Lorenzo Mazzoni

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Blogger: LorenzoMazzoni
Nome: Lorenzo Mazzoni
Nato a Ferrara nel 1974. Ho pubblicato i romanzi "Un tango per Victor" (La Carmelina Edizioni, 2008), "Le acrobazie mentali di Ivan Mostarda" (Robin Edizioni, 2008), "Nero ferrarese" (disegni di Andrea Amaducci - La Carmelina Edizioni, 2007), "Ost, il banchetto degli scarafaggi" (Edizioni Melquìades, 2007), "Il requiem di Valle Secca" (Tracce, 2006), e gli e-book "Il sole sorge sul Vietnam", "Mekong Blues" (fotografie di Tommy Graziani), "Le bestie" e "Privilegi" (Edizioni Kult Virtual Press, 2005-07). Viaggio, ascolto, giro in bicicletta.

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sabato, 31 marzo 2007

Dimensione Avventura

RACCONTI FOTOGRAFICI

INGRESSO LIBERO

Martedì 3 aprile 2007

dalle ore 8,00 in poi Dimensione AvventuraPeak Book vi invitano alla presentazione del programma della Sezione Trekking e dei racconti fotografici dei viaggi in Tunisia, Islanda e Birmania.

Libreria WineBar Peak Book

Specializzata in editoria di montagna e viaggi

Via Arco dei Banchi 3/a (traversa di corso Vittorio)

Roma centro

Tel. 06 64760087 info@peakbook.it 

Chi vorrà farci compagnia dall’inizio, potrà cenare o prendere un aperitivo tra un iceberg, una pagoda ed una duna, comodamente seduto nella sala multimedia della libreria.

Vi aspettiamo !

Le prime cinque persone che prenoteranno riceveranno in omaggio una copia del libro “Ad occhi chiusi nel Deserto” autoprodotto da Dimensione Avventura.

Info: Luca 328 8624826
trek@dimensioneavventura.org
Info: Nike 06 64760087
info@peakbook.it

postato da: LorenzoMazzoni alle ore 11:11 | link | commenti (4)
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giovedì, 29 marzo 2007

Il potere e la gloria, Graham Greene

Da qualche parte, contro il muro lontano, ricominciò il piacere, non c’era da sbagliarsi: i movimenti, l’ansimare, e poi il grido. La pia donna disse forte, con furore:
«Perché non la smettono? Quei bruti, quegli animali»
«A che serve l’Atto di Contrizione ora, in questo stato d’animo?» «Ma la bruttezza...»
«Non credetelo. È pericoloso. Perché d’improvviso noi scopriamo che i nostri peccati hanno tanta bellezza» «Bellezza!» ella fece con disgusto. «Qui. In questa cella. Con degli sconosciuti tutt’intorno».
«Tanta bellezza! I nostri santi parlano della bellezza del soffrire. Ebbene, noi non siamo santi, voi ed io. Il soffrire per noi è semplicemente brutto. Il puzzo e l’affollamento, e la pena... Quello è bello in quell’angolo, per loro. Bisogna studiare molto per vedere le cose con l’occhio d’un santo. Un santo ha un gusto fine per la bellezza e può considerare dall’alto in basso i poveri palati ignoranti, come i loro. Ma noi non possiamo permettercelo».
«È peccato mortale».
«Noi non lo sappiamo. Può darsi. Ma io sono un cattivo prete, vedete. Io so per esperienza quanta bellezza portò seco Satana, quando cadde. Nessuno ha mai detto che gli angeli caduti fossero gli angeli brutti. Oh, no, essi erano altrettanto rapidi e lievi, e...»
Di nuovo si udì il grido, un’espressione di piacere intollerabile. La donna disse:
«Fermateli. È uno scandalo».
Egli sentì sulle proprie ginocchia dita che si aggrappavano, che scavavano. Disse:
«Siamo tutti compagni di prigione. In questo momento io ho bisogno di bere, più di qualsiasi altra cosa; più di quanto abbia bisogno di Dio. Anche questo è un peccato».
«Ora vedo che siete un cattivo prete» disse la donna. «Non volevo crederci prima. Ora ci penso. Voi simpatizzate con questi animali. Se il vostro vescovo vi sentisse...»
«Ah, lui è molto lontano!»
Egli pensava ora al vecchio che viveva nella capitale: in una di quelle brutte e comode case religiose, piene d’immagini e quadri sacri, celebrando la Messa alla domenica davanti a un altare della cattedrale. «Quando esco di qui, gli scrivo...»
Egli non poté fare a meno di ridere: ella non aveva affatto il senso del mutamento. Disse: «Se riceve la lettera, gli interesserà sapere che son vivo».
Ma si fece serio, di nuovo. Era più difficile provar pietà per lei che per il meticcio il quale, una settimana fa, l’aveva seguito attraverso il bosco; ma il suo caso poteva essere peggiore. Il meticcio aveva tante attenuanti: la povertà, la febbre e le innumerevoli umiliazioni. Egli disse: «Cercate di non arrabbiarvi. Pregate per me, invece».
«Più presto morirete, meglio sarà».

Egli non poteva vederla nell’oscurità, ma poteva ricorda-re una quantità di volti dei tempi passati che si adattavano alla sua voce. Considerando con attenzione un uomo o una donna, si poteva sempre cominciare a provarne pietà... Era una qualità insita nell’immagine di Dio... Quando si erano vedute le rughe agli angoli degli occhi, la forma della bocca, il modo in cui crescevano i capelli, era impossibile odiare. L’odio era semplicemente una mancanza di immaginazione. Di nuovo egli cominciò a risentire una responsabilità enorme per quella pia donna.

«Voi e Padre José» ella disse. «E per causa vostra che la gente deride la vera religione».
Dopo tutto ella aveva altrettante attenuanti, di quante ne avesse il meticcio.
Egli immaginò quella specie di salotto in cui ella passava i suoi giorni, con la poltrona a dondolo e i ritratti dei familiari, senza vedere mai nessuno. Le chiese gentilmente:
«Non siete sposata, vero?» «Perché volete saperlo?»
«E non avete mai avuto una vocazione?»
«Non ci credevano» ella disse amaramente.
Egli pensò: «Povera donna, non ha avuto nulla, proprio nulla. Se si potesse trovare la parola adatta…». Egli si piegò all’indietro desolatamente, muovendosi adagio per non svegliare il vecchio. Ma le parole adatte non gli vennero in mente. Era più che mai fuori di contatto con persone della specie di lei: avrebbe saputo cosa dirle nei tempi passati, senza provare nessuna pietà, buttando li, distrattamente, una o due parole trite...

[…]

Ed egli si svegliò, piangendo. Non poteva aver dormito più di pochi secondi, perché stava ancora parlando della vocazione che le monache avevano rifiutato di riconoscere. Egli disse:
«Questo vi ha fatto soffrire, nevvero? È stato forse meglio soffrire così... piuttosto che farvi monaca ed essere felice». E pensò, immediatamente dopo aver parlato:
«Un’osservazione stupida; cosa significa? Perché non riesco a trovare qualcosa da dirle ch’ella possa ricordare?»
Rinunciò allo sforzo; quel luogo era molto simile al mondo: la gente si aggrappava a quanto poteva esser causa di piacere e di orgoglio, in mezzo a stenti e in un ambiente sgradevole; non c’era tempo di fare qualche cosa che vales-se la pena di fare, e si sognava sempre di evadere...
Non si riaddormentò: stava concludendo un altro patto con Dio. Questa volta, se riusciva a fuggire dalla prigione, sarebbe fuggito definitivamente. Sarebbe andato al nord, di là dal confine. La sua evasione era così poco probabile che, se avesse dovuto accadere, avrebbe potuto essere soltanto un segno, un’indicazione di come egli facesse più danno col proprio esempio, che bene con le sue occasionali confessioni. Il vecchio si mosse contro la sua spalla; e la notte parve fermarsi intorno ad essi. L’oscurità era sempre la stessa, e non c’erano orologi, non c’era nulla che potesse indicare il passaggio del tempo. Soltanto il rumore di quelli che orinavano punteggiava la notte.

D’improvviso egli si rese conto di poter distinguere una faccia, poi un’altra: aveva cominciato a dimenticare che vi potesse essere un altro giorno, così come ci si dimentica di dover morire. D’improvviso, per uno scricchiolare di freni o per un fischio nell’aria si ha la nozione che il tempo si muove e va verso un fine. Lentamente tutte le voci divennero volti - non vi furono sorprese: il confessionale insegna a riconoscere la forma d’una voce, un labbro pendulo o un mento debole, e il candore falso degli occhi dallo sguardo troppo diritto. Egli vide a pochi passi da sé la pia donna dalla bocca smorfiosa, aperta a mostrare i denti forti, simili a monumenti sepolcrali; il vecchio; il millantatore, nell’angolo, con la sua donna addormentata scompostamente sulle ginocchia. Ora che il giorno era finalmente giunto egli era il solo a essere sveglio, ad eccezione d’un ragazzino indiano che stava accoccolato accanto alla porta con i piedi incrociati e un’espressione di felicità e d’interesse sulla faccia, come se non si fosse mai trovato in una compagnia cosi piacevole. La parete del fondo riceveva chiarore dai muri imbiancati a calce del cortile. Egli cominciò a congedarsi dal mondo, come se compiesse una formalità: non poteva metterci il cuore. La sua corruzione era meno evidente della morte ai suoi sensi. Una pallottola traverserà il cuore, quasi certamente, pensò; un plotone di esecuzione deve pur avere un buon tiratore. La vita se ne sarebbe andata nella “frazione d’un secondo” (era questa la frase del caso), ma per tutta la notte egli aveva continuato a constatare che il tempo dipendeva dagli orologi e dal passaggio della luce. Là non c’erano orologi e la luce non sarebbe cambiata. Nessuno sapeva realmente quanto potesse durare un secondo di pena. Poteva durare tutto un purgatorio, oppure per sempre. E pensò, dal fondo della memoria, ad un uomo morente di cancro che una volta aveva confessato e assolto: i suoi familiari avevano dovuto tapparsi il naso con un panno, tanto era orribile l’odore delle viscere marcite. Egli non era un santo. Nulla era così brutto nella vita come la morte.


Greene, Graham
Il potere e la gloria
Traduzione di Elio Vittorini
Mondadori, 1990
pp. 306, euro 6,80.
postato da: LorenzoMazzoni alle ore 15:23 | link | commenti
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mercoledì, 28 marzo 2007

Greene, attuale e incompreso


Greene, attuale e incompreso
Enigma Graham Greene: l'uomo, la spia, lo scrittore raccontati da Paolo Bertinetti.

a cura di Andrea Monda

Paolo Bertinetti, forse oggi in Italia il massimo esperto di Graham Greene (di cui ha curato, tra l’altro, la pubblicazione dell’opera nella collana dei Meridiani), non esita un attimo a dare ragione a Norman Sherry, biografo dello scrittore inglese che, in una recente intervista, lo ha definito “una delle massime espressioni della letteratura del XX secolo”.

Come mai allora Greene è puntualmente espunto dal “canone” letterario del Novecento?

Con Greene abbiamo uno dei massimi scrittori inglesi del Novecento. Eppure non è stato capito. La principale ragione di questo “abbaglio” risiede nel pregiudizio snob, da parte della critica letteraria, che lo accusava di essere scrittore di “troppo grande” successo. Uno scrittore che vende troppe copie rischia questa forma di “ostracismo”. A tale ragione se ne aggiunse poi un’altra, verso la fine degli anni ’50, quando, anche in Italia, Greene fu ritenuto uno scrittore anti-americano. Mi riferisco soprattutto alla critica giornalistica – perché quella accademica era appunto “intrappolata” nel primo pregiudizio – che lo bollò come antiamericano soprattutto a causa della pubblicazione di romanzi come Un americano tranquillo (secondo me uno dei suoi migliori libri, in cui, fin troppo facilmente, Greene profetizzava la degenerazione del conflitto vietnamita); libro, questo, nel quale il governo degli Stati Uniti non faceva proprio una bella figura.

L’inglese Greene fu anche cristiano cattolico. Quanto ha pesato la conversione religiosa sulla sua scrittura?

La fede cattolica ha esercitato una forte influenza sulla scrittura di Greene, soprattutto per quanto riguarda la creazione di alcuni suoi personaggi; penso al prete ubriacone de Il potere e la gloria, al protagonista de Il nocciolo della questione. In più credo che il suo essere cattolico abbia ingenerato in lui un atteggiamento di grande comprensione nei confronti della debolezza e della fragilità di noi uomini, di noi tutti e, al tempo stesso, di maggiore fiducia – più di quanta avrebbe potuto averne un protestante – nel perdono e nella misericordia divina.

Però lui non amava l’etichetta di “scrittore cattolico”. Diceva che non esistono gli scrittori cattolici ma solo “romanzieri che sono anche cattolici”…

Greene diceva di sé: “I am a writer who happens to be a catholic”. Nella traduzione italiana si perde qualcosa; si tratta di una piccola sfumatura, ma Greene stesso lo fece notare.

A Greene capitò anche di essere un agente dello spionaggio inglese. La cosa non fu priva in conseguenze: quasi tutti i suoi romanzi sono delle spy-story.

È vero, egli fu “istituzionalmente” una spia. Prima a Londra in tempo di guerra, poi in Sierra Leone, a Freetown. Poi di sicuro deve aver mantenuto un rapporto con i servizi segreti inglesi, fino agli ultimi anni della vita. Ne parla nelle sue memorie anche Yvonne, la donna che gli fu compagna negli ultimi trent’anni della sua vita. Era un mestiere che senz’altro affascinava Greene, sin da giovane, e che gli ha fornito elementi utilissimi per la sua invenzione romanzesca, sia nella declinazione più drammatica, penso a romanzi come Il fattore umano, sia in quella tendente verso il comico e il grottesco, come nel caso de Il nostro agente all’Avana.

Un uomo comunque a cui piaceva rimanere avvolto nel mistero. La biografia di Norman Sherry, l’unica autorizzata dallo stesso scrittore, quanto può essere attendibile?

Direi di attenerci a quanto Greene stesso dice al suo biografo: “Quello che ti dico corrisponde al vero, ma non ti dirò tutto”. E infatti certe cose non le ha dette e solo in alcuni casi Sherry è riuscito a “recuperarle” da altre fonti. Il riserbo in Greene è una dote molto accentuata. In questo direi che è molto inglese, e la cosa non sorprende… pochi inglesi sono stati così “inglesi”. Su questa riservatezza, naturale per uno scrittore del suo successo, si aggiunga il particolare della sua attività di agente del controspionaggio e di marito non proprio “fedele”: direi allora che tutta questa voglia di mistero e di creare una cortina protettiva attorno a sé diventa pienamente comprensibile.

A proposito di cortina. In quegli anni c’è lo scandalo di Philby, la più famosa spia inglese che di punto in bianco passa la cortina e fugge nella Russia sovietica. Sembra un romanzo di Greene ma qui si tratta della sua biografia, i due infatti erano amici.

Di fatti. È difficile parlare di amicizia nel mondo dello spionaggio ma è senz’altro vero che Philby fu il direttore di Greene quando lo scrittore lavorò nei servizi segreti a Londra. Probabilmente cercò di coinvolgere sempre di più il suo brillante sottoposto, ma Greene invece a quel punto si defilò. Qui però vi è l’aspetto strano, che porta a pensare a un vero rapporto di amicizia: Greene rimase sempre un grande ammiratore della personalità, del sangue freddo e della coerenza dimostrata da Philby. Per Greene c’era una coerenza in Philby, da qui la sua stima per una persona nota soprattutto come doppiogiochista e fornitore di informazioni segrete al nemico comunista. Inoltre, anni dopo, a Mosca, l’anziano scrittore chiederà di incontrare il suo vecchio collega e i due si rincontreranno. Per finire, Greene scrisse una prefazione al libro di memorie di Philby, fatto che ovviamente suscitò molta disapprovazione.

Greene racconta spesso di luoghi e atmosfere esotiche. Un tema dei suoi romanzi è quindi, inevitabilmente, anche il confronto-scontro tra l'Occidente e il resto del mondo. A dispetto dell'oblio in cui sembra caduta l'opera di Greene, questo aspetto non dovrebbe essere, oggi, un motivo di grande interesse e attualità di quei romanzi?

Senz’altro. A mio avviso Greene è davvero un cronista del suo tempo. Dico cronista nel senso più alto del termine, e penso (magari qualcuno dirà che esagero) a scrittori come Dickens e Balzac, per l’Inghilterra e la Francia dell’800. Greene a suo modo fu un grande cronista del mondo uscito dalla seconda guerra mondiale, il mondo della guerra fredda. Durante quegli anni, fino a tutti gli anni ’70, Greene illustra, con le sue opere migliori, questo mondo diviso drammaticamente in due blocchi. Romanzi come Il fattore umano e Un americano tranquillo rivelano la profondità dell’osservazione di Greene e quindi anche la sua lungimiranza. Il mondo che noi oggi viviamo è un mondo che è appena uscito da quelle situazioni lì.

Qual è, secondo lei, il capolavoro di Greene?

Impossibile rispondere con un titolo solo. Ho bisogno di indicarne almeno quattro: Il potere e la gloria, Il nocciolo della questione, Un americano tranquillo e Il fattore umano. Come si vede ho volutamente attraversato tutti i periodi della lunga produzione narrativa di Greene. Dopo Il fattore umano la qualità obiettivamente va un po’ a scemare, ma devo dire che a me è piaciuto anche il suo ultimissimo romanzo L’uomo dai molti nomi.

In quest’ultima prova narrativa Greene, romanzandola, fa però chiaro riferimento alla sua infanzia scolastica. Che a quanto pare fu terribile. È vera la storia del tentato suicidio?

Bisogna distinguere. La sua infanzia fu bellissima, piena di un grande calore familiare che però scomparve come per incanto (o per maledizione) nel momento in cui il giovane Graham varcò la soglia della scuola. Inoltre il padre commise la sciocchezza di iscriverlo alla scuola dove lui era preside. Siamo negli anni ’20, in Inghilterra, e di fatto lui si trovò a essere in mezzo ai suoi coetanei guardato, osservato, come “il figlio del nemico”. E come tale fu trattato. Da qui i traumi, la depressione, la malinconia che altre volte tornarono nel resto della sua vita. Ma non so se possiamo prestare fede a quanto scrive in merito ai tentativi di suicidio. Forse si trattò, più probabilmente, di alcuni tentativi (del tipo roulette russa) che Greene fece per scuotersi dalla “noia esistenziale” (è questa l’espressione che usa) che lo aveva aggredito, per ricevere uno “shock” al fine di uscire dal “tedium vitae”.

Che uomo era Graham Greene?

Era un uomo molto riservato. Al tempo stesso, con la ristretta cerchia degli amici si rivelava brillante, ricco di simpatia e di humour. Tutte le biografie concordano su questo punto. Per esempio, Mario Soldati era molto amico di Greene: i due lavorarono insieme nel film di Soldati La mano dello straniero di cui Greene firmò la sceneggiatura. Il film non è memorabile, ma sancì la nascita di una vera amicizia.

copyright 2007 by Andrea Monda e Paolo Bertinetti

http://www.railibro.rai.it/interviste.asp?id=208

postato da: LorenzoMazzoni alle ore 20:23 | link | commenti
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venerdì, 23 marzo 2007

GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA

Circolo Arci Metissage - via Borsieri 2 (entrata da via de Castilla) - Quartiere Isola - Milano.


Sabato 24 marzo dalle ore 21:00

Arci Métissage festeggia la Giornata mondiale della Poesia.

Arriva la Primavera, la natura si risveglia, gli uccelli cantano, gli alberi gemmano, i fiori fioriscono... Primavera, stagione dell'Amore che risveglia in ciascuno di noi la sua anima poetica...

Dalle 21.00 ciascuno potrà leggere o recitare una poesia che gli piace o che lo tocca particolarmente. Adelio Rigamonti, poeta milanese, ci regalerà brani tratti dall'opera "Lo sparso dello sperso" .
Porta anche tu un libro o una poesia di autori famosi o una tua composizione!

La serata sarà accompagnata dalle dolci note del Trio Gaudì.
Il trio è formato da Gianni Cardillo al violino, Alessio Terranova al clarinetto e Silvia Nicola al pianoforte. Fondato nel 2006, nasce dalla passione comune per la musica d'insieme. Il repertorio spazia dalla musica tardo ottocentesca alla contemporanea, senza tralasciare influenze jazz.

Oltre alle orecchie... e il cuore, verranno deliziati anche i palati con i dolci delle socie e dei soci di Métissage.

Ingresso con tessera arci.


Per informazioni potete scrivere a info@arcimetissage.org

www.arcimetissage.org

 

postato da: LorenzoMazzoni alle ore 17:44 | link | commenti (3)
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martedì, 13 marzo 2007

Happiness Is A Warm Gun, The Beatles

She's not a girl who misses much
Do do do do do do do do, oh yeah
She's well acquainted with the touch of the velvet hand
Like a lizard on a window pane
The man in the crowd with the multicoloured mirrors
On his hobnail boots
Lying with his eyes while his hands are busy
Working overtime
A soap impression of his wife which he ate
And donated to the National Trust

Down
I need a fix cos I'm going down
Down to the bits that I left uptown
I need a fix cos I'm going down

Mother Superior jump the gun
Mother Superior jump the gun
Mother Superior jump the gun
Mother Superior jump the gun
Mother Superior jump the gun
Mother Superior jump the gun

Happiness is a warm gun (Happiness bang, bang, shoot, shoot)
Happiness is a warm gun, mama (Happiness bang, bang, shoot, shoot)
When I hold you in my arms (Oo-oo oh yeah)
And I feel my finger on your trigger (Oo-oo oh yeah)
I know no one can do me no harm (Oo-oo oh yeah)
Because happiness is a warm gun, mama (Happiness bang, bang, shoot, shoot)
Happiness is a warm gun, yes it is (Happiness bang, bang, shoot, shoot)
Happiness is a warm, yes it is, gun (Happiness bang, bang, shoot, shoot)
Well, don't you know happiness is a warm gun, mama? (Happiness is a warm gun, yeah)
postato da: LorenzoMazzoni alle ore 14:06 | link | commenti (5)
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venerdì, 09 marzo 2007

Valle Secca in trasferta rurale

Viva il nazional popolare ecologico...

Valle Secca va alla campagna...

http://www.spigolature.org/mambo/index.php?option=com_content&task=view&id=491&Itemid=1

postato da: LorenzoMazzoni alle ore 10:59 | link | commenti (1)
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martedì, 06 marzo 2007

valle secca

Valle Secca (Andrea Amaducci)

valle secca, di Amadozz (Andrea Amaducci - http://amadozz.deviantart.com)

postato da: LorenzoMazzoni alle ore 18:14 | link | commenti
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