è il desiderio di celebrare in modo intrigante e coinvolgente la passione per i libri e la lettura il sentimento protagonista di questa tradizione.
Orari e calendario degli incontri, che si terranno dalle 15 alle 20, saranno pubblicati sul sito www.lafestadeilibriedellerose.it. Tra le proposte è possibile citare il caso dell'Editore Cabila, costituito da un gruppo di 5 amici impegnati in professioni diverse dall'editoria, che si sono avventurati con risultati promettenti in questo mondo. Un altro caso interessante è quello di Ida Bozzi, giornalista e scrittrice che ha creato sul sito di sua proprietà (www.settemoderniste.it) un romanzo permanente ad episodi che racconta di un Reality Show Letterario. Inoltre lo scrittore Raul Montanari presenterà "E' di moda la morte" e " Incubi" scritto a più mani con Pinketts, Nove, Sclavi e Biondillo.

postato da: LorenzoMazzoni alle ore 10:39 | link | commenti (3)
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venerdì, 20 aprile 2007

Hoi An, fotografia

Fotografie Vietnam, di Tommy Graziani

Venditore a Hoi An, di Tommy Graziani  (Copyright 2003 by Tommy Graziani) - tompagutt@hotmail.com

http://www.viaggiatorionline.com/images.asp?id=488

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mercoledì, 18 aprile 2007

Donnammollo

©2007 ~Amadozz

 

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martedì, 17 aprile 2007

Lisboa

Lisboa, 24 aprile 1974, capitale del Paese più arretrato d’Europa. 47 anni di dittatura. 47 anni di grigio e privazioni.

Lisboa, 25 aprile 1974. Le donne gridano ‘gli uomini in cucina!’. Grandôla Vila Morena, proibita per anni dalla dittatura, rimbomba alla radio. La rivoluzione dei garofani. La rivoluzione pacifica e spontanea portata avanti da ex giovani combattenti, da giovani militari di estrazione proletaria e socialista.

Lisboa, 1 maggio 1974. Mezzo milione di persone in marcia per le vie della città. Il Movimento delle Forze Armate si presenta in grande stile: i soldati hanno garofani rossi infilati nelle canne dei fucili. Marciano a fianco dei lavoratori, portano striscioni che inneggiano al socialismo.

Lisboa, oggi, assediata dall’oceano e dal capitalismo. La lingua nostalgica e strascicata. L’aria retrò. La nebbia che copre il Tago. Migliaia di pendolari che sbarcano ogni mattina.

I quartieri popolari. Le nicchie dell’emigrazione africana. Madragoa, Lapa, Mouraria, Alfama.
I becos, i vicoli ciechi, le grida, il baccalà con le patate, il teatro di strada permanente.

Cesaria Evora canta, si diffonde la sua struggente voce per le salite e le bettole di Alfama.

Un magazzino di vini, la luce delle ruas che contrasta con l’ombra degli interni umidi dei café.
Aria marina, vie strette, curve ad angolo retto. Una falce e martello dipinti a pennello a pochi metri dalla fortezza.

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domenica, 15 aprile 2007

Città dell'oblio

Saigon, città dell’oblio, dove le donne acquistano di prezzo, dove le puttane guadagnano più dei dottori, dove nei grandi alberghi alloggiano i generali con i loro seguiti imponenti. Saigon, con i viali alberati, le baracche che la circondano, in un’ingiusta e nauseabonda giungla urbana.

Saigon, città dell’oblio, dove la mafia francese va a braccetto con le società segrete cinesi per un controllo totale della notte, dove si sopravvive a suon di tangenti per il corrotto governo di Thieu.

Saigon, città dell’oblio, con i bar affollati di marines e di armi automatiche. Le sigarette all’oppio, le salette per i massaggi, le massaggiatrici adolescenti, i bagni turchi, l’LSD, le luci ultraviolette, il whisky invecchiato sette anni, i poster fluorescenti, i Doors a tutto volume, l’onnipresente mama San, i suoi occhi da ruffiana senza cuore, gli spacciatori sulla Tu Do, i pornoshop, i venditori di foto oscene, gli hamburger, i frullati alla banana, il cioccolato, le patatine fritte, la lacca per capelli, i dock di Canh Hoi, l’aria impregnata di marijuana, le stanze che rimbombano al ritmo di All Along The Watchtower, le stanze a vapore, le stanze umide sul retro, le stanze economiche, le ragazze in minigonna, le ragazze khmer dalla pelle bruna, i disertori, i fuorilegge, i matti, i contrabbandieri, i disperati, le moto da 50 cc, le Honda, le Suzuki, le Yamaha.

Saigon, città dell’oblio, dove, nella notte i soldati dello zio Sam si danno appuntamento negli affollati nightclub, dove si trascinano fino al mattino, in compagnia di esotiche concubine dalla pelle profumata.

Saigon, città dell’oblio, mercato di denaro, di donne, di potere, di armi, di droga. Saigon, mercato orientale di segreti. Baluardo dorato dell’Impero, oasi sovraffollata di paranoie guerriere, di soldatini affamati di vita, ansiosi di strappare qualche ora di follia alle principesse della notte.

Saigon, città dell’oblio. Traffico di armi, soffiate, esplosioni in pieno centro, biciclette rotte. Mondo torbido e complesso di informazioni e bestemmie, strade sature di pettegolezzi e bugie, angosce, panico, auto abbandonate, sciacalli, il presidente Big Minh, insediato da 48 ore che annuncia la sconfitta alla radio.

Saigon, città dell’oblio, dove la gente parla sottovoce, dove i poliziotti si sbarazzano della propria divisa, dove la folla si mescola ai giovani soldati venuti dal nord, dove i trafficanti del mercato nero vendono le loro ultime mercanzie prima di fuggire insieme ai soldatini corrotti verso l’ambasciata a stelle e strisce.

Saigon, città dell’oblio, città che non esiste più. Alle 12.15 il cancello viene sfondato da un carro armato. Un gruppo di genieri corre verso la scalinata d’entrata. Il primo tiene alta sopra la testa la bandiera del Nord Vietnam. Pochi minuti e la stessa bandiera sventola all’ultimo piano del palazzo.

Saigon, città dell’oblio, muore. Diventa Ho Chi Minh Ville. E’ il 30 aprile 1975.

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Ho Chi Minh Ville - Foto di Tommy Graziani (2003)

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Quang Ngai

"Il dolore matura la nostra umanità" (Ho Chi Minh)

L’Espresso della Riunificazione, il treno che collega Ho Chi Minh Ville ad Hanoi, entra nella stazione di Quang Ngai alle quattro del mattino dopo nove ore di viaggio. Scendiamo solo noi. Siamo riposati, poiché agli stranieri (in verità non ne abbiamo visto nessuno sul nostro convoglio) è concesso il privilegio di viaggiare in prima classe. In Vietnam la prima classe consiste in cuccette comode che purtroppo non riescono ad eliminare l’agonia dell’aria calda mossa dal ventilatore inchiodato al soffitto.

Abbiamo lasciato alle nostre spalle la città costiera di Nha Trang, il primo timido e triste tentativo dell’occidente di appropriarsi delle potenzialità turistiche del Vietnam: spacciatori di erba, massaggiatrici speciali, bar sulla spiaggia gestiti da australiani abbronzati.

Fuori dalla stazione ferroviaria gli Honda om (moto-taxisti “fai da te” presenti in ogni realtà antropizzata del Vietnam) non sono abituati a vedere stranieri, non parlano inglese né francese: comunichiamo a gesti. Veniamo caricati da due magri e silenziosi motociclisti che ci conducono, attraverso strade buie, davanti ad una serranda abbassata. Cinque minuti dopo il proprietario la solleverà, mostrandoci la sua opera completa dei teorici del marxismo-leninismo, il busto dello zio Ho e, finalmente, la nostra stanza. Disfiamo i pochi bagagli, facciamo un sonnellino di quattro ore e iniziamo ad immagazzinare le prime immagini nitide della città: dalla finestra osserviamo una coppia di anziani praticare thai chi sotto gli alberi. Delle studentesse in ao dai, passano ridendo. Davanti ad un ristorante, degli operai fanno colazione con dei phở, i gustosissimi tagliolini in brodo, piatto fondamentale della dieta vietnamita. Il traffico della via principale si sveglia ma non riesce a sormontare il coro altissimo dei grilli, a migliaia, sugli alberi.

Quang Ngai (talvolta abbreviato in Quangai o storpiato in Quang Nghia) è capoluogo della provincia omonima. Tagliata a metà dalla Statale 1, che qui prende il nome di Đ Quang Trung, è stata costruita sulla sponda meridionale del fiume Tra Khuc, noto in tutto il Vietnam centro-meridionale per le sue gigantesche turbine idrauliche. Quang Ngai è anche famosa per la prelibatezza locale, il Cơm Gà (pollo cotto insieme a riso giallo e guarnito con zuppa di uova, coriandolo, foglie di menta e cipolla), che si può mangiare nelle mense popolari e in tutti i ristoranti della città.

La provincia di Quang Ngai è una delle più popolate della nazione grazie al suo entroterra prevalentemente pianeggiante, che l’ha resa meta, a volte cercata a volte obbligata, di un esodo interno di agricoltori. I villaggi sono sorti ovunque, formando una rete capillare di insediamenti autosufficienti ma fortemente legati l’un l’altro che presentano una tipica forma allungata, con case addensate lungo le strade e i corsi d’acqua. Bình Sόn, Bình Châu, Sa Kỳ: agglomerati di baracche nei quali scorazzano maiali selvatici e bufali. Mentre li attraversiamo a bordo di un Honda Dream prestatoci dal proprietario dell’albergo, scorgiamo piccole stanze pastellate di azzurro aperte sulla strada: il privato si affaccia sul pubblico. Salutiamo un barbiere che, con l’ausilio di uno specchio legato al tronco di un albero, taglia i capelli ad un giovane cliente. Per le strade polverose i bambini con la divisa della scuola schiamazzano felici. Poco lontano dalla spiaggia di Bien Khe Kỳ, una lunga distesa bianca coperta di pini, gli abitanti di Son My allevano gamberi.

I villaggi costituiscono le fondamenta socio-economiche dell’identità vietnamita. Grazie a questi, il Vietnam assume la sua struttura storica di base. Per secoli i vietnamiti si sono prodigati nella costruzione di un sistema duttile e dinamico: un villaggio dopo l’altro; una risaia dopo l’altra, con le sue dighe e i suoi canaletti. Hanno edificato un sistema socio-economico che impone un posto ben definito a ciascuno. Il modo di vivere vietnamita si traduce nell’immane fatica collettiva di trasformare un paesaggio di foreste in una miniatura di colture quadrettate. La socializzazione e l’organizzazione politica da cui deriva, costituiscono per il contadino vietnamita un forte elemento identitario, capace di diventare il senso stesso della sua vita. Il villaggio gli fornisce un clima familiare, affettivo e culturale, ne costruisce la tempra. In questa unità, in questa coesione, il popolo vietnamita ha trovato la forza, nei secoli, di resistere agli aggressori: cinesi, giapponesi, francesi, americani.

Nel 1962 il governo filo americano di Diem scelse la provincia di Quang Ngai come luogo in cui attuare il programma delle agrovilles, chiamate in seguito Villaggi Strategici. Gli abitanti delle zone rurali venivano prelevati a forza dai militari e, con la complicità dei primi funzionari americani (come l’umanitario signor Wolf Ladejinsky), “spostati” in villaggi recintati, sotto controllo. Questi primi atti di violenza, di socialità obbligata, questi aggressivi sradicamenti di intere comunità, portarono definitivamente la popolazione della provincia dalla parte del Fronte Nazionale di Liberazione o, più volgarmente, dei viet cong. Le conseguenze furono terribili, l’attaccamento alla causa dell’indipendenza venne pagato a caro prezzo.

A 13 Km da Quang Ngai, c’è Xom Lang, dove, in mezzo alla vegetazione e al silenzio, è stato eretto il monumento commemorativo alle vittime del massacro comunemente noto come l’eccidio di My Lai. In verità My Lai è solo uno dei quattro villaggi dove i marines sfogarono la loro cieca violenza sui civili. Il monumento commemorativo è stato edificato a Xom Lang perché lì i massacri furono più efferati. Nella casa museo, è impressionante constatare che nel libro delle firme dei visitatori non compaiano nomi americani. Sembra strano che nessuno si senta in dovere di venire a vedere. Forse non sanno? Nessuno di loro ha passeggiato nei luoghi dove il capitano Ernest Medina e i suoi sgherri, il tenente Wiliam Calley (che divenne una celebrità), il tenente Jeffrey la Cross e il tenente Stephen Brooks, sguinzagliarono i loro uomini. Quel giorno del ’68 i ragazzoni dello zio Sam entrarono nei villaggi e squartarono, stuprarono, mitragliarono forse duecento, forse trecento persone. Il numero rimane imprecisato perché quando misero fine alla mattanza, gli uccisori buttarono bombe a mano sui corpi per nascondere l’eccidio. Il tenete Calley, unico accusato al processo farsa messo in piedi negli Stati Uniti, si scusò dicendo che non era facile distinguere un neonato in fasce da un guerrigliero viet cong. Gli diedero l’ergastolo ma dopo quattro anni venne liberato impunemente. C’è una sua foto nella casa museo di Xom Lang. Ha una faccia antipatica e snob.

Fuori dall’area recintata del museo due bambini giocano, correndosi dietro. Appesi agli alberi sono scritti su lavagnette di legno i nomi delle persone che sono state massacrate. La famiglia Khoi, il più grande aveva 16 anni, la più piccola 3 anni; il signor Chinh, 91 anni, sicuramente un sovversivo; la famiglia Loy, padre, madre, figli, nipoti: 84 anni, 78 anni, 32 anni, 12 anni, 6 anni, 4 anni, due mesi… due mesi. Mette i brividi.

Uscendo guardo le baracche sul ciglio della strada; nelle risaie dei contadini stanno lavorando: sembra che la collettivizzazione sia riuscita. Il divario con gli agi delle città è evidente ma mancano le differenziazioni sociali che esistono all’interno dei grossi agglomerati urbani di Hanoi, Ho Chi Minh Ville, Da Nang, dovute alle prime perdenti aperture sul mercato internazionale. Nei villaggi non ci sono bambini poveri per strada. Tutti coltivano la terra, hanno poco ma hanno di che vivere, sono legati da un forte senso comunitario; in fondo, hanno tutto. Il miracolo del Vietnam collettivo e rurale sopravvive, forse anche grazie a quell’orrore, testimoniato dal monumento alle mie spalle, che gli aggressori occidentali hanno portato per tentare di imporre la loro “libertà” e la loro “democrazia”.

Osservo migliaia di sfumature di verde cadere nel giallo ocra e nel giallo paglierino. Osservo le palme chiare e il granitico rosso scuro delle strade.

Bufali.

Per la strada, lentamente, un contadino su una bicicletta ci sorpassa e prosegue verso il mare. Il solito, fiero, orgoglioso cappello conico calato sulla faccia.

immagine
Quang Ngai - Foto di Tommy Graziani (2003)

postato da: LorenzoMazzoni alle ore 00:29 | link | commenti
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