Mi chiamo Lorenzo Mazzoni e sono nato a Ferrara nel 1974.
Il primo racconto l’ho scritto a sei anni. Era una storia scopiazzata volgarmente dall’Odissea. Non avevo letto Omero ma avevo visto la serie tv. Il mio Ulisse partiva con cinquanta compagni. Durante lo svolgersi della storia riuscii a farne morire duecento (misteri dell’infanzia). Il racconto, scritto su fogli a quadretti, lo rilegai con cordini rossi e lo regalai a mia mamma per il suo compleanno.
Ci fu una pausa sabbatica che impiegai a giocare con i miei amichetti, a fare sport, a sognare ad occhi aperti. Ripresi a scrivere in seconda superiore, ci provai con la poesia. In tre anni riuscii a scriverne almeno cinquemila. Molte erano orrende. Frustrazioni adolescenziali, primi timidi approcci all’eccesso, domande sui perché della vita e della morte.
A diciotto anni, durante l’occupazione scolastica, decisi che volevo fare lo scrittore. La militanza politica mi aveva dato alla testa. Scrissi il mio primo romanzo. Ci impiegai due anni. Chiedilo alla luna, ovviamente e banalmente autobiografico, come quasi tutte le opere prime, con un particolare interesse nel descrivere gli stati alterati di un gruppo di diciottenni che occupano la scuola e, rispetto ai loro padri, sanno già in partenza che non cambieranno il mondo. Il libro fu notato da una nota casa editrice, le trattative andarono avanti per quasi un anno. Poi, un giorno, telefonai al numero che mi aveva lasciato l’editor, mi rispose un signore, mi disse, dispiaciuto, che la persona che io cercavo era morta dieci anni prima (misteri dell’editoria). Non se ne fece niente. Erano gli anni in cui i giovani leggevano il Jack Frusciante…
Frequentai il DAMS a Bologna, suonai in un gruppo rock post-psichedelico, iniziai a viaggiare con i miei stralunati compagni di bagordi. In Svezia ho un primato da annoverare: sono stato l’unico passeggero sceso dal battello proveniente da Copenaghen fermato dai doganieri. Anche la famiglia di turchi senza visto d’entrata si dileguò verso il centro di Malmö. Non vorrei mai che ci fossero fraintendimenti: io non ho niente contro i turchi senza visto d’entrata e nemmeno la polizia svedese, da quanto ho appurato. Si concentrarono su di me. Una bella perquisizione corporale prima di dirmi ‘benvenuto in Svezia’.
Poi, dopo tanto peregrinare, sono tornato a Ferrara e mi sono innamorato di una donna fantastica. Ho intrapreso mille lavori precari: l’aiuto cuoco, il cameriere, il lavapiatti, il consegnatario di fiori a domicilio, il bibliotecario, il fattorino per un’associazione di aiuto agli invalidi, il porta-pizze, il volantinatore, il commesso in un negozio di alimenti biologici, la maschera in un’orrenda multisala cinematografica. Ho anche lavorato per il nemico, cinque mesi in Egitto, come animatore turistico. Giornate calde, dietro alle smanie di villeggianti deresponsabilizzati e impiccioni.
Ho scritto un secondo romanzo E’ pericoloso sporgersi. Commenti feroci e benevoli di varie case editrici hanno accompagnato la sua crescita. E’ rimasto inedito. Troppa droga, troppo sesso, troppo niente. Come tutti i post ventenni della mia generazione, cercavo di emulare i fattoni americani, inghiottito dal nichilismo e dalla noia quotidiana. Ho vinto un concorso di poesia indetto da un grosso quotidiano nazionale ed ho rifiutato la pubblicazione perché mi sembrava idiota dargli dei soldi per poesie che avrebbero manomesso a loro piacimento; il libricino s’intitolava Lo scarafaggio sul comodino blu. Gli rimandai il contratto con allegato un secondo libro di poesie intitolato Lo scarafaggio se n’è andato, lasciando vistose tracce di merda sul comodino blu, lo firmai Dante Alighieri.
Mi sono laureato, ho scritto una tesi sul rapporto fra cinema americano degli anni ’60 e la controcultura. Ho abitato a Londra cinque mesi per imparare l’inglese ma ho imparato il napoletano grazie ai miei coinquilini, avventurieri di Pozzuoli che parlavano continuamente in un affascinante slang partenopeo. La tesi, in pratica, è stata scritta studiando sulle traduzioni italiane dei film, non so che voce abbiano Peter Fonda e Hug Hurd, conosco solo la voce dei loro doppiatori.
Sto cercando di prendere una seconda laurea in Storia Contemporanea e intanto osservo il mondo. Ho pubblicato qualche ebook, ho avuto recensioni benevole, ho pubblicato un romazo cartaceo e fra qualche mese uscirà un secondo libro. Mi piace questo secondo romanzo. Mi sono scrollato di dosso le solite trite e banali esasperazioni autobiografiche ed ho lasciato correre la fantasia. E’ molto bello inventare. Sono molto fiducioso. So che bisogna aspettare, e io aspetto.
Tecnica… se si può parlare di tecnica… una volta era importante la notte. Mettevo su un disco e, in un tavolaccio cosparso di fogli, scrivevo. Adesso preferisco la sera. Il dopo cena. Scrivo su foglietti sparsi o su quaderni. Ribatto tutto al computer. Stampo così com’è, correggo cercando di collegare le varie parti e poi riscrivo di nuovo al computer seguendo una specie di filo logico. Ho scritto pochissime cose brevi, questo è il metodo che uso per i romanzi.
Generalmente accumulo sensazioni spostandomi da casa; durante i miei viaggi scrivo qualche annotazione, nomi di luoghi, di persone. Poi, a Ferrara, nella mia casetta scalcagnata, lascio sgorgare la fantasia e gli stati d’animo accumulati, con la mia compagna che passa e ogni tanto legge e mi consiglia.
Un altro spunto importante sono le fotografie di Tommy Graziani. Tommy è l’amico con passione da reporter che viaggia sempre con me. Ho usato molto le sue fotografie scattate in Marocco, Turchia, Laos, Francia, Olanda, Vietnam e oltre. I suoi soggetti sono ottimi per stilare una descrizione, per aiutare la mia fantasia quando sono un po’ stanco.
Letture. Fino alla laurea ho letto praticamente solo narrativa americana. I miei preferiti erano Kerouac, Bukowski e Ferlinghetti. Dopo l’indigestione sono rimasti Breat Eston Ellis, Henry Miller, Hemingway, Twain, Pynchon e, soprattutto, Tom Robbins. Progressivamente l’amore per la narrativa nord americana va diminuendo, il mondo è vario, culturalmente molto entusiasmante. Adoro Greene, Celine, Vian, Salgari, Mahfuz, Ben Jelloun, Zolà, Flanagan, Houellebecq, Calvino, Duchaussois, il Carnet de prison di Ho Chi Minh, Agota Kristof, Manuel Scorza, Taibo II.
Di italiani contemporanei mi piacciono molto Lucarelli, Rea, Camilleri e i misteriosi (in verità nemmeno tanto) Wu Ming. L’approccio con cannibali, iguane, frusciantiani e milanesi maniaci dei multipli del due è stato deludente.
Mi piacciono le enciclopedie storiche, gli atlanti geografici, gli articoli marginali del Manifesto e di Internazionale. Mi appassiono dietro a episodi minori della storia. Credo, per esempio, che sulla guerra del Chaco si potrebbe tirar fuori un ottimo romanzo. Usi e costumi dei paraguayani degli anni ’30. Una storia piena di religiosità e passione.
Del giornalismo mi piacciono la sagacità di Pilger, l’istruttiva sofferenza di Tariq Alì, la follia di Bettinelli, la lucidità di Fisk, il coraggio di Ramazzotti, la velocità di Giorgio, la sobrietà di Chiesa, la pulizia di Mo, il folle amore asiatico di Terzani… peccato se ne sia andato. Anche Luigi Pintor mi piacevano moltissimo… Il mio preferito rimane Ryzard Kapuściński.
Per il cinema, nonostante la tesi, credo di rasentare l’ignoranza. Mi vengono in mente (tanto per fare un elenco) i film di Tatì, The Last Waltz, Stamping Ground, Apocalyps Now. Elling, Il fantastico mondo di Amelie, Capitani d’aprile, i b-movie con Kinski protagonista, L’amico americano, Lisbon Story e in generale tutti i film di Wenders, Platoon, Good Bye Lenin, Sammy e Rose vanno a letto, Dazed and Confused, Scia d’amore. Non credo che il cinema abbia mai ispirato più di tanto la mia vena poetica.
Mentre scrivo la musica è importantissima. The Grateful Dead, The Kaleidoscope, 13th Floor Elevators, i Beatles, Embryo, Mano Negra, Gian Maria Testa, Guccini, The Clash, Gilberto Gil, Kula Shaker, Big Brother and The Holding Company, Jefferson Airplane, David Crosby, Nick Drake, Belle and Sebastian, i Tuuls, HP Lovecraft, i Mercanti di liquore, Mehmet Erenler, Tim Buckley, Bob Dylan, Nezih Uzel e Kuosi Erguner, i Traffic, Chocolate Watch Band, Deviants, Seeds, Music Machine, Tom Waits, Brel… la lista potrebbe andare avanti all’infinito, perciò la smetto e me ne vado a letto.