Lorenzo Mazzoni

Chi sono

Blogger: LorenzoMazzoni
Nome: Lorenzo Mazzoni
Nato a Ferrara nel 1974. Ho pubblicato i romanzi "Un tango per Victor" (La Carmelina Edizioni, 2008), "Le acrobazie mentali di Ivan Mostarda" (Robin Edizioni, 2008), "Nero ferrarese" (disegni di Andrea Amaducci - La Carmelina Edizioni, 2007), "Ost, il banchetto degli scarafaggi" (Edizioni Melquìades, 2007), "Il requiem di Valle Secca" (Tracce, 2006), e gli e-book "Il sole sorge sul Vietnam", "Mekong Blues" (fotografie di Tommy Graziani), "Le bestie" e "Privilegi" (Edizioni Kult Virtual Press, 2005-07). Viaggio, ascolto, giro in bicicletta.

Categorie

Partecipano

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
giovedì, 25 gennaio 2007

La libreria degli inediti

Giro questa iniziativa ai tre, quattro utenti che passano su 'sto blog...

Abbiamo un teatro. Un’antica rimessa di carrozze nel cuore del Centro Storico di Napoli. Ci interessiamo di Teatro/Letteratura. All’interno di questo teatro abbiamo deciso di creare la prima Libreria degli Inediti.

Un’enorme libreria di libri che non sono mai stati pubblicati. E che sarà il pubblico a decidere se vale o meno la pena di leggere. Hai visto mai che qualche editore (o un regista) decida di trascorrere qualche ora da noi per dare un’occhiata a materiale che magari se gli fosse capitato sulla scrivania avrebbe cestinato?
Possibile. Difficile. Forse Impossibile. Ma non è questo quello che ci interessa.
Chi scrive è perché vuole essere letto. E noi intendiamo dare una possibilità. Anche perché, non se ne può più di libri costosissimi e brutti. Di librerie che sono tutto meno che librerie. Con commessi impreparati, che si “scocciano” di parlare con i clienti, e che puntano solo ed esclusivamente a fare fattura

E allora noi partiamo. Le regole sono semplici.

Chi vuole avere il suo spazio nella nostra libreria non deve far altro che spedire tre copie del suo testo.

La veste grafica la lasciamo alla fantasia dell’autore. Non ci interessa che sia rilegato. Anche l’occhio, però, vuole la sua parte, e una veste grafica accattivante funziona di più di un tomo che esce caldo caldo dalla stampante di un computer. Ma decidete voi. Sennò finiamo a ragionare come le librerie.

Non si paga niente. Noi mettiamo a disposizione i nostri locali. 280 metri quadrati di libertà.

I manoscritti si vendono. Il prezzo lo sceglie l'autore del libro. Tetto massimo 5 euro. Il ricavato finisce in una cassa comune per organizzare presentazioni ed eventualmente per far crescere gli spazi espositivi. Ci impegniamo fin d’ora a farvi avere un quadro delle entrate e le voci di uscita. (Ovviamente i manoscritti si possono anche leggere qui da noi senza pagare niente).

Ogni tre copie vendute ve ne richiederemo altre. Dopo la decima copia venduta il ricavato delle vendite si divide al 50 per cento.

Le prime tre copie devono essere accompagnate da una scheda per la catalogazione. La scheda va richiesta via mail. Se vi va, dunque, ci scrivete, vi mandiamo la scheda (gratuita!) e voi spedite il tutto a:

il pozzo e il pendolo - piazza san domenico maggiore, 3 - 80134 napoli.

Tutela dei diritti. Su questo punto ci sono diverse possibilità. Noi vi proponiamo di leggere le note di uno scrittore che ha aderito all'iniziativa e che ci ha gentilmente mandato preziosi consigli. Oppure di dare un'occhiata a quanto riportato nel sito www.getupkids.org. Si tratta del sito del Collettivo Politico Musicale di Soccavo che ha realizzato un opuscolo di 27 pagine sulle tutele alternative alla Siae.

Non c’è nessun limite di genere. E ci farebbe piacere anche avere testi teatrali (visto che siamo un teatro) e cd musicali inediti

postato da: LorenzoMazzoni alle ore 16:00 | link | commenti (1)
categorie:
giovedì, 18 gennaio 2007

DEUTSCHE DEMOKRATISCHE REPUBLIK

ddr12_

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

http://www.zadigweb.it/amis/foto.asp?id=156&idfot=293

postato da: LorenzoMazzoni alle ore 10:52 | link | commenti
categorie:
venerdì, 12 gennaio 2007

MILANO, QUESTA SERA


Venerdì 12 gennaio dalle ore 21:00.

mazzoni

Circolo Arci Métissage

Via Borsieri 2, entrata da Via de Castilla
Quartiere Isola
Milano

Presentazione del libro:

IL REQUIEM DI VALLE SECCA di Lorenzo Mazzoni

Con la partecipazione dell’autore e di Andrea Amaducci, che leggerà dei brani tratti dal romanzo.
Durante la serata saranno anche esposti alcuni quadri di Andrea Amaducci e dell’ artista turca Ayse Kucuk.

Il Requiem di Valle Secca.
Valle Secca è un micromondo apocalittico. Il collasso dell’ambiente e della natura postcapitalista ha generato una società abitata da mutanti, modificata dalla genetica impazzita, governata da lugubri burocrati senz’anima, popolata di reietti e meticci avvelenati dall’uranio. In questo caos concentrazionario si muove Asdrubale, editore porno, fan accanito di Patty Pravo, con qualche problema di obesità e un destino da martire. Giocata sui paradossi, sulle iperboli, sul gusto dell’assurdo, questa storia reinterpreta in chiave onirica i temi del cyberpunk. L’effetto è ironico, demenziale, come le fughe nel tempo di un’improbabile Carlo Marx.

Ingresso gratuito con tessera Arci
 

Andrea Amaducci, originario di Forlì, ma vive a Ferrara dove è legato alla rete di deviantART, un network che mette insieme un certo numero di artisti (www.deviantart.com). Andrea lavora anche in teatro (Teatro Nucleo) e nel campo musicale.

enzo__s_trip_by_Amadozzhttp://amadozz.deviantart.com/

 

postato da: LorenzoMazzoni alle ore 09:55 | link | commenti (3)
categorie:
martedì, 09 gennaio 2007

Sito utile

flag-VU

 

 

http://www.news.vu/tam/ 

ovvero

il sito del Vanuatu News, il primo giornale in lingua Bislama.

Imperdibile...

postato da: LorenzoMazzoni alle ore 09:30 | link | commenti (1)
categorie:
lunedì, 08 gennaio 2007

DIMITRI (racconto quasi inedito)

uscito anche con il titolo "Espropri" sulla rivista www.rottanordovest.com

imagesimages

imagesimages

 

 

 

 

Guarda, va passando la processione,
si trascina come un cobra per terra,
e le persone che vanno passando
Credono alle cose del cielo.

Procissao
(Gilberto Gil)



Dimitri entrò in casa. Si levò le scarpe. Si stiracchiò. Andò a farsi un tè al gelsomino. Mise sul piatto un disco di Toquino e iniziò a danzare per la stanza. Era il primo giorno di pensione e lo voleva festeggiare così: un po’ Lord e un po’ Saudade.
Guardò fuori dalla finestra e vide, seduti sui gradini della casa di fronte, due persone. Un uomo immerso dentro ad un logoro cappotto grigio e una donna avvolta in uno scialle colorato. Li salutò con la mano, loro non reagirono. Non ci fece caso, l’indifferenza era l’ultima moda in città. Si riempì una seconda tazza di tè e riprese a danzare. Adesso ne aveva di tempo per dimenarsi. Ne aveva quanto voleva di tempo. Avrebbe potuto prendersi un biglietto di sola andata per Rio de Janeiro e iscriversi ad un corso di samba. Piroettò verso il frigorifero, poi verso il tavolo ed infine incespicò e sbatté contro il vetro della finestra chiusa. Dopo aver imprecato si accorse che i due tizi seduti di fronte alla sua abitazione erano ancora lì, immobili, le facce spente, i muscoli rigidi. L’uomo assomigliava vagamente a Tolstoj, la barba lunga, il corpo possente; la donna non assomigliava a nessuno, i lineamenti del volto venivano cancellati da quello scialle colorato, talmente acceso da sembrare il quadro di un bambino in acido. Provò a salutarli ancora con la mano ma loro non risposero. Rassegnato, spense la luce, andò a farsi i gargarismi sul lavandino e si tuffò a letto.
Alle tre del mattino si svegliò per andare in bagno. Diede un occhiata fuori: illuminati da un lampione un po’ retrò i due erano ancora seduti. Iniziavano ad irritarlo. L’uomo assomigliava davvero a Tolstoj e Dimitri odiava Tolstoj perché lo trovava lungo ed estenuante. Meglio tornare a dormire e concentrasi sulle pecorelle bianche. Domani uno sguardo agli annunci sul giornale per iscriversi, finalmente, ad un corso di balli latino-americani, in attesa di una sempre più probabile partenza per il Brasile dei fondoschiena danzanti e dei pappagalli verdi.
Si svegliò verso le sette, ormai assuefatto ai ritmi che il lavoro gli aveva imposto per quasi quarant’anni. Un tè al ginepro, un disco di Airto Moreira e un saluto al mattino ancora tiepido. I due erano ancora lì, vestiti nello stesso modo, messi nello stesso modo. Forse erano dei manichini?
Bussarono alla porta. Aprì. Era la signora Ivana, la sclerotica del piano di sopra.
-li ha visti quei due?- chiese la signora Ivana sporgendo in fuori la dentiera.
-sì-
-devono essere dei drogati…-
-credo siano troppo vecchi per essere dei drogati…-
-e Burroughs dove lo mette?-
Era colta la signora Ivana.
-in ogni caso se non sono drogati sono sicuramente comunisti-
-lei dice?-
-solo i rossi si vestono in quel modo-
Dimitri si guardò i vestiti. No, era troppo sobrio per apparire un comunista agli occhi della signora Ivana.
-dice?- chiese, un po’ a disagio
-sono l’avanguardia di un qualcosa di marcio che sta arrivando fino a qui… da lontano… molto lontano…-
La signora Ivana fece il saluto romano e poi scese le scale.
Dimitri guardò fuori dalla finestra. I due non sembravano né comunisti, né drogati… il loro nichilismo appariva estraneo ad ogni classificazione.
Suonarono di nuovo al campanello. La signora Ivana, il signor Willer con consorte e Suor Sabrina, la religiosa dell’ultimo piano, guardarono con facce serie Dimitri.
-ci siamo consultati, lei deve andare a parlare con quei due- disse il signor Willer.
-io?-
-sì, lei è il più giovane, in caso quei due reagiscano avrà abbastanza forza per fermarne almeno uno- disse la signora Ivana.
-prenda questo- disse il signor Willer allungandogli un pugno di ferro.
-magari sono mansueti- ribatté Dimitri a disagio.
-allora non ha capito? Quelli sono sovversivi…. i sovversivi non sono mai mansueti… dietro l’apparenza si nasconde l’odio verso noi brava gente- lo ammonì immediatamente la signora Ivana.
-forse sono arabi!- disse inorridita la suora facendosi il segno della croce. Gli altri si inginocchiarono a pregare. Dimitri li guardò sconcertato.
-ok… ci vado- disse, sospirando.
Scese le scale, attraversò la strada e si avvicinò ai due. Puzzavano come una fogna africana a cielo aperto. Erano pallidi e nodosi. Potevano avere un età indefinibile che andava dagli ottanta ai centotrenta anni. Tolstoj sulla mano aveva tatuata un’ancora, la donna portava orecchini argentati a forma di mezza luna.
-buongiorno… serve aiuto?- chiese Dimitri.
Non risposero.
-io e l’altra gente del vicinato ci chiedevamo se avevate bisogno di qualcosa… sono due giorni che ve ne state qui…-
I due non risposero. Osservavano il vuoto alle spalle di Dimitri.
-è per la casa, vero?- chiese lui, indicando l’abitazione –anche voi senza una casa… se volete io posso aiutarvi… lavoravo nel sindacato…-
I due non risposero.
Dimitri sospirò e tornò in casa.
-non mi hanno detto nulla… forse non parlano la nostra lingua…-
-lo avevo detto… sono terroristi!- disse il signor Willer.
-dobbiamo chiamare la polizia!- squittì la sua rinsecchita consorte.
-ma no… non è il caso…- disse Dimitri.
Il vetusto club dei condomini ebbe un collettivo sussulto di sorpresa: il signor Dimitri collaborava coi sovversivi?!? Qualcuno si inchinò a pregare per la sua anima, qualcun altro se ne andò disgustato.
Gli sbirri arrivarono dopo mezz’ora. Parlottarono coi due, poi li trascinarono sulla volante. 
-abbiamo fatto la nostra parte per debellare il terrorismo… avevano senz’altro dell’esplosivo sotto quei vestiti laceri…- disse il signor Willer con soddisfazione mentre se ne stava con gli altri sul marciapiede ad assistere all’arresto.
-magari erano solo dei barboni…- disse amaramente Dimitri.
-e i barboni non sono forse potenziali terroristi?- chiese la signora Ivana.
Se ne andarono tutti. Scese il tramonto. Dimitri tornò in casa, si fece un tè all’ortica verde e pensò che era arrivato il momento di lasciare quel quartiere di reazionari fanatici, aveva la possibilità di andarsene a Rio e vivere come un nababbo, non avrebbe più aspettato… far arrestare così dei poveracci. Guardò fuori e, incredibilmente, i due sconosciuti erano davanti alla casa, al freddo. Non erano stati trattenuti dalla polizia. Dimitri, in quel momento, si dimenticò di Copacabana, di culetti sodi e roteanti, di balli sfrenati e di noci di cocco. Non aveva nessun diritto di andarsela a spassare mentre ancora le gente moriva al freddo, senza un posto dove andare. Si mise il cappotto e tornò dai due. 
-vi aiuterò io a trovare casa!- disse con decisione –ho lavorato nel sindacato tutta la vita e so come si mettono in piedi le battaglie!-
I due non lo guardarono nemmeno. Dimitri interpretò la cosa come una disperazione lancinante che non permetteva nemmeno di annuire a quei due poveri cristi.
-governo ladro!- imprecò Dimitri tornandosene in casa per progettare la lotta.
Organizzò le cose per bene. Un presidio settimanale, con due, tre compagni del sindacato, davanti ai due sconosciuti. Una manifestazione il primo sabato di ogni mese con i soliti due, tre compagni del sindacato. Il signore e la signora X vogliono una casa era il nome della campagna pubblicitaria messa in piedi da Dimitri. 
La gente della strada aveva iniziato a ipotizzare che fossero davvero una coppia di mansueti senzatetto. Le persone iniziarono a lasciare, davanti ai gradini, piatti di pasta, bottiglie di latte, frutta. Oltre ai signori X si creò un’immensa colonia felina. Il signor Willer si convertì all’islam e, in un delirio allucinante di credi, miti, usanze, portava ai due, tutti i giorni, petali di rosa e incenso. 
–Buddah è grande!- diceva, per confermare la sua confusione mistica. La sua rinsecchita consorte preparava lasagne e spezzatino e, prima di cenare, ne portava ai signori X abbondanti porzioni; non si dimenticava mai di baciargli i piedi prima di tornarsene in casa. La signora Ivana non aveva smesso di fare il saluto romano ma lo indirizzava ai due, erano diventati la sua icona. Suor Sabrina si limitava a pregare in ginocchio. I signori X non la guardavano nemmeno quando la religiosa sussurrava ‘benedici queste povere anime’.
Passarono parecchi anni. Dimitri per stare in piedi aveva ormai bisogno del suo bastone da passeggio, gli amici del sindacato riposavano in pace, i signori X erano ancora al loro posto. 
Dimitri, una mattina, guardò fuori, i due erano là, invecchiati certo, ma in splendida forma. La signora Ivana gli aveva appena portato dei biscotti e il signor Willer stava accendendo l’incenso. Dimitri sorrise. Stava per mettere su un disco di Gilberto Gil quando cadde fulminato dalla vecchiaia. Poche ore dopo, il comune fece sapere, attraverso due sbirri, che quella cosa, adesso che il mattatore era morto stecchito, doveva finire… quei due dovevano andarsene, quel santuario all’aria aperta doveva essere smantellato e i gatti dell’oasi felina annegati nel fiume o dati come cavie alla Facoltà di Medicina.
Gli abitanti ascoltarono indifferenti. Poi presero la bara di Dimitri e la trasportarono in giro per il quartiere fino a che al tramonto non concessero di seppellirlo nel cimitero comunale. Il quartiere ormai era ingestibile, un delirio di mistici e gatti. Fu un furbo assessore che propose di dare la casa ai due, nessuno avrebbe più potuto fare nulla, fine delle mistiche esaltazioni estatiche, dei miagolii, della puzza di latte rancido e di cibo andato a male. L’assessore, accompagnato dai due soliti sbirri, si presentò una mattina di sole davanti ai signori X.
-questa casa è vostra- disse, mentre un gatto gli pisciava sui pantaloni. 
I signori X si alzarono.
-ma perché proprio questa?- chiese l’assessore incuriosito.
I signori X all’unisono allargarono le braccia e poi indicarono il cielo, dimora di qualche sconosciuta divinità.
Quando gli abitanti del quartiere si accorsero che i due avevano preso possesso della casa, caddero nello sconforto più nero. In un delirio collettivo intitolarono la casa Tempio Popolare Dimitri, accesero incenso e zampironi, cosparsero di latte le pareti interne, depositarono i signori X al centro di una grande stanza con i muri aggrediti dalla muffa, dalle ragnatele, dalla polvere grigia. 
Era giunta voce che in città, altri senzatetto si erano messi davanti alle case. Il club dei coinquilini si mise in marcia e si unì all’esercito di cittadini in cerca dei propri santuari. Gente normale deponeva davanti a coppie di sconosciuti rose, incensi, giocattoli, mutandine. Si creò una completa esaltazione mistica. Il folle carnevale degli invasati durò nove giorni e otto notti. Si concluse davanti alla tomba di Dimitri. Migliaia di persone deposero fiori. Un’orchestrina di profughi cileni intonò un requiem disperato. 
Intanto, in città, sui gradini delle case, non c’era più nessuno. 
Dietro al vetro di una finestra, nascosto dalla penombra, un uomo che assomigliava vagamente a Tolstoj osservava la strada deserta. Lontano, verso il cimitero, provenivano canzoni e pianti. Invocavano Dimitri, il ballerino di samba, stroncato inesorabilmente a metà dell’opera.

Copyright 2006 by Lorenzo Mazzoni

postato da: LorenzoMazzoni alle ore 08:54 | link | commenti (1)
categorie:
mercoledì, 03 gennaio 2007

Autobiografia di un paria letterario

imagesMi chiamo Lorenzo Mazzoni e sono nato a Ferrara nel 1974.

Il primo racconto l’ho scritto a sei anni. Era una storia scopiazzata volgarmente dall’Odissea. Non avevo letto Omero ma avevo visto la serie tv. Il mio Ulisse partiva con cinquanta compagni. Durante lo svolgersi della storia riuscii a farne morire duecento (misteri dell’infanzia). Il racconto, scritto su fogli a quadretti, lo rilegai con cordini rossi e lo regalai a mia mamma per il suo compleanno.

Ci fu una pausa sabbatica che impiegai a giocare con i miei amichetti, a fare sport, a sognare ad occhi aperti. Ripresi a scrivere in seconda superiore, ci provai con la poesia. In tre anni riuscii a scriverne almeno cinquemila. Molte erano orrende. Frustrazioni adolescenziali, primi timidi approcci all’eccesso, domande sui perché della vita e della morte.

A diciotto anni, durante l’occupazione scolastica, decisi che volevo fare lo scrittore. La militanza politica mi aveva dato alla testa. Scrissi il mio primo romanzo. Ci impiegai due anni. Chiedilo alla luna, ovviamente e banalmente autobiografico, come quasi tutte le opere prime, con un particolare interesse nel descrivere gli stati alterati di un gruppo di diciottenni che occupano la scuola e, rispetto ai loro padri, sanno già in partenza che non cambieranno il mondo. Il libro fu notato da una nota casa editrice, le trattative andarono avanti per quasi un anno. Poi, un giorno, telefonai al numero che mi aveva lasciato l’editor, mi rispose un signore, mi disse, dispiaciuto, che la persona che io cercavo era morta dieci anni prima (misteri dell’editoria). Non se ne fece niente. Erano gli anni in cui i giovani leggevano il Jack Frusciante…

Frequentai il DAMS a Bologna, suonai in un gruppo rock post-psichedelico, iniziai a viaggiare con i miei stralunati compagni di bagordi. In Svezia ho un primato da annoverare: sono stato l’unico passeggero sceso dal battello proveniente da Copenaghen fermato dai doganieri. Anche la famiglia di turchi senza visto d’entrata si dileguò verso il centro di Malmö. Non vorrei mai che ci fossero fraintendimenti: io non ho niente contro i turchi senza visto d’entrata e nemmeno la polizia svedese, da quanto ho appurato. Si concentrarono su di me. Una bella perquisizione corporale prima di dirmi ‘benvenuto in Svezia’.

Poi, dopo tanto peregrinare, sono tornato a Ferrara e mi sono innamorato di una donna fantastica. Ho intrapreso mille lavori precari: l’aiuto cuoco, il cameriere, il lavapiatti, il consegnatario di fiori a domicilio, il bibliotecario, il fattorino per un’associazione di aiuto agli invalidi, il porta-pizze, il volantinatore, il commesso in un negozio di alimenti biologici, la maschera in un’orrenda multisala cinematografica. Ho anche lavorato per il nemico, cinque mesi in Egitto, come animatore turistico. Giornate calde, dietro alle smanie di villeggianti deresponsabilizzati e impiccioni.

Ho scritto un secondo romanzo E’ pericoloso sporgersi. Commenti feroci e benevoli di varie case editrici hanno accompagnato la sua crescita. E’ rimasto inedito. Troppa droga, troppo sesso, troppo niente. Come tutti i post ventenni della mia generazione, cercavo di emulare i fattoni americani, inghiottito dal nichilismo e dalla noia quotidiana. Ho vinto un concorso di poesia indetto da un grosso quotidiano nazionale ed ho rifiutato la pubblicazione perché mi sembrava idiota dargli dei soldi per poesie che avrebbero manomesso a loro piacimento; il libricino s’intitolava Lo scarafaggio sul comodino blu. Gli rimandai il contratto con allegato un secondo libro di poesie intitolato Lo scarafaggio se n’è andato, lasciando vistose tracce di merda sul comodino blu, lo firmai Dante Alighieri.

Mi sono laureato, ho scritto una tesi sul rapporto fra cinema americano degli anni ’60 e la controcultura. Ho abitato a Londra cinque mesi per imparare l’inglese ma ho imparato il napoletano grazie ai miei coinquilini, avventurieri di Pozzuoli che parlavano continuamente in un affascinante slang partenopeo. La tesi, in pratica, è stata scritta studiando sulle traduzioni italiane dei film, non so che voce abbiano Peter Fonda e Hug Hurd, conosco solo la voce dei loro doppiatori.

Sto cercando di prendere una seconda laurea in Storia Contemporanea e intanto osservo il mondo. Ho pubblicato qualche ebook, ho avuto recensioni benevole, ho pubblicato un romazo cartaceo e fra qualche mese uscirà un secondo libro. Mi piace questo secondo romanzo. Mi sono scrollato di dosso le solite trite e banali esasperazioni autobiografiche ed ho lasciato correre la fantasia. E’ molto bello inventare. Sono molto fiducioso. So che bisogna aspettare, e io aspetto.

 

Tecnica… se si può parlare di tecnica… una volta era importante la notte. Mettevo su un disco e, in un tavolaccio cosparso di fogli, scrivevo. Adesso preferisco la sera. Il dopo cena. Scrivo su foglietti sparsi o su quaderni. Ribatto tutto al computer. Stampo così com’è, correggo cercando di collegare le varie parti e poi riscrivo di nuovo al computer seguendo una specie di filo logico. Ho scritto pochissime cose brevi, questo è il metodo che uso per i romanzi.

Generalmente accumulo sensazioni spostandomi da casa; durante i miei viaggi scrivo qualche annotazione, nomi di luoghi, di persone. Poi, a Ferrara, nella mia casetta scalcagnata, lascio sgorgare la fantasia e gli stati d’animo accumulati, con la mia compagna che passa e ogni tanto legge e mi consiglia.

Un altro spunto importante sono le fotografie di Tommy Graziani. Tommy è l’amico con passione da reporter che viaggia sempre con me. Ho usato molto le sue fotografie scattate in Marocco, Turchia, Laos, Francia, Olanda, Vietnam e oltre. I suoi soggetti sono ottimi per stilare una descrizione, per aiutare la mia fantasia quando sono un po’ stanco.

Letture. Fino alla laurea ho letto praticamente solo narrativa americana. I miei preferiti erano Kerouac, Bukowski e Ferlinghetti. Dopo l’indigestione sono rimasti Breat Eston Ellis, Henry Miller, Hemingway, Twain, Pynchon e, soprattutto, Tom Robbins. Progressivamente l’amore per la narrativa nord americana va diminuendo, il mondo è vario, culturalmente molto entusiasmante. Adoro Greene, Celine, Vian, Salgari, Mahfuz, Ben Jelloun, Zolà, Flanagan, Houellebecq, Calvino, Duchaussois, il Carnet de prison di Ho Chi Minh, Agota Kristof, Manuel Scorza, Taibo II.

Di italiani contemporanei  mi piacciono molto Lucarelli, Rea, Camilleri e i misteriosi (in verità nemmeno tanto) Wu Ming. L’approccio con cannibali, iguane, frusciantiani e milanesi maniaci dei multipli del due è stato deludente.

Mi piacciono le enciclopedie storiche, gli atlanti geografici, gli articoli marginali del Manifesto e di Internazionale. Mi appassiono dietro a episodi minori della storia. Credo, per esempio, che sulla guerra del Chaco si potrebbe tirar fuori un ottimo romanzo. Usi e costumi dei paraguayani degli anni ’30. Una storia piena di religiosità e passione.

Del giornalismo mi piacciono la sagacità di Pilger, l’istruttiva sofferenza di Tariq Alì, la follia di Bettinelli, la lucidità di Fisk, il coraggio di Ramazzotti, la velocità di Giorgio, la sobrietà di Chiesa, la pulizia di Mo, il folle amore asiatico di Terzani… peccato se ne sia andato. Anche Luigi Pintor mi piacevano moltissimo… Il mio preferito rimane Ryzard Kapuściński.

Per il cinema, nonostante la tesi, credo di rasentare l’ignoranza. Mi vengono in mente (tanto per fare un elenco) i film di Tatì, The Last Waltz, Stamping Ground, Apocalyps Now. Elling, Il fantastico mondo di Amelie, Capitani d’aprile, i b-movie con Kinski protagonista, L’amico americano, Lisbon Story e in generale tutti i film di Wenders, Platoon, Good Bye Lenin, Sammy e Rose vanno a letto, Dazed and Confused, Scia d’amore. Non credo che il cinema abbia mai ispirato più di tanto la mia vena poetica.

Mentre scrivo la musica è importantissima. The Grateful Dead, The Kaleidoscope, 13th Floor Elevators, i Beatles, Embryo, Mano Negra, Gian Maria Testa, Guccini, The Clash, Gilberto Gil, Kula Shaker, Big Brother and The Holding Company, Jefferson Airplane, David Crosby, Nick Drake, Belle and Sebastian, i Tuuls, HP Lovecraft, i Mercanti di liquore, Mehmet Erenler, Tim Buckley, Bob Dylan, Nezih Uzel e Kuosi Erguner, i Traffic, Chocolate Watch Band, Deviants, Seeds, Music Machine, Tom Waits, Brel… la lista potrebbe andare avanti all’infinito, perciò la smetto e me ne vado a letto.

postato da: LorenzoMazzoni alle ore 13:42 | link | commenti (2)
categorie: