Lorenzo Mazzoni

Kinshasa Serenade e altre storie

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Utente: LorenzoMazzoni
Nome: Lorenzo Mazzoni
Nato a Ferrara nel 1974. Scrittore e viaggiatore, ha pubblicato "Il sole sorge sul Vietnam" (E-book; Edizioni Kult Virtual Press, 2005), "Il requiem di Valle Secca" (Tracce, 2006), "Ost, il banchetto degli scarafaggi" (Edizioni Melquìades, 2007), "Mekong Blues" (E-book; Edizioni Kult Virtual Press, 2007), "Nero ferrarese" (disegni di Andrea Amaducci; Linea BN-La Carmelina Edizioni, 2007), "Le acrobazie mentali di Ivan Mostarda" (Robin Edizioni, 2008), "Un tango per Victor" (Linea BN-La Carmelina Edizioni, 2008), "(S) Scatti e Scritti" (fotografie di Roberto Meschini; Linea BN-La Carmelina Edizioni, 2008), "Il recinto delle capre" (disegni di Andrea Amaducci; Linea BN-La Carmelina Edizioni, 2008), "Porno Bloc" (fotografie di Marco Belli; Linea BN-La Carmelina Edizioni, 2009). È uno dei membri del collettivo Alba Cienfuegos, autore/i del romanzo "Eri tutto lungo. Cavallo Pazzo e altri cani sciolti" (La Carmelina Edizioni, 2008).

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mercoledì, 10 giugno 2009

Il cinematografo (Estratto)

1


Alla gente non piacerà di sicuro, avranno pensato gli architetti sorseggiando i loro Martini, ma si abitueranno.

Tirdad Zolghadr


Erano arrivati.
Erano arrivati d'inverno, quando la città era più statica, meno attenta. Erano scesi dalle macchine in completi gessati, tailleur e cellulare incollato all'orecchio.
Erano arrivati dal Grande Nord, dalle cupe terre di San Bauscia, ed erano il meglio che l'intellighenzia imprenditoriale cinematografica nazionale avesse sfornato negli ultimi tempi.
Erano arrivati i vincenti. Qualche sacco pieno di banconote, qualche pacca sulla spalla e qualche strizzata di culo nei luoghi giusti al momento giusto e via, un cantiere veloce, efficiente e sicuro, poi la frizzante inaugurazione a suon di samba, ballerine brasiliane, tartine al salmone e spumante.
Erano arrivati e sarebbe stato difficile mandarli via perché quello che avevano costruito, un mostro rosso fuoco grande come uno stadio di calcio, ubicato a cinque metri in linea d'aria dalle Mura storiche di Ferrara, era più difficile da buttare giù che da edificare. O così volle far credere il Potere davanti alle proteste dei residenti e delle persone dotate di buon senso che non gradivano quell'obrobrio edilizio che fiatava sul collo della città.
Lo chiamarono CineBanana's, come recitava il pannello luminoso che copriva un'intera facciata dello stabile, e conteneva, oltre alle dieci sale cinematografiche, una lunga galleria commerciale con negozi, bar, ristoranti, un supermercato, lo studentato più brutto del mondo e appartamenti per manager rampanti. Senza ombra di dubbio CineBanana's gareggiava con il Grattacielo e con il polo petrolchimico per dare la peggiore visuale di benvenuto in città. Ferrara non ha mai saputo farsi voler bene a una prima occhiata.
Molti si chiesero perché non costruirlo lontano da un luogo considerato Patrimonio dell'Umanità, magari negli ex sobborghi rurali, ma ci avevano già pensato gli appaltatori edili locali a distruggere i dintorni della città, edificando decine di villette a schiera tutte uguali, per una suddivisione equa di comfort e di beni di consumo che avrebbe fatto invidia a un pianificatore urbano della Russia sovietica con manie imperialiste. Centinaia di villette per coppiette, per famigliole felici, per gli operai che si credevano borghesi, per la gente con i soldi e senza gusto estetico. Si potevano riempire manuali di demenza urbana con i progetti che facevano gli edili locali e i loro cagnolini usciti dalla Facoltà di Architettura.
CineBanana's, nella sua grassa e rossa rozzezza, era il peggio del peggio ed era stato costruito con il benestare della Giunta, dei pezzi grossi e dei santi di Ferrara. Quando il giorno dell'inaugurazione uno dei pochi giornalisti non pavidi chiese a un assessore perché avessero dato il permesso di costruire quel mostro a cinque metri dalle Mura quattrocentesche, il signore, con noncuranza, spolverandosi l'impeccabile maglioncino del WWF da assessore alternativo e fighetto, disse che così la cittadinanza poteva accedere alla struttura in bicicletta. Non spiegò però perché non fosse stata fatta la pista ciclabile, in una città che ne aveva anche in circonvallazione, e perché, invece, fosse stato costruito un parcheggio sotterraneo capace di contenere tutte le macchine della provincia.
Lo spettacolo dissipò ogni discordia. Le pellicole girarono e i cittadini brontoloni divennero spettatori diligenti. I film portavano quattrini, i pop corn e la Coca-Cola ne portavano ancora di più. Il pubblico si ingozzava, riempiva le sale, sudava, rumoreggiava bovino e mansueto e le Mura storiche vennero dimenticate, così come le piste ciclabili, i piccoli cinema del centro e la dignità.
CineBanana's portava cinema commerciale. CineBanana's portava la felicità patinata di Hollywood e la schizofrenia del 3D. Wow, da perderci la testa...

TRATTO DA:

IL CINEMATOGRAFO, di Lorenzo Mazzoni e Andrea Amaducci (LineaBN-La Carmelina Edizioni)

in vendita online:
http://www.lacarmelinaedizioni.it/catalogo/nero-ferrarese/il-cinematografo.html



Illustrazione di Andrea Amaducci, tratta da IL CINEMATOGRAFO, di Lorenzo Mazzoni e Andrea Amaducci (LineaBN-La Carmelina Edizioni) - http://www.lacarmelinaedizioni.it/catalogo/nero-ferrarese/il-cinematografo.html

Lorenzo Mazzoni & Andrea Amaducci
postato da: LorenzoMazzoni alle ore 17:21 | link | commenti
categorie: libri
lunedì, 11 maggio 2009

Porno Tour



Porno Bloc
Rotocalco morboso dalla Romania post post-comunista

di Marco Belli, Lorenzo Mazzoni (LineaBN-La Carmelina Edizioni)

In una Bucarest estiva, calda e caotica, un oscuro personaggio in balia dei propri vizi e delle proprie debolezze, deve partecipare a una ‘misteriosa conferenza’. Durante i suoi allucinati pellegrinaggi metropolitani incontra una ragazza e inizia con lei un gioco di perversione e follia. Tra bambini di strada, bloc di periferia, locali notturni e un’umanità in disfacimento, l’uomo muove i suoi incerti passi fino al sorprendente, inevitabile finale. Un libro dove fotografia e testo si rincorrono e si intrecciano, creando uno strano e morboso rotocalco contemporaneo su una realtà, quella della capitale romena, inedita e fascinosa.

“Gli autori, consapevoli che ‘domandare è un ottimo modo per sapere’ hanno fatto domande alle
persone, ai libri, ai luoghi, ai colori, al passato e al presente, all’immaginato o sperato futuro di quel
paese e di coloro che lo abitano. Hanno capito più di quello che hanno visto e ci restituiscono qualcosa,
una parte, senza la pretesa di raccontare tutto.”

Mihai Mircea Butcovan


1) Presentazione di Porno Bloc e concerto per piano di Lapin.... modera Max Borella, scrittore
Venerdì 15 Maggio 2009, alle 21:45 / Circolo Sud,

Via Principe Tommaso, 18 bis, Torino

2) Roberto Coaloa presenta Porno Bloc
Sabato 16 Maggio 2009, alle 21:00 / Cave di Moleto, Alessandria

3) R. Coaloa e M. Butcovan presentano Porno Bloc
Martedì 19 Maggio 2009, alle 21:00 / Circolo Arci Metissage, Via Borsieri 2 - entrata da Via De Castilla di fronte al n° 8, Quartiere Isola, Milano

4) Presentazione di Porno Bloc
Mercoledì 20 Maggio 2009, alle 21:00 / Circolo Culturale LA CASAMATTA, Via Alberica, 72 - Massa (MS)

5) Presentazione di Porno Bloc + l'esposizione di fotografia omonima di Marco Belli
Venerdì 22 Maggio 2009, alle 22:00 / Florance art factory, via Righi 30, Osmannoro, Sesto Fiorentino (FI)

6) Presentazione di Porno Bloc
Venerdì 29 Maggio 2009, alle 18:00 / KOBOSHOP, via Palladio7, Udine

7) Presentazione di Porno Bloc
Venerdì 29 Maggio 2009, alle 22:00 / DobiaLab, via Vittorio Veneto 32, Staranzano (GO)

http://www.lacarmelinaedizioni.it/lineabn/eventi/
postato da: LorenzoMazzoni alle ore 11:10 | link | commenti (1)
categorie: libri
domenica, 26 aprile 2009

Un barbone particolare


L'immagine “http://www.notiziariodelleassociazioni.it/public/news/treno2.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.
Sono sceso a una stazione del métro che si chiama Anvers. C'è puzza di muffa, un uomo in soprabito scuro urla qualcosa di incomprensibile ai monitor posizionati in alto, sopra la galleria. Moltissime persone, moltissimi turisti con la macchina fotografica a caccia perpetua di scorci pittoreschi, di personaggi caratteristici. Probabilmente non è stata una buona idea scendere in questo posto. Sudo, tengo lo sguardo basso, cerco di non dare nell'occhio. Mi avventuro lungo il marciapiede gremito di arabi, africani, turisti, tanti, troppi turisti. I sexy-shop e i chioschi di kebab si susseguono. Rivendite di scarpe, di chincaglieria cinese. Ambulanti cinesi che vendono orologi, tessuti, ninnoli. Compro uno zainetto da trekking da venti euro dentro un negozio spoglio dove il proprietario, un cingalese grasso e unticcio, ascolta musica disco a volume assordante.

C'è caldo in strada, qualche passante mi urta. Entro in un posto chiamato Tati. Grandi magazzini per povera gente. Donne con il velo e africane coi capelli raccolti in mille treccine si contengono gonne paiettate, canottiere fucsia, calze di lana. Nessuno fa caso a me. Inizio a frugare dentro le ceste. Un berretto di lino verde militare, un paio di magliette rosse a mezze maniche, senza scritte e senza simboli. Al primo piano acquisto un paio di jeans leggeri, uno stock di tre paia di mutande e uno di tre paia di calzettoni di spugna. Dò trenta euro alla cassiera e metto la roba nello zaino. Il cappello lo metto in testa e mi sento già un po' più protetto.
Tornando verso il métro, in una rivendita sporca e spartana, acquisto scarpe da tennis da dieci euro e occhiali da sole da due euro. Spazzolino da denti e dentifricio li ho nella tasca dei miei pantaloni di marca. Sono le uniche cose che ho portato con me dall'albergo, insieme a tremila euro in trenta pezzi da cento, il passaporto, la maglietta bianca e i sandali che ho indosso.

In métro mi ritorna l'ansia: qualcuno potrebbe riconoscermi. Abbasso il cappello sulla fronte e tengo lo sguardo rivolto al pavimento, sistemandomi, di tanto in tanto, gli occhiali da sole. Cambio vagone varie volte, indeciso sul da farsi. Opto per Montparnasse Bienvenue. Tante, troppe fermate intermedie per non farmi prendere dall'agitazione. Ancora nessuno saprà niente, nessuno avrà dato l'allarme, ma la mia faccia è conosciuta. Troppi turisti italiani intorno a me. Il viaggio in metropolitana fino a Montparnasse è un viaggio infernale.

Esco in strada con l'affanno. L'esterno della stazione ferroviaria è moderno e lucente, pezzi di acciaio grigio si incurvano e si rincorrono lungo la superficie di vetro trasparente. La gente entra ed esce. I taxi passano lentamente. Dietro, il profilo di un'alta torre.
I treni in partenza portano tutti in località francesi. Non me ne faccio niente, non vanno bene per il mio scopo, per la mia fuga. Almeno credo.

Entro in un market sulla piazza. Compro mele, pane confezionato, due scatolette di tonno, una bottiglia d'acqua, posate di plastica.  Lascio ventitré euro alla cassiera e mi dirigo a passo veloce nel Mc Donald's dall'altra parte della strada. Mi chiudo in bagno. Mi cambio, indosso i jeans leggeri, la maglia rossa e metto i miei vestiti nello zaino. Sospiro. Ordino un Big Mac che divoro in quattro morsi e poi scendo di nuovo in métro. Cambio cinque o sei linee, in un bagno di sudore. Quasi in stato catatonico, assorto da mille fobie, mi ritrovo alla Gare d'Austerlitz. Consulto i tabelloni con i treni in partenza. Vado dalla bigliettaia, una donna bassa e gonfia. Non ci sono probabilità che possa riconoscermi. Nel mio inglese incerto chiedo un biglietto per il TGV delle venti e trentadue per Barcellona. Pago novantacinque euro e novanta centesimi. Mi allontano con il mio biglietto. In un bar compro un pacchetto di sigarette e un accendino. Sono dieci anni che non fumo e dieci anni che non salgo su un  un treno.

Il TGV Paris Gare d'Austerlitz-Barcelona Sants dall'aspetto è un mostro di efficienza e di funzionalità. I sedili sono comodi, i vetri sono lucidi, nell'aria un odore di deodorante da bagno. Trovo il mio posto, di fronte a me due ragazze orientali, forse cinesi, forse coreane, magre e piccole. Mangiano patatine in sacchetto e guardano la stazione fuori dal finestrino. Il treno parte, con il lento movimento mi rilasso, chiudo gli occhi e sorrido. L'ho fatta grossa, sono scappato.

Il TGV si allontana dalla stazione. Taglia Parigi e le sue caotiche strade. Una delle ragazze si leva le scarpe e si rannicchia sul seggiolino. La sua compagna si accanisce sui rimasugli di patatine fritte. Chiudo di nuovo gli occhi. Il movimento del treno mi culla. È bello. Mi sento libero.

Quando riapro gli occhi vedo, all'esterno, qualcosa di scuro che corre sotto un sottopassaggio autostradale. Un vitello o un toro. Corre e scompare alla mia vista.
Il cielo è rosa. Il terreno è brullo. Le ragazze russano. 
Devo aver dormito parecchie ore. Ho avuto un sonno senza sogni, mentre il TGV ha tagliato la Francia. Mi risale l'agitazione. Prima o poi ci sarà il confine. Il controllo dei documenti. Aspetto con il cappello calato sugli occhi, spiando di nascosto il risveglio dello scompartimento. Aspetto con il cuore in gola.
Alle otto e ventiquattro minuti, secondo il mio orologio da polso, il TGV entra nella stazione di Barcelona Sants.
Nessuno mi ha chiesto il passaporto.
Esco fra la folla. Mi siedo su una panchina, mi accendo una sigaretta e mi metto a pensare.

Barcelona Sants è una stazione modernissima, fredda, funzionale. Passano tante persone. È  bello guardare la gente, immaginare chi sono, dove vanno.
Mentre osservo il via vai mangio le mele, il pane e il tonno acquistati a Parigi. È un buon pasto. Nutriente.
Nessuno mi riconosce. Nessuno fa caso a me. Sento comunque il bisogno di ripartire.

Il biglietto per Madrid Chamartin delle ventidue e venti mi costa quarantanove euro e trenta centesimi.
Inganno il tempo passeggiando sulla banchina. Due ragazzi si baciano sul binario sei. Una donna sgrida un bambino grassottello sul binario due.
Sento la smania di ripartire. Di vedere il paesaggio che scorre fuori dal finestrino. Libertà. Un sacco di scheletri nell'armadio da cancellare macinando chilometri.

Dopo un'ora di viaggio il diretto per Madrid entra alla stazione di Sant Vicenc de Calders. Esco in corridoio a fumare una sigaretta. Il treno riparte. Le stelle in cielo e isolate luci all'orizzonte: fattorie, fabbriche di paese. Il treno oltrepassa, senza fermarsi, le stazioni di Tarragona, di Reus, di Mora la Nova.
Lo scompartimento di seconda classe puzza. Di fronte a me sono seduti un uomo e una donna di mezza età coi vestiti lisi e la pelle scura e un ragazzo africano sudato e con gli occhi arrossati. Di fianco ho un omone biondiccio che russa e che puzza come una discarica a cielo aperto.
Esco di nuovo a fumare, vado a fare un giro in bagno e quando torno in corridoio trovo questa ragazza castana, magrissima, con la maglietta bianca macchiata di sugo che mi sorride. Dice qualcosa e capisco che sta cercando di chiedermi se parlo spagnolo. Dico di no. Lei dice qualcosa in inglese, io le rispondo che parlo poco l'inglese, ma lo capisco: ho avuto modo negli ultimi dieci anni di lavorare con inglesi e alla fine sono riuscito a impratichirmi un po'.

La ragazza castana, magra come un chiodo si chiama Kim, è di origine cajun, però è nata in Australia e vive nella California del nord e parla di certi suoi amici hippie che coltivano canapa indiana. Kim mi offre un'oliva verde. Tiene un grosso vasetto fra le mani e mi dice qualcosa in inglese che non afferro. Kim apre la porta del treno ed entra un veloce brivido di vento mentre lei rimane aggrappata al velocissimo che porta a Madrid, e ci sono milioni di stelle e manca il fiato. Poi Kim richiude la porta con violenza e inizia a parlarmi in un italiano incerto, io rispondo con il mio inglese claudicante. Kim continua a parlare e a parlare, ad ogni scossa del treno il suo viso diventa giallo, sbattuto dalla traballante luce del neon. Poi si stanca e mi chiede di seguirla. Troviamo la cuccettista che dorme beatamente. Si alza scompostamente e va ad aprire lo scompartimento di Kim: prima classe, gran lusso. Mi saluta con un cenno della mano e uno sbadiglio.
-Buena suerte- dice.
-Ciao.
Fumo una sigaretta e poi torno nel mio scompartimento. Provo a guardare il paesaggio, ma è tutto buio. Neanche una luce, solo il mio viso riflesso sul vetro, mentre il treno taglia la Castiglia senza nemmeno una sosta.
Mi sveglio all'alba. Entriamo alla stazione di Guadalajara. Mi riaddormento.
Alle sette e ventuno minuti siamo a.Madrid. Il caldo è secco e pungente, vedo Kim allontanarsi nella folla. Lei non mi ha visto.

Nel bagno mi do una lavata veloce. Inizio a puzzare. Riempio la bottiglia dell'acqua e mi dirigo deciso alla biglietteria. C'è un Talgo per Almeria alle otto e dieci. Trenta euro e non se ne parli più. Ho fame ma è l'ora della nuova partenza. Il mio scompartimento è vuoto. C'è il sole, è una magnifica giornata. Il treno si mette in movimento. Mi sento felice, spensierato come un bambino. A Parigi mi starà cercando la polizia. La mia faccia sarà su tutti i giornali. In Italia scommetto non si parlerà d'altro. Ma adesso, mentre sempre più mi allontano dalla mia prigione dorata, in mezzo alla terra brulla e arida, non sento preoccupazioni. È  come se il movimento mi rendesse incapace di provare apprensione, ansia, angoscia.
Alle nove e quarantacinque siamo ad Alcazar de San Juan. Alle tredici e trenta a Guadix. Il treno corre in mezzo alla sierra. Uno scenario desolante, niente case, solo rocce, terra brulla, un rozzo toro di cartone montato a guardia di un dirupo, un ponte stretto e lunghissimo sospeso nel vuoto. Aggrappato al finestrino, nello scompartimento vuoto, ho visto il treno entrare in una nuova stazione. Sono sceso. Almeria. Incapace di stare fermo a pensare, mi incammino a piedi verso la città.

Un posto orribile, moderni palazzi secchi e bruciati dal sole sconvolgono la dignitosa arretratezza delle vecchie case basse in stile arabo. Cammino fino alla stazione degli autobus. Un luogo di disperati, ci sono drogati dappertutto. Una pazza mi grida qualcosa di satanico. Ho paura.
Torno alla stazione ferroviaria. C'è un treno per Siviglia alle ventidue e dieci. Mi piace, lo compro per trentatré euro e trentacinque centesimi. Sono troppo ricco per fare il barbone. Mancano ancora diverse ore. Vado sul lungomare a cercare qualcosa da mettere sotto i denti. È da Barcellona che non mangio. Mi siedo a un tavolo esterno di un locale popolare davanti alle acque torbide del mar Mediterraneo. Il proprietario, un baffuto unto ed enorme, conosce qualche parola d'italiano. Mentre parla starnutisce e il catarro gli rimane sui baffi. Mi porta insalata con mais, pesce spada alla griglia e patate fritte.  Divoro il tutto e poi faccio il bis. L'acqua del mare è blu scura, il sole brucia. Bevo sangria fino alle nove e quaranta. Saluto il baffuto e torno in stazione. Nemmeno lui mi ha riconosciuto. L'ansia incomincia a darmi tregua anche quando non sono in viaggio.

Il treno per Siviglia è stracolmo. Finisco in uno scompartimento con Francisco, che sta andando a disintossicarsi in una clinica di Huelva, e con Manuel e Maria, lui sedici, lei quindici anni, sposati da tre mesi, lei in cinta di sette mesi, eroinomani entrambi da due anni. Me lo dicono in italiano perché, non so per quale motivo, lo parlano e lo capiscono perfettamente.
Chiudono a chiave lo scompartimento. Iniziano a trafficare con un cacciavite e con la carta stagnola. Poi a turno inalano. Non avevo mai visto nessuno fumare eroina. Mi lascia senza parole. Quasi non mi accorgo del treno che va. Mi dicono che se mi dà fastidio possono andare in un altro scompartimento. Gli dico che è tutto ok. Lo dico guardando la pancia gravida di Maria, le sue piccole mani da ragazzina.
La cosa sorprendente è che, nonostante siano fatti, profumano, sono puliti, hanno capelli lucenti e lisci. Quando mi passano accanto lasciano ventate di buon odore. Io puzzo e non mi lavo da tre giorni e sono pieno di polvere.
Francisco si addormenta, gli sposini ci danno dentro per due ore con l'eroina. Mi offrono una fetta di una torta ai semi di girasole. Manuel dice che si fa anche in vena e tira di coca. Domani a Siviglia se vado con loro mi daranno dieci grammi di hashish per cinquanta euro. Gli rispondo che voglio rifletterci.

A Granada il treno fa cinque minuti di sosta. Io e Manuel scendiamo e andiamo al bar sul binario uno. Il barista non vuole darmi la bottiglia l'acqua perché ha visto Manuel che cercava di rubare una barretta di cioccolato. Metto cinque euro sul bancone, il barista sbuffa e mi dà la bottiglia fresca. Risaliamo sul treno mezzo minuto prima che riparta. In scompartimento scopro che Manuel è riuscito a rubare la cioccolata. La spezza in quattro parti e la divide. È  buona, si scioglie in bocca.

 A Pedrera c'è un guasto. Tre ore di sosta forzata. Gli sposini e Francisco dormono, io cerco di non farmi prendere di nuovo dall'agitazione. Ho bisogno di vedere scorrere il paesaggio, ho bisogno di movimento.

Arriviamo a Siviglia alle sei e quindici del mattino.
Salutiamo Francisco e usciamo dalla stazione deserta. Il bagagliaio di Manuel e Maria consiste in una sporta di plastica piena di vestiti.
Andiamo a fare colazione in un bar squallido. Succo d'ananas e panini caldi al prosciutto. Pago io.
Poi facciamo un giro per la parte popolare di Siviglia. Influenze arabe, ombra, balconate ricamate, tetti moreschi. Arriviamo al Barrio della Macarena. In un cortile assolato, fra palme bruciate, merde di cane e sposini minorenni ed eroinomani, faccio due tiri di canna. Mi gira la testa. Non fa per me.
Gli dico che vorrei tornare in stazione. Manuel si lancia in mezzo alla strada e ferma un taxi. Contratta con il taxista, mi dice di dargli cinque euro e mi invita a salire. Mentre mi saluta inizia a sanguinargli il naso. Si pulisce con le dita e schiaffa a terra il muco rossastro. Maria rimane in disparte e mi saluta con un leggero cenno del capo.

La mia fame è insaziabile: in un ristorante davanti alla stazione mangio boccadillo al jamon e calamari fritti. Faccio un rutto e vado in bagno. Una lavata alle ascelle, una lavata di denti e come nuovo.
Metto cappello e occhiali da sole nello zaino, attraverso il piazzale e rientro in stazione. Consulto i tabelloni indeciso sul da farsi: Huelva o Algaciras?
 Una voce alle mie spalle, con accento romano, grida:
-Ehi, ma tu sei...- La frase si blocca nel vuoto quando mi volto.
Mi trovo davanti due ragazzi in pantaloncini corti, sandali e zaino in spalla. Uno dei due porta la maglia della Lazio. Mi indica un giornale. Me lo porge con le mani tremanti. Guardo e vedo la foto di un giocatore intento a calciare con violenza un pallone. Sopra, la didascalia recita: SCOMPARSO!
-Tu sei... tu sei...- balbetta il ragazzo.
-No, non sono io... ci assomigliamo molto, ma no, non sono quello...- dico, indicando la foto. Lo dico con sangue freddo. Lo dico in italiano.
-Ma sei italiano... sei lui... sei scappato dall'albergo a Parigi...
-Ti stai sbagliando, ragazzo... io faccio lo scrittore e sto girando l'Europa per fare un reportage.
I ragazzini mi guardano dubbiosi. Guardano la mia barba, i miei vestiti sporchi, le mie unghie lunghe.
-Beh, puoi fare lo stesso una foto con noi? Diremo agli amici che abbiamo trovato lo scomparso, in procinto di scappare in Marocco- dice il ragazzo con la maglia della Lazio, sorridendo.
Buona idea, penso, mettendomi in mezzo ai due ragazzini, mentre un giapponese, capitato nel momento giusto, nel posto giusto, scatta la foto. Buona idea, andare in Africa, scendere nel continente misterioso.
Saluto i ragazzi con una stretta di mano ed entro in stazione. C'è odore di sale marino. Ho bisogno di rimettermi in movimento. Ho bisogno che il viaggio riprenda.

copyright 2009 by Lorenzo Mazzoni
postato da: LorenzoMazzoni alle ore 16:12 | link | commenti
categorie: libri
venerdì, 24 aprile 2009

Resistere

Quando io considero questo misterioso e miracoloso moto di popolo, questo volontario accorrere di gente umile, fino a quel giorno inerme e pacifica, che in una improvvisa illuminazione sentì che era giunto il momento di darsi alla macchia, di prendere il fucile, di ritrovarsi in montagna per combattere contro il terrore, mi vien fatto di pensare a certi inesplicabili ritmi della vita cosmica, ai segreti comandi celesti che regolano i fenomeni collettivi, come le gemme degli alberi che spuntano lo stesso giorno, come certe piante subacquee che in tutti i laghi di una regione alpina affiorano nello stesso giorno alla superficie per guardare il cielo primaverile, come le rondini di un continente che lo stesso giorno s'accorgono che è giunta l'ora di mettersi in viaggio. Era giunta l'ora di resistere; era giunta l'ora di essere uomini: di morire da uomini per vivere da uomini.

(PIERO CALAMANDREI, dal discorso tenuto al Teatro Lirico di Milano, 28 febbraio 1954, in Uomini e città della Resistenza: discorsi scritti ed epigrafi, Laterza)
postato da: LorenzoMazzoni alle ore 23:32 | link | commenti
categorie: libri
lunedì, 20 aprile 2009

House of Books (Intervista a Lorenzo Mazzoni di Carlotta De Melas)


1- Lorenzo Mazzoni, per quelli che ancora non lo conoscono, come ti piace definirti?
- Un camminatore... in senso anche metaforico. Uno che va avanti e che cerca di rimanere coerente quanto possibile con la propria idea di dignità culturale e umana.

2-Giovane scrittore e editore, aggiungo io. In che misure riesci a conciliare entrambe le cose?
- Fa sorridere il termine "giovane" che in Italia è dato indistintamente a chiunque non abbia raggiunto l'età pensionabile (A tal proposito consiglio una bella intervista rilasciata dai Wu Ming, su "Internazionale"). Ho 34 anni e pubblicato nove libri negli ultimi tre anni, la fase "giovanile" spero sempre di essermela lasciata alle spalle... Come concilio... Beh, innanzitutto che sono un editore non è esatto. Collaboro con Linea BN-La Carmelina Edizioni, ma rimango essenzialmente uno scrittore. Aiuto Linea BN per la lettura dei manoscritti e per i concorsi, scambio contatti che possano essere utili a entrambi, partecipo a qualche riunione redazionale ma rimango uno scrittore...

il resto dell'intervista su: http://www.houseofbooks.org/lorenzo-mazzoni/



INTERVISTE A SCRITTORI EMERGENTI E AFFERMATI! RECENSIONI DEI LIBRI PIU' COOL DEL MOMENTO! USCITE IN LIBRERIA SEMPRE AGGIORNATE! SERVIZI FOTOGRAFICI ESCLUSIVI!

La casa dei libri, casa di carta e inchiostro nato per gioco. E' un luogo virtuale che profuma di storie da ascoltare, da conoscere, da leggere.

http://www.houseofbooks.org/


postato da: LorenzoMazzoni alle ore 14:05 | link | commenti
categorie: libri
sabato, 18 aprile 2009

Romania: un porno senza pregiudizi (di Roberto Coaloa)



Fotografia di Marco Belli - http://www.flickr.com/photos/marcobelli/

La provocazione di uno scrittore e un fotografo: descrivere la realtà degli osceni casermoni di Ceausescu per difendere una popolazione ingiustamente sotto accusa.


Due italiani, il fotografo Marco Belli e lo scrittore Lorenzo Mazzoni, descrivono la Romania di oggi in Porno Bloc, un libro utile per spazzar via tanti pregiudizi sul paese. Una lucida provocazione governa il romanzo, una sorprendente e originale storia sullo Stato carpatico, garantita non solo dal riferimento poco letterario del titolo: porno non abbisogna di apparati filologici; bloc in romeno indica un edificio di numerosi appartamenti, tutti squallidamente uguali, quegli anonimi casermoni del socialismo reale, descritti dagli autori nel testo e nelle fotografie.

L'originalità del romanzo è data dalla corrispondenza tra il testo di Mazzoni e le foto di Belli: i due elementi non sono stati fusi a freddo, per così dire, ma costituiscono un corpo unico. Come nelle fotografie, anche la fiction dipinge una Bucarest vera, spesso retorica e bolsa. Un'immagine ritrae una scritta in romeno: «Basarab Paâmant Romanesc» (Bassarabia terra romena). Un'altra inneggia alla Grande Romania: «Romania Mare». Meglio di un libro di storia, le fotografie di Belli e il testo di Mazzoni descrivono un antiliberalismo nazionalista alla periferia d'Europa (aspetto rilevato soprattutto nel passato della Romania: quella di Corneliu Zelea Codreanu, il capo della Guardia di ferro, che stregò col suo credo parafascista Nae Ionesco, Mircea Eliade ed Emil Cioran). I due autori raccontano oggi l'estrema destra di Vadim Tudor.

Il loro viaggio si è svolto soprattutto a Bucarest, la Parigi dell'est (com'era chiamata negli anni '30). Quel liberty "carpatico-balcanico", diretta influenza del non lontano periodo asburgico, si intravede ancora oggi: tra l'osceno, tra il "porno" dei bloc di Nicolae Ceausescu.
Diversamente da altri viaggiatori-turisti della nostra epoca, attratti da volgari safari fotografici nei Paesi dell'ex blocco sovietico, e in particolare nella vampiresca «Republica Populara Romîna» d'antan, Belli e Mazzoni sono due studiosi e ricercatori dalla solida preparazione accademica che conoscono profondamente il Paese.

Marco Belli è un filosofo, che ha tradotto dal romeno lo scritto di Cioran, Amurgul gîndurilor (Crepuscolo dei pensieri); è diventato fotografo a Bucarest: nell'antico grand boulevard di Calea Victoriei acquistò un vetusto oggetto, una Seagull (copia cinese della Rollei), che diventò il suo primo apparecchio fotografico.

Lorenzo Mazzoni, scrittore di "belle storie" alla Graham Greene, è un attento viaggiatore che ha girato tutto il mondo: Vietnam, Laos, Egitto, Kurdistan e Yemen, solo per citare le sue ultime mete. Interessante è anche la scelta dei due autori di non fare uno dei tanti resoconti di viaggio: Porno Bloc è, a sorpresa, un giallo con due personaggi centrali, Boris e Zoia, che si aggirano tra i bloc di Bucarest, dove le speranze di un futuro migliore tramontano nei deliri della follia.

«La storia di questo paese mette i brividi» è la riflessione di Boris, dal passato umano e dal presente patologico. Lo scrittore e poeta romeno Mihai Mircea Butcovan ha scritto una postfazione al romanzo, dove osserva: «Non piacerà questo libro a molti romeni che storceranno il naso. Lo leggano come un libro di fantascienza e, come i lettori di fantascienza, facciano i collegamenti che vogliono con la realtà. Ed i lettori italiani non usino questo testo per denigrare ulteriormente un Paese e il suo popolo. Abbiano il coraggio di non strumentalizzare un'avvincente fantastoria, movente di fantasia ma non di morbosità».

Marco Belli, Lorenzo Mazzoni
«Porno Bloc. Rotocalco morboso dalla Romania post post-comunista»
Linea BN-La Carmelina Edizioni, Ferrara, pagg. 132, € 12,00
http://www.lacarmelinaedizioni.it/

articolo di Roberto Coaloa, apparso su Il Sole 24Ore-Domenica, 15 marzo 2009
http://coaloalab.splinder.com/
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tempo%20libero%20e%20Cultura/2009/03/romania-porno-bloc.shtml?uuid=e3c68b8a-0f37-11de-b874-530b20f3f76e&DocRulesView=Libero

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categorie: libri
giovedì, 09 aprile 2009

Funerale di Buenaventura Durruti (di H. E. Kaminski)

a37-566I miliziani con il fucile al braccio, circondarono il catafalco. poi alcuni uomini della colonna Durruti che erano venuti da Madrid con la bara la portarono alla "casa". Nessuno aveva pensato ad aprire i grandi battenti del portone e quegli uomini dovettero stringersi per attraversare un'angusta porta. C'era tanta gente che riuscirono a stento a farsi strada (...) Durruti era l'amico dei suoi amici. Era diventato l'idolo di tutto il popolo. Era stato sinceramente amato e tutti quelli che erano presenti in quel momento supremo lo rimpiangevano. Tuttavia la sola persona che piangesse, oltre alla sua compagna, una francese, era una vecchia donna di servizio (...) Gli altri sentirono tutti la sua morte come una perdita terribile, irreparabile, ma i loro sentimenti erano privi di ogni solennità. Tacere, non fumare, togliersi il berretto, questo per loro sarebbe stato stato stravagante quanto farsi il segno della croce o spargere l'acqua benedetta. Migliaia e migliaia di persone sfilarono davanti a Durruti per tutta la notte. Aspettavano in lunghe file sotto la pioggia. Io non oserei nei sentimenti di quegli uomini e di quelle donne distinguere il dolore dalla curiosità. Ma sono sicuro che se c'è un sentimento che essi non provavano affatto era il rispetto della morte.

Il giorno dopo ebbero luogo i funerali. Si vide bene che la palla che aveva ucciso Durruti era andata dritta al cuore di Barcellona. Si calcolò che un abitante su quattro marciasse dietro la bara, senza contare le masse che fiancheggiavano le strade, che erano alle finestre, sui tetti e perfino sugli alberi delle Ramblas (...) Era grandioso, sublime e bizzarro, poiché tutta quella folla non era diretta, non c'era né ordine né organizzazione; nulla funzionava, il caos era indescrivibile.

52_53La sepoltura era fissata per le dieci. Già un'ora prima era impossibile raggiungere la sede del comitato regionale anarchico (...) Alle dieci e mezza Durruti, coperto di una bandiera rossa e nera, lasciò la "casa degli anarchici" sulle spalle dei miliziani della sua colonna. Le masse alzarono il pugno per l'ultimo saluto. Si intonò il canto anarchico Figli del popolo. Fu un momento molto commovente. Ma per inavvertenza, si erano fatte venire due orchestre; una sonò in sordina, l'altra fortissimo, e non riuscirono a mantenere la stessa cadenza (...) Almeno mezz'ora trascorse prima che si potesse liberare la via e il corteo si muovesse. Parecchie ore passarono perché esso raggiungesse la Plaza de Cataluna, distante appena qualche centinaio di metri (...) No, non erano funerali regali, erano funerali popolari. Nulla in essi era ordinato, tutto avveniva spontaneamente, in modo improvviso. Erano funerali anarchici, ecco la loro maestà! Tavolvolta bizzarri, essi restano pur sempre grandiosi, di una grandiosità strana e lugubre.

Ascasodurrutijover(...) Garcìa Oliver, il solo superstite dei tre amici, parlò in qualità di amico, di anarchico e di ministro della giustizia della Repubblica spagnola (...) Era previsto che il corteo si sarebbe sciolto dopo i discorsi e che soltanto alcuni amici avrebbero accompaganato il feretro fino al cimitero. Ma fu impossibile seguire il programma. Le masse non se ne andavano: avevano già occupato il cimitero, sbarravano la strada che conduceva alla tomba (...) Scendeva la notte. Ricominciava a piovere. Ben presto l'acqua cadde a dirotto e il cimitero si trasformò in un campo fangoso dove i fiori annegavano. All'ultimo momento si decise a rimandare l'inumazione e i portatori della bara fecero dietrofront davanti alla tomba e portarono il loro fardello al deposito mortuario.
Soltanto il giorno dopo Durruti fu sotterrato.

di H.E. Kaminsky - tratto da La breve estate dell'anarchia. Vita e morte di Buenaventura Durruti, di Hans Magnus Enzensberger (Feltrinelli 1973; 2007).





Per saperne di più su Buenaventura Durruti consiglio il centro di documentazione di Montpellier.
http://ascaso-durruti.chez-alice.fr/

anarc-funerali durruti























Materiale interessante si può trovare anche qui:
http://www.libertaria.it/spagna36.htm

b.durruti
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categorie: reportage
lunedì, 16 marzo 2009

Booktrailers di Palude di Enrico Astolfi e del Recinto delle capre di Lorenzo Mazzoni

http://www.sugarpulp.it/live/wp-content/uploads/2009/01/cover_recinto.jpghttp://giotto.ibs.it/cop/copj13.asp?f=9788890330032                 

Potete vederlo qui:

http://www.youtube.com/watch?v=jY6O2A7dacw&eurl=http://www.facebook.com/home.php?
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categorie: libri
lunedì, 02 marzo 2009

Porno Bloc (dal 14 marzo in libreria)

PORNO BLOC (esce in libreria il 14 marzo) da bellimarco.
PORNO BLOC, rotocalco morboso dalla Romania post post-comunista

di Marco Belli e Lorenzo Mazzoni, LineaBN-La Carmelina Edizioni, 2009.


In una Bucarest estiva, calda e caotica, un oscuro personaggio in balia dei propri vizi e delle proprie debolezze, verrà incaricato di portare a compimento un 'misterioso lavoro'. Durante i suoi allucinati pellegrinaggi metropolitani inconterà una ragazza e intraprenderà con lei un gioco di perversione e follia. Fra bambini di strada, bloc di periferia, locali notturni e in mezzo a un'umanità in disfacimento, l'uomo muoverà i suoi incerti passi fino al tragico, irreversibile finale. Un libro dove fotografia e testo si rincorrono e si intrecciano, creando uno strano e morboso rotocalco contempornaeo, su una realtà, quella della capitale rumena, inedita e fascinosa.

www.lacarmelinaedizioni.it

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categorie: libri
sabato, 28 febbraio 2009

La rivoluzione sarà una gran festa



Tornano gli Alba Cienfuegos a Ferrara

Torna a Ferrara il collettivo Alba Cienfuegos dopo le presentazioni di Firenze e Milano, per presentare "Eri tutto lungo. Cavallo Pazzo e altri cani sciolti", intenso romanzo corale su un periodo fondamentale della nostra storia più recente. Un tracciato crudo, a volte incantato, sulla realtà della periferia milanese di fine anni '70. Siamo nel giugno del 1978 durante una manifestazione antifascista. Nel caos, con un gesto estremo, un ragazzo lancia una molotov all’interno di un blindato. Da qui prende il via la storia di un gruppo di giovanissimi, una storia che li vede vivere insieme nel quartiere della Barona, combattere per i propri ideali, confrontarsi con la realtà di tutti i giorni, ritagliarsi i propri spazi, affrontare le illusioni e le disillusioni di quel periodo di lotta e di cambiamenti. Alba Cienfuegos è un collettivo formato dallo scrittore milanese Mario Javed Saggittario (memoria storica del gruppo), Filippo Landini (apprezzato videomaker con lavori come "Ferrara Game Over"), Enrico Astolfi (che ha esordito da pochi mesi con il suo romanzo a racconti "Palude"), e Lorenzo Mazzoni autore di numerosi romanzi e reportage già affermato a livello nazionale con "Ost" e "Le acrobazie mentali di Ivan Mostarda". I quattro stanno lavorando a una storia dissacrante sulla famiglia Este e a una spystory nordcoreana sulle orme degli storici Segretissimo. L'incontro si svolgerà oggi pomeriggio alle ore 18 al Mercatino del Libro e del Fumetto, in via Scienze 12, a Ferrara. Modererà l'incontro Federico Pazzi, responsabile redazionale della Linea BN. Il performer Andrea Amaducci leggerà brani del romanzo. La presentazione sarà introdotta da un video sugli anni '70 curato da Filippo Landini.

tratto da "estense.com" - http://www.estense.com/?module=displaystory&story_id=48193&format=

www.lacarmelinaedizioni.it

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venerdì, 13 febbraio 2009

Bontà e violenza

Lui era nello stesso tempo bonario e violento. Ma questa non è una contraddizione. Siamo tutti in questa situazione (...) chi tiene testa al potere, deve trarne le conseguenze. E uno può essere bonario quanto vuole, deve pur sempre combattere come una bestia selvaggia.E' una lotta a cui siamo costretti; non ce la siamo andata a cercare.

Juan Ferrer
, parlando di Buenaventura Durruti


http://filosofiastoria.files.wordpress.com/2008/09/1261.jpeg
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mercoledì, 11 febbraio 2009

Lappening!

http://www.lacarmelinaedizioni.it



Venerdì 13 febbraio 2009 - ore 18.30

Serata con la sig.ra La, Lapin e gli altri autori della Linea BN- La Carmelina Edizioni.

Performance, letture di A. Amaducci, proiezione del video LAPPINING! di Paco Petaceto.

Galleria d'Arte Marchesi, in Via Vignatagliata 41, Ferrara



Fotografie di Marco Belli

Lapin

La prima traccia nota è un’incisione rupestre scoperta in val Camonica e raffigurante un uomo con la testa da coniglio aggredito da alcuni cacciatori. Verosimilmente, spaventato da quel primo contatto, Lapin ha trascorso i primi millenni della storia dell’umanità nascosto nella propria tana.

Lapin riappare nel 1572, in Italia: in uno dei numerosi opuscoli pubblicati per celebrare la vittoria di Lepanto il suo nome appare in un elenco di cerimonieri di una parata navale a Venezia.

Nei primi anni del ’700, Lapin è un assiduo frequentatore del salotto di Ninon de Lanclos, a Parigi. Espulso dal salotto nel 1714 in seguito a un violentissimo alterco con Voltaire, Lapin ripara in Inghilterra, dove rimarrà fino alla fine del secolo. In quegli anni redige il diario intimo In cuniculum, opera stucchevole e intrisa di devozionalismo, che Lapin darà alle fiamme nel 1804. Nello stesso giro di anni il poeta italiano Ugo Foscolo chiede a Lapin alcuni consigli linguistici per la traduzione del Sentimental Journey di Sterne.

Nel XX secolo Lapin fa perdere le proprie tracce, e manca qualsiasi notizia su quale sia stata la sua vita in quegli anni; di recente è stata trovata una foto scattata nel 1978 a Berlino est, nella quale un ufficiale tedesco tiene in mano quella che sembra essere la maschera di Lapin.

Nel 2008 il fotografo ferrarese Marco Belli, sgombrando del ciarpame accumulato in giardino, scopre l’entrata di un cunicolo, in fondo al quale trova Lapin delirante, senza vestiti e gravemente denutrito. Dopo essersi rassicurato sull’indole quieta dell’uomo contemporaneo, Lapin ha accettato di uscire dal proprio rifugio per collaborare con il fotografo per la realizzazione di immagini, performance, opere letterarie. Ha comunque richiesto, come forma di tutela, che il proprio cunicolo venga lasciato così com’è, casomai le cose peggiorino di nuovo.
postato da: LorenzoMazzoni alle ore 22:58 | link | commenti (1)
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lunedì, 09 febbraio 2009

Vida Loca, di Stefania Andreotti

"Vida Loca", il documentario sulle latin gang messicane, di Stefania Andreotti, che parteciperà a Babelgum il festival on line di Spike Lee.

A questo link si può vedere il documentario per intero ed anche votarlo (fino ad una volta al giorno).

http://www.babelgum.com/html/clip.php?clipId=3005280

Stefania Andreotti (foto di Marco Belli)
postato da: LorenzoMazzoni alle ore 13:49 | link | commenti
categorie: reportage
giovedì, 05 febbraio 2009

Neri ferraresi ancora e ancora


              Mr.Quanto?Meno intervista Andrea Amaducci e Lorenzo Mazzoni (fotografia di Marco Belli)

Sabato 7 febbraio - ore 18:00

Mercatino del Libro e del Fumetto - via Scienze, 12 - FERRARA
presentazione dei libri noir ambientati a Ferrara creati da
Lorenzo Mazzoni & Andrea Amaducci
.


Saranno presenti gli autori.

La collaboratrice giornalistica Stefania Andreotti modererà l'incontro.

Andrea Amaducci leggerà brani dei romanzi.

 

NERO FERRARESE

Ferrara. Una serie di efferati omicidi scuote la tranquilla città emiliana. Inquietanti rivendicazioni firmate Spontaneisti Armati Combattenti vengono recapitate nella redazione del giornale locale. Ma chi sono questi Spontaneisti? Toccherà all'ispettore Pietro Malatesta scoprirlo. Fra estremisti di destra, vecchiette che coltivano marijuana, scommettitori clandestini di gare automobilistiche, islamici nostrani e modelle di riviste pornografiche, l'ispettore cercherà di risolvere il caso. Un testo nerissimo, grottesco e divertente, accompagnato da disegni di grande effetto, che mette in luce gli aspetti più nascosti di Ferrara.

http://www.lacarmelinaedizioni.it/catalogo/#book-nero-ferrarese


IL RECINTO DELLE CAPRE

Ritorna lo “sbirro” anarchico Pietro Malatesta, in perenne attesa della sospensione, attorniato dalla solita strampalata corte dei miracoli, impegnato a risolvere un caso che lo coinvolge personalmente: al parco massari viene ritrovato il corpo di un guardiano del Museo d'arte Moderna, tal Cuccu da Masi Torello, amico dell'ispettore, assassinato con una dose di eroina tagliata. Fra partite della Spal, ricordi dei “Tempi del teppismo”, spacciatori, cliniche di recupero, nonnine che coltivano erba, pappagalli tropicali, ex brigatisti, immigrati, appaltatori edili senza scrupoli, Malatesta, in compagnia del fidato sovraintendente Gavino Appuntato, cercherà di portare alla luce la verità sull'omicidio dell'amico.

http://www.lacarmelinaedizioni.it/catalogo/#book-il-recinto-delle-capre


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categorie: libri
mercoledì, 21 gennaio 2009

Milano, venerdì 23 gennaio

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lunedì, 15 dicembre 2008

Kinshasa Serenade . quattro

peperoncinoKinshasa
Serenade



QUATTRO

4

Le amministrò del ricostituente scaduto, uno sciroppo per la tosse che puzzava da mirtillo marcio. La donna lo ingollò a fatica, poi chiuse gli occhi e si sdraiò, aveva il petto scavato, era di una magrezza malsana. Riprese a tossire con violenza, come se stesse per morire.
Harold sospirò stancamente, depose la bottiglietta di medicinale vicino al corpo della donna e si annusò le mani: puzzavano. Puzzava il suo corpo, la sua pelle, il suo camice sporco. Portava con sé un odore marcio, infetto.
Peter Jensen arrivò a passo svelto, asciugandosi con un fazzoletto il sudore che colava copiosamente dalla sua fronte.
-C’è un uomo nell’ambulatorio due che mi sta facendo diventare scemo!
Harold non chiese spiegazioni, guardò con compassione il suo spaesato assistente.
-Ho almeno dieci casi più gravi di quello ma lui non capisce, mi sta esasperando!
-Cos’ha?
-Morbillo, credo.
-Vaccinalo e torna ai tuoi casi gravi, qual è il problema?
-Ma…
-Cristo, Peter, saprai fare un’iniezione!
-Certo- disse Jensen con un certo orgoglio.
-E allora fagliela, per Dio!
-Ma il morbillo non è mortale! C’è una donna che ha una gamba in cancrena! Almeno due bambini che necessitano di ricostituenti e…
-Ho vaccinato centinaia di persone contro il morbillo, qui ci crepano con il morbillo, lo capisci? Lo capisci in che razza di diavoleria ti sei infilato?
Peter Jensen non rispose. Portò di nuovo il fazzoletto alla fronte, si voltò e tornò nell’ambulatorio.
Harold guardò le lancette del suo orologio da polso. Erano le tre del mattino. Se torno adesso forse sta già dormendo e non mi assillerà con i suoi sciocchi capricci, pensò, mentre si infilava le mani in tasca e si incamminava verso lo spogliatoio. Venne fermato da Ariel Swartz, un enorme medico israeliano. Aveva il camice completamente inzuppato di sangue. I radi capelli gialli gli cadevano sulla larga fronte, il sudore gli colava sulle guance paffute, sul doppio mento.
-Harold, devi venire con me.
-Stavo andando a casa, Ariel, non puoi chiamare Jensen o qualche dottore locale?
Swartz per tutta risposta lo prese con forza per il braccio e lo trascinò in uno sgabuzzino in fondo al corridoio. Dentro c’erano due infermiere e una donna gravida distesa su una stuoia di legno. La donna mormorava e dimenava le braccia in aria, debolmente. La piccola stanza aveva il pavimento ricoperto di escrementi di topo, l’intonaco cadeva a pezzi, non c’erano finestre, canali d’aria. Il luogo odorava di marcio, di putrefazione.
Swartz si chinò e prese ad accarezzare i capelli lanuginosi della donna.
-Bisogna assolutamente farla partorire, rischia di crepare- disse con una voce bassa, profonda.
Harold si guardò intorno. Attrezzatura rudimentale: un paio di forbici, una pompa artigianale per aspirare il sangue, un coltello, mezza scatola di cotone, un sacchetto di pillole gialle.
-Va bene, faremo un parto cesareo- disse.
Swarz sospirò:
-A volte mi chiedo chi me lo ha fatto fare di venire in questo posto di merda!
-Non siamo qui per lamentarci, Ariel, prega il tuo Dio ebreo e mettiamoci all’opera.
-Fottiti!
Harold prese in mano le forbici. Le mani gli tremavano. Swartz se ne accorse, gliele levò dalle mani e lo spinse verso la porta in malo modo.
-Lascia fare a me! Vuoi sbudellarla?
Harold guardò la donna. Adesso non si muoveva più. Aveva chinato la testa di lato. Una bava giallognola le colava dalla bocca.
Qualcuno gli stava strattonando la spalla. Si voltò. L’infermiera austriaca lo guardava con una faccia stanca e dura.
-C’è un tizio che chiede di lei.
-Chi è?
-Dice di essere un agente della Moloch Natural Resources… il signor Jakov Cohen.
-Hai sentito Swartz? C’è un sionista che mi cerca, vi siete messi in testa di colonizzare anche il Congo?
-Vaffanculo Harold! Vammi a chiamare Hirons o Jensen o chi cazzo vuoi e smettila con queste stronzate! Sto per fare un parto cesareo con delle forbici e senza guanti! Non ho bisogno delle tue battute!
Harold Brook uscì dallo sgabuzzino e seguì la severa infermiera verso lo studio: una stanza male arredata con una scrivania, due sedie e un piccolo frigorifero. In terra erano depositati fascicoli e fogli di carta, rosicchiati dai topi e ricoperti da una coltre sottile di polvere ocra.
In piedi, al centro della stanza, c’era un tipo tarchiato, portava scarpe e pantaloni neri e una camicia bianca. I suoi tratti somatici erano di una banalità disarmante, Harold pensò che era l’ultima persona che uno avrebbe notato fra la folla.
-Signor Cohen, la prego, si accomodi.
Il tipo tarchiato si sedette senza far rumore, si accese una sigaretta e iniziò a fumarla in modo banale.
-Fa caldo anche alla notte in questa città- disse. Era un uomo che parlava senza espressività
-Una birra, signor Cohen?- chiese Harold andando verso il frigorifero senza aspettare una risposta. Prese una Primus ghiacciata, la stappò aiutandosi con un accendino e la posò sul tavolo, davanti alla faccia banale di Cohen.
-Allora, cos’è venuto a fare qui alle tre di mattino passate?
-Volevo parlarle dei bambini che vengono in questo ospedale per farsi curare.
-Poveri diavoli… la sua società vuole forse dare dei fondi per aiutarci a salvarne qualcuno?
-Mi interessano i loro organi dottor Brook- sembrava sicuro di quello che aveva appena detto, minimamente preoccupato di riuscire a convincere il suo interlocutore. Harold lo guardò. Dava l’impressione di essere un uomo senza ego, di essere un uomo invisibile.
-Io ho molti contatti dottore. Insomma, saprei a chi rivendere gli organi di quei bambini.
-Come medico devo farle delle obbiezioni. Non parlo dell’immoralità della cosa Cohen, di quella non mi frega nulla, parlo della salute di quei bambini, sono malati, hanno carenze evidenti, venderebbe solo fegati marci, occhi rovinati… non le frutterebbe neanche mezzo dollaro.
Cohen non disse nulla, bevve in silenzio un sorso della sua birra ghiacciata.
-C’è un solo modo di arricchirsi in questo Paese. I diamanti, il coltan, l’oro, le pietre preziose. Lei è già ben inserito in questa attività, che bisogno ha di mettere in piedi un commercio poco redditizio come quello degli organi?
Cohen continuava ad ascoltare in silenzio. Harold pensò che aveva un viso facile da guardare, non aveva nulla di straordinario, non rivelava niente, non nascondeva niente. Forse era solo apparenza.
-Lei ha ragione dottore, ma la situazione sta peggiorando, è sempre più difficile avere accesso alle risorse naturali. E' una guerra civile incomprensibile per tutti. Non ci si capisce più niente fra gli innumerevoli gruppi di ribelli, predoni, eserciti nazionali.
-Io mi devo preoccupare delle conseguenze di questa guerra, non mi importa molto di quello che succede nelle miniere in mezzo alla foresta. In questo ospedale, per la maggior parte del tempo, non c’è corrente, non ci sono letti, i pazienti dormono su reti di ferro o su teli stesi a terra. Gira la malaria, il morbillo, il tifo, non abbiamo attrezzature adeguate per curarli, va tutto in malora- Harold si bloccò. Da dietro la porta chiusa si poteva sentire il caotico frastuono delle voci mormoranti dei malati, di una radio accesa, il grido di qualche dottore straniero che impartiva ordini.
-E' una grande partita per spartirsi questo Paese, la sua gente sta sprofondando senza ritorno negli abissi della fame, della guerra perpetua, della violenza fratricida, e tutto per gli interessi di una mezza dozzina di nazioni disgraziate e di qualche ricco occidentale… il Congo lo stiamo facendo a pezzi… noi, dottor Brook, regoliamo la libertà di questa gente come si regolano le lancette di un orologio, lei lo sa bene.
-Mi vuol far sentire colpevole?
Cohen fece una smorfia, spense la sigaretta dentro la bottiglia vuota di Primus e ne accese immediatamente un’altra. La luce saltò improvvisamente, le voci nel corridoio tacquero. Fuori si sentiva il fruscio degli alberi, il tremulo ronzio di insetti invisibili. Rimasero al buio per qualche minuto senza parlare poi il generatore si rimise in moto stridendo.
-Che le avevo detto della luce?- disse Harold.
-In questo posto non ci sono i comfort di Londra.
-Perché proprio Londra, signor Cohen?- chiese Harold sulle difensive.
-Londra, New York, Parigi… ha capito cosa intendevo.
Bussarono alla porta. Senza aspettare l’invito ad entrare un medico alto e muscoloso fece capolino, era un dottore locale, teneva in mano delle cartelle colorate.
-Mi scusi dottor Brook. Sono riuscito a compilare le schede di quel gruppo di uomini arrivati ieri.
-Grazie Charles, appoggiali sul tavolo, ci darò un occhiata.
Il medico mise sulla scrivania le cartelle. Guardò per un attimo Jakov Cohen con occhi stanchi ed uscì.
-Compilate le schede per ogni persona che viene ricoverata?
-Solo qualcuna, quelle che riusciamo. Ci pensa Charles, cerca di archiviarli tutti… è molto bravo.
-Sembra anche molto provato.
-Quell’uomo ha assistito allo sterminio della sua famiglia, è originario di Bukavu, anche lui è un rifugiato.
-Bukavu, nel sud Kivu. È una zona controllata dai ribelli. Quel dottore parteggia per loro?
-La famiglia di Charles Kitadi è stata massacrata, signor Cohen, che importanza può avere da che parte sta quell’uomo?
Harold si alzò, aprì il piccolo frigorifero e prese una bottiglia di whisky. Bevve a canna una lunga sorsata, rimise la bottiglia nel frigo e si pulì la bocca con il palmo della mano.
-Signor Cohen, io adesso me ne vado a casa, è molto tardi.
Cohen si alzò.
-Ha ragione dottore. Io sono venuto qua a disturbarla nel cuore della notte per farla partecipe delle mie locubrazioni…
-Non si preoccupi. In ogni caso lasci che le ripeta che l’affare degli organi è perdente in partenza.
-Sì, probabilmente ha ragione. Sa, giravo in macchina da solo per questa mostruosa città pensando a come risolvere il problema delle miniere. È difficile tenere in piedi il commercio quando i giacimenti sono continuamente sotto il pericolo di attacchi … e poi ho visto un bambino, uno dei soliti bambini abbandonati con la pancia gonfia e la faccia sporca che girano per le strade. Mi sono ricordato che lei, alla festa del signor Rubeira, aveva accennato al suo lavoro qui all’ospedale, del fatto che questo posto è costantemente preso d’assedio da bambini poveri e malati, e mi è venuta l’illuminazione.
Harold si ricordava il ricevimento di una settimana prima nella villa del signor Carlos Rubeira. C’erano tutti quelli della cooperazione portoghese, i soliti dottori che lavoravano negli ospedali privati di Gombe, i militari, gli angolani, uno sceicco, i funzionari ONU, le donne agghindate con gioielli e vestiti stretti. L’ennesima banale e patetica festa. Lei aveva ballato, squassato il sedere in mezzo ad una mezza dozzina di mogli di funzionari europei, mentre da un altoparlante usciva della brutta musica samba. Lui era rimasto quasi sempre seduto su un lungo divano, fra l’amante mulatta di Rubeira e il colonnello Eric Seko, ubriaco da fare schifo.
Guardò Cohen alle prese con una sigaretta da accendere, guardò la sua faccia invisibile, neutra. Era arrivato alle tre del mattino per proporgli un traffico perverso di fegati e occhi. Era una cosa strana. No, forse no. In una città straboccante di palpabili ventate di follia cosa c’era di così inconsueto che parlare di affari sporchi nel cuore della notte? Jakov Cohen era solo un affarista febbrile in una megalopoli febbrile.
-Spiacente di non esserle stato d’aiuto. Quando io alla festa parlavo di questi bambini non intendevo metterle strane idee in testa.
-Lei non ha colpe dottore- Cohen si accarezzò i peli che fuoriuscivano sopra il bottone alto della camicia. Sembrava provasse piacere in quel blando gesto di autoerotismo. La sua faccia assunse un’espressione, se pur pallida, di beatitudine.
-Arrivederci dottore- disse, e senza stringergli la mano uscì dalla stanza.
Uno psicopatico, pensò Harold Brooke. Aprì il frigo, prese la sua bottiglia di whisky e andò a cercare un passaggio. Lo snello e curvo dottor Hirons faceva al caso suo. Stava per andarsene. Era accompagnato dalle sue guardie del corpo, due bestioni rapati a zero e vestiti di pelle, nonostante il caldo afoso. Harold li guardò in faccia. Bevve una lunga sorsata di whisky con gli occhi fissi su quei brutti musi, in una specie di patetica e inoffensiva sfida.
-Mi dai un passaggio, Jack?- chiese.
-Andiamo- rispose semplicemente il dottor Hirons.
Harold lo seguì. L’aria era umida e calda. La bidonville di Kibuka era buia e mormorava, mormorava in mille toni e in mille voci di dolore. Harold rabbrividì e salì in macchina.

© 2004 - 2008  by Lorenzo Mazzoni
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categorie: kinshasa serenade
venerdì, 12 dicembre 2008

Il recinto delle capre



Presentazione de "Il recinto delle capre" e aperitivo per "Il Manifesto"

Sabato 13 dicembre

presso la libreria/galleria “La Carmelina”

in via Carmelino, 22 a Ferrara

dalle 16:00 a sera

FATECI USCIRE!
aperitivo di
autofinanziamento per "il manifesto"

alle 18:30
presentazione del libro:

“ IL RECINTO DELLE CAPRE”

di Lorenzo Mazzoni e Andrea Amaducci

moderatrice: Stefania Andreotti


info: www.lacarmelinaedizioni.it +39 340 15 28 803



Ritorna lo "sbirro" anarchico Pietro Malatesta, in perenne attesa della sospensione, attorniato dalla solita strampalata corte dei miracoli, impegnato a risolvere un caso che lo coinvolge personalmente: al parco massari viene ritrovato il corpo di un guardiano del Museo d'arte Moderna, tal Cuccu da Masi Torello, amico dell'ispettore, assassinato con una dose di eroina tagliata. Fra partite della Spal, ricrodi dei "Tempi del teppismo", spacciatori, cliniche di recupero, nonnine che coltivano erba, pappagalli tropicali, ex brigatisti, immigrati, appaltatori edili senza scrupoli, Malatesta, in compagnia del fidato sovraintendente Gavino Appuntato, cercherà di portare alla luce la verità sull'omicidio dell'amico.
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categorie: libri
lunedì, 08 dicembre 2008

Kinshasa Serenade . tre

peperoncinoKinshasa
Serenade



TRE

3

Cristobal guardò la città fuori dal finestrino abbassato. Kinshasa era enorme e orrenda. Si accese una sigaretta e ne offrì una al taxista che la prese rapidamente e se la infilò fra le labbra. Cristobal gli diede da accendere e poi tornò a contemplare la città. L’acqua ristagnava in grosse pozze, il penetrante odore del fiume si insinuava nell’abitacolo, l’odore di humus e di melma arrivava alle narici. Questo tempo fa venire voglia di sgozzare qualcuno, pensò Cristobal.
Fuori la strada era rossa e polverosa, il giorno non voleva morire e il tramonto continuava a irradiare la sua energica profondità. Per la strada lunghe file di ambulanti, di invalidi sui monconi. La folla si strattonava e sudava, un poliziotto stava reclamando la sua mazzetta a un venditore ambulante di banane. Cristobal continuò a guardare l’opprimente e caotica metropoli equatoriale. La Peugeot attraversò l’infinito Boulevard 30 Juin, fra i grattacieli anneriti dallo smog, poi scese giù per Avenue de Mongala, dove iniziavano i primi cancelli, le guardie armate. Erano entrati nel quartiere arioso di Gombe, dove le strade serpeggiavano fra sontuosi parchi privati. Lì le case avevano i generatori di corrente per ovviare alle continue interruzioni di elettricità. Passarono davanti al Grand Hotel su Avenue Balatela, poi davanti all’Hotel Memling, su Avenue du Tschad, si lasciarono alle spalle le sedi delle poche compagnie aeree, l’ambasciata americana, quella belga, quella italiana. Stavano costeggiando l’immenso fiume, le ville e i parchi recintati scomparvero e iniziarono a sfilare le bidonville con i tetti di lamiera arrugginita che si stendevano a perdita d’occhio. Cristobal aggrottò le sopracciglia e si morse le labbra.
-Qui va bene? Il Beach è lì più avanti.
-Sì, va bene, tieni i soldi.
Una mano secca prese le banconote.
-Grazie… sicuro di volerti fermare qui? Non è molto indicato per i bianchi.
-Va benissimo.
Il taxista lo fece scendere in uno spiazzo e Cristobal proseguì verso il fiume. La superficie delle chiatte scintillava sotto la luce della luna. Delle pozzanghere separavano le baracche l’una dall’altra e, sopra ad esse, erano state appoggiate delle assi vacillanti. Cristobal superò il precario percorso e si fermò davanti ad un chiosco di legno con il tetto di lamiera arrugginita. Su un ripiano montato grazie all’inchiodatura di qualche asse malmessa, erano allineate delle bottiglie di Primus e pacchetti di sigarette di contrabbando. Il bancone era coperto di bicchieri di plastica colmi di mozziconi di sigarette e da bucce di banana. Dietro al banco stavano due ragazzi. Il più alto aveva la barba lunga e incolta, gli occhi piccoli e insonnoliti, l’altro fumava una sigaretta con un sorriso ebete. Erano immobili come due statue. Alle loro spalle, appeso al muro della baracca, un poster strappato, raffigurante un fuoristrada rosso fiammante, svolazzava lievemente, scosso dalla mite aria della prima sera.
-Salute, uomo bianco,- disse con un mezzo ghigno il ragazzo con la barba incolta -tornato dalla foresta?- parlava uno spiccato francese cantilenante, tipico dell’Africa equatoriale.
-Laurent, Patrick… come vanno le cose?
-Tutti da Mamma Vidah- disse il ragazzo con il sorriso ebete, spegnendo la sigaretta in un bicchiere di plastica -Ti conviene affrettarti se non vuoi che quella affitti la tua stanza a qualche militare arrapato.-
-Sempre che non l’abbia già fatto!- disse l’altro.
I due scoppiarono a ridere. Cristobal si buttò la sacca sulle spalle e dopo averli salutati con un cenno della mano riprese a camminare verso il fiume. Incrociò un anziano con un enorme cappello di paglia in testa. Teneva fra le mani un filo da pesca.
-Buonasera Signor Lubuda, fatto buna pesca questa sera?
L’anziano guardò Cristobal sfoderando un sorriso sdentato.
-La superficie dell’acqua è ricoperta di rifiuti, ma tu? Sei tornato all’ovile, cocco?
Cristobal si guardò intorno, guardò le facciate sbiadite delle poche case coi muri di calce, guardò le baracche di legno annidate tra cumuli di rifiuti, pozzanghere fangose e spessa polvere ocra.
-Pare di sì, signor Lubuda… sono tornato all’ovile.
-Buona serata allora- disse l’anziano riprendendo a camminare. Il cappello di paglia gli oscillava a destra e a sinistra.
Cristobal proseguì a passo sostenuto, passò davanti al piccolo mercato sul fiume. Vendevano sempre la solita merce: arachidi, mango, birra calda, banane, marijuana, puttane, eroina. Qualcuno provò a fermarlo per proporgli qualche affare bislacco, qualcun altro lo saluto con leggeri cenni del capo.
Scese per una strada dissestata che conduceva ad una casa scalcinata. Davanti alla casa un grassone in pantaloncini e ciabatte stava cuocendo su una griglia un pollo rinsecchito. Tre ragazzini bianchi se ne stavano immobili, con delle bottiglie di birra in mano, a guardarsi intorno spaesati, erano senz’altro dei militari in borghese della missione ONU. Dei vecchi negri seduti su sedie da giardino in plastica li osservavano scambiandosi battute volgari. Qualche ragazzo a torso nudo ballava un pezzo di congo che usciva da qualche radio gracchiante nascosta dall’imbrunire che stava scendendo velocemente. Eccolo di nuovo, pensò Cristobal, eccolo di nuovo l’ovile, il carnevale di avventurieri e coatti ubriachi. C’era una puzza stantia di vomito. Due ragazzine urlanti mostravano il seno ai tre militari spaesati ma questi si limitavano a sorridere.
-E allungagli una mano, coglione!- stava urlando uno dei vecchi seduti davanti alla casa.
Una donna dalle forme generose, con i capelli rasati, si avvicinò a Cristobal. Indossava un vestito coloratissimo. Era scalza.
-La tua stanza è libera, cocco. Vattene a dormire.
-Grazie Mamma Vidah.
La donna sorrise e strinse Cristobal fra le forti braccia.
-Ben tornato, cocco… adesso vatti a riposare, più tardi ti faccio portare della birra ghiacciata da una delle ragazze, ça va?
Cristobal annuì stancamente e, tenendo ben salda la sua sacca dietro le spalle, scomparve dentro la casa.


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lunedì, 01 dicembre 2008

Kinshasa Serenade . due

peperoncinoKinshasa
Serenade



DUE

2


Harold si era alzato. Il bambino non si muoveva più. Harold evitò di guardare la madre e uscì a testa bassa nel corridoio.
-Harold, c’è bisogno di te nell’ambulatorio due.
-Vai tu, Peter, io ho bisogno d’aria.
Peter era il suo assistente. Era arrivato da tre mesi, fresco fresco dal dipartimento di medicina dell’Università di Stoccolma. Non si era ancora abituato alla quotidiana, orribile rassegnazione, all’orrore.
-Ma Harold, si tratta di un bambino…
Harold lo interruppe posandogli risolutamente una mano sulla spalla, aveva gli occhi rossi e insonni.
-Si tratta sempre di bambini, Peter. E ora ti prego, vai tu. Io ho bisogno d’aria.
L’assistente se ne andò via. Harold si diresse nella spogliatoio, un lurido locale pieno di armadietti arrugginiti. I muri verdi erano scrostati, pieni di crepe, aggrediti dalla muffa. Aprì il suo armadietto facendo una lieve pressione sullo sportello. Il ripiano conteneva un sigaro umido e tre bottiglie di whisky. Ne prese una, la stappò e ne bevve una lunga sorsata.
-Vieni fuoco, vieni...- si disse, fra sé e sé. Posò di nuovo la bottiglia sul ripiano, si sedette per terra e rimase a contemplare il pavimento.
Silenziosamente, senza che lui se ne rendesse conto, una grossa infermiera era entrata e lo guardava con disprezzo. Era un’austriaca di mezza età che credeva nella pietà umana, nella missione caritatevole di salvare quel mondo martoriato dalle pene dell’inferno.
-Dottor Brook?
-Sì?- disse Harold senza alzare gli occhi dal lurido pavimento.
-Venga, la prego, c’è bisogno di lei.
-Il dottor Swartz non è disponibile?
-No.
-Il dottor Hirons?
-No, nemmeno lui.
-E allora vada a chiamare Peter, lui ha bisogno di imparare, gli farà bene un po’ di pratica.
-Il dottor Jensen è impegnato nell’ambulatorio due. La prego dottore, venga.
Harold si mise le mani fra i capelli. Le dita si bagnarono di sudore caldo.
Vaffanculo al giovane dottor Jensen, e vaffanculo a quel sionista ciccione di Swartz… arrivo, cazzo, arrivo…- si sollevò a fatica e seguì l’infermiera lungo il corridoio.
Questa lo condusse davanti ad un bambino che poteva avere tre anni. Era immerso in un sonno malsano, i capelli sporchi e ingarbugliati, la pelle vitrea e madida di sudore. Harold gli scosse lentamente il capo e il bambino aprì debolmente gli occhi. Provò ad accarezzare la faccia di Harold con una mano piccola e scheletrica, ma i suoi gesti erano resi convulsi ed esagerati dall’atrofia muscolare. La mano si agitò nel vuoto e poi ricadde. Tutto, in quel piccolo corpicino scuro, mostrava i segni della denutrizione avanzata. Harold si asciugò la fronte.
-I suoi genitori sono morti.- disse la voce dell’infermiera alle sue spalle.
-E' fortunato,- disse Harold sollevando il gracile polso -tra poco morirà anche lui.
-Fortunato?- chiese inorridita l’infermiera.
Harold non rispose. Con sguardo stanco si osservò intorno. La sala  puzzava di vomito e urina. Non c’erano materassi, solo reti arrugginite e sfondate. I pazienti erano seduti sul pavimento. Un bambino rannicchiato in un angolo stava tossendo violentemente Aveva la testa e il torso schiacciati, rattrappiti, la bocca aperta, arida, le labbra screpolate, la faccia rigida. Veniva scosso da tremiti violenti. La pelle sembrava sul punto di spaccarsi da un momento all’altro.
All’angolo opposto della stanza un altro bambino era seduto in grembo alla madre. Respirava a fatica, aveva il corpo gonfio. Le palpebre ingrossate, i capelli ridotti a una lanugine scura e stopposa. La sua pelle era sottile e rugosa, screpolata, come una vecchia pergamena. Harold si avvicinò, sempre seguito dall’infermiera. Ignorò il bambino, che ora boccheggiava, e si concentrò sulla ragazza. Poteva aver avuto sedici, diciassette anni. Indossava una maglietta azzurra sbrindellata da dove fuoriuscivano mammelle gonfie e cadenti, e un paio di pantaloni sporchi di una tuta rossa. Aveva le guance rovinate dall’acne. Gli occhi iniettati di sangue.
-Il latte del suo seno è pieno di alcol- disse Harold.
-Cosa possiamo fare?- chiese l’infermiera abbassandosi per esaminare il petto della giovane donna.
-Offrirle da bere.
-Ma dottor Brook!
-Ci pensi lei a questa gente, infermiera, io ho da fare.
Prima che l’infermiera potesse ribattere qualcosa, Harold era già tornato sul corridoio. Un uomo stava fissando il vuoto appallottolato su uno sgabello di plastica. Quando Harold passò di fianco a lui, cadde a terra con un tonfo secco di ossa rotte. Harold lo guardò, inerme, immobile sul pavimento, come un mucchio di stracci.


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mercoledì, 26 novembre 2008

Kinshasa Serenade

peperoncinoKinshasa
Serenade



UNO

Fatti e luoghi descritti in questo libro sono puramente inventati. La Repubblica Democratica del Congo non esiste, non esiste la città di Kinshasa, non esiste la sua miseria, il suo interminabile lutto collettivo, la bestiale violenza che percorre le sue strade.
Esiste la capacità del genere umano di non vergognarsi per la propria indifferenza, esiste la nostra bravura nel voltare lo sguardo da un’altra parte, esiste la nostra magica arte di riuscire a cancellare ogni cosa.


Ai rifugiati


Non ancora armati,
Fallita ogni maschera, sfidiamo a viso aperto il demone.
Ancora, compagno, bestie in corsa e cieli in rovina
Ancora in prigione il vecchio re furioso.

James Agee


Coloro i quali dimenticano il passato
saranno condannati a viverlo di nuovo.

George Santayana



1


Scese dal camion e si massaggiò le membra intorpidite. Ci risiamo, pensò, guardandosi intorno. L’Arrĕt Pascal appariva confuso nel torrido tramonto. Le corsie erano invase da macchine, motorini, uomini, donne, lattanti, capre, scatoloni imballati, sacchi di iuta, venditori ambulanti di benzina in bottiglia. Ogni cosa era ricoperta di strati di polvere e fanghiglia. Cristobal s’incamminò sulla pista rossa, passando in mezzo alle mani tese dei mendicanti. Un vecchio incartapecorito agitò la mano e sputò fra i suoi piedi un grumo giallo di catarro.
-Bisogno di un taxi?- chiese un tipo prendendolo per un polso. Era un piccoletto scheletrico, un fascio di muscoli ricoperto da pelle nera e ringrinzita.
-Può essere.
-Vieni con me, pochi soldi…- disse l’uomo, mostrando una bocca piena di denti gialli e marci.
-Va bene.
Cristobal lo seguì verso una Peugeot scassata.
Intorno l’esercito dei bambini urlanti, delle madri che porgevano capezzoli sudati a deboli lattanti. La terra rosso fuoco e i poliziotti in ciabatte. Le piramidi di manghi e banane verdi, grosse e pesanti. I commercianti seduti a terra, donne che camminavano a ranghi stretti. Un vociare perpetuo, misto al gracchiante suono dei motori scarburati dei camion in partenza. Intorno alla pista polverosa si stagliavano i chioschi costruiti con pezzi di legno e lamiera arrugginita; si vendevano Primus calda e stecche di sigarette. Sul lato opposto della corsia transitava una motrice di camion a cui era stato agganciato un carro bestiame. Dentro vi erano ammassate decine di persone: i passeggeri.
Salirono in macchina. L’abitacolo puzzava da urina e da frutto marcio.
-Lo sai? L’altro ieri un camionista ubriaco è arrivato a tutta velocità e ha fatto una strage… sono morte parecchie persone- disse il taxista senza emozione, stuzzicandosi i denti con un rametto di legno -Dov’è che ti porto?
-Al Beach, al porto fluviale.
-Va bene, capo, va bene.
Cristobal guardò ancora la caotica stazione che viveva esagitata fuori dal finestrino.
-L’Arrĕt Pascal è un vero museo d’arte africana- disse.
-Sì, il museo dell’anarchia- rispose lo scheletrico taxista e, facendo tossire il motore, si diresse verso il centro della città.


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categorie: kinshasa serenade

Cambiamenti (vento caldo, luoghi della mente)

Dopo aver letto due volte il contratto di Splinder inerente ai diritti letterari del contenuto dei blog ed essermi abbastanza rassicurato (in verità in Internet non si è mai sicuri di niente), mi sono deciso a cambiare un po' la struttura di questo spazio.

Inizierò da oggi a postare Kinshasa Serenade, romanzo breve sulla guerra civile in Congo.

La storia verrà intervallata mensilmente con la vetero-ortodossa rubrica fotografica DEUTSCHE DEMOKRATISCHE REPUBLIK e con le eventuali iniziative (presentazioni-festival-nuove uscite) legate ai miei libri o ad altri amichetti creativi.

Il romanzo, una volta terminato, una settimana dopo l'ultimo post, verrà cancellato. Sì legge in diretta, settimanalmente, da un capitolo all'altro. Funzionerà? Forse. Inch Allah.

Cos'è e perché Kinshasa Serenade:
Il libro l'ho scritto nell'agosto del 2004. Mi ero rintanato in campagna, a casa da mia madre, per scrivere qualcosa sull'Africa. Mentre in tv, sui giornali, alla radio non si faceva che parlare delle sensazionali guerre americane al Terrore, io leggevo, sulla poca stampa seria, che in Congo morivano migliaia e migliaia di persone, in una guerra inutile e fratricida che il mondo intero ignorava. Il romanzo, a volte terribilmente violento, nasce come una provocazione e come un grido d'aiuto.

Nel 2005 l'editore Edizioni Kult Virtual Press lo pubblicò (in formato ridotto E-book) con il titolo Le bestie. Fino ad oggi mi sono state fatte quattro proposte per una sua pubblicazione cartacea che ho sempre rifiutato perché le proposte erano accompagnate dall'esplicita richiesta di un mio contributo finanziario. Anche per il contenuto del romanzo accettare mi sembrerebbe una beffa.

Ho deciso di postarlo oggi perché in questi giorni, come nell'agosto del 2004, migliaia di uomini, donne e bambini stanno morendo in Congo, falciati da una guerra che l'ottimismo da prima pagina del Presidente del Consiglio e le pepatissime notizie dall'Isola dei Famosi, stanno relegando in articoletti da ultima pagina.

Non sono mai stato a Kinshasa. Le descrizioni della città e della guerra civile sono state prese in prestito da diverse fonti. Devo ringraziare Sergio Ramazzotti e il suo bellissimo libro In viaggio verso il Capo per i particolari sull'Arrĕt Pascal e sulla cucina congolese; “Internazionale” per gli articoli delle annate 1998/2004 che descrivono le condizioni dei rifugiati, gli effetti delle guerre civili e del mercato sporco dei minerali preziosi in Africa. La figura del dottor Harold Brook è liberamente ispirata ad alcuni personaggi apparsi nell'incantevole Il nocciolo della questione, di Graham Greene, a cui va tutta la mia stima.

In pratica si può affermare che il libro che andrete a leggere in questo buffo formato, di mio ha la struttura dei dialoghi, l'intreccio della storia, il copione noir, ma per quello che riguarda le terribili immagini che una guerra africana può offrire, ho fatto quello che faceva Emilio Salgari, “il puzzle letterario”, nel suo caso d'avventura, nel mio caso della disperazione e della miseria.

Il libro è dedicato ai rifugiati. Idealmente potrebbe essere dedicato anche al mio amico Piero. Il suo Congo, rispetto al mio, è reale e quotidiano. Vita di tutti i giorni.

Buona lettura
postato da: LorenzoMazzoni alle ore 23:41 | link | commenti (4)
categorie: kinshasa serenade
lunedì, 17 novembre 2008

DEUTSCHE DEMOKRATISCHE REPUBLIK

L'immagine “http://www.designboom.com/history/estgermandesign/1.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

http://www.edizionimelquiades.it/schedalibro.asp?lp_prod=12&lp_tip=1
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categorie: deutsche demokratische republik
lunedì, 03 novembre 2008

Nuovo sito La Carmelina Edizioni

http://www.lacarmelinaedizioni.it
postato da: LorenzoMazzoni alle ore 13:36 | link | commenti (3)
categorie: libri
sabato, 01 novembre 2008

Esse, fra parentesi


Il performer Andrea Amaducci durante la presentazione di (S) alla Galleria La Carmelina, Ferrara (fotografia di Marco Belli)

E' uscito oggi, (S) Scatti e Scritti, di Roberto Meschini e Lorenzo Mazzoni. Libro che inaugura la nuova collana “ScattiScritti”, della Carmelina Edizioni. Libri che uniscono insieme fotografie e testi narrativi, la cui prossima uscita è prevista all'inizio del 2009 con un progetto sulla Romania del fotografo Marco Belli sempre con i testi di Lorenzo Mazzoni.

(S) è sostanzialmente un libro di viaggio. Di persone che vanno e persone che arrivano,
di scatti rubati, immagini ricercate, reportage, simbolismi sofisticati, inquadrature volutamente povere, ricette culinarie. Un libro originale, una strana sinergia fra penna e macchina fotografica, un viaggio dall'Inghilterra al Guatemala, dal Pakistan allo Yemen, dal Vietnam al Messico, dall'Egitto all'India, un intelligente ed originale libro da leggere e da osservare.
Roberto Meschini, architetto e fotografo, dimostra con questo lavoro le sue spiccate qualità di fotoreporter, di viaggiatore attento alla dimensione umana dei luoghi visitati.
Lorenzo Mazzoni, arrivato con (S) alla sua sesta pubblicazione in tre anni, dimostra le sue versatili e prolifiche caratteristiche di paroliere moderno, sperimentando linguaggi molto diversi da quelli che siamo soliti leggere nei suoi romanzi.
(S), inoltre, per essere un libro sostanzialmente fotografico, possiede un pregio raro nelle collane di libri illustrati: un prezzo altamente popolare che, come scritto anche da Raffaello Scatasta nella nota introduttiva “potrebbe far rischiare all'editore una collocazione del libro in libreria”, cosa rara, spesso, per libri di questo genere.

Da "Il Resto del Carlino", 18 ottobre 2008



(S), scatti di Roberto Meschini, scritti di Lorenzo Mazzoni

La Carmelina Edizioni 2008
ISBN 978 88 903 30006
Euro 15,00

http://www.lacarmelinaedizioni.it

postato da: LorenzoMazzoni alle ore 18:35 | link | commenti (2)
categorie: libri
venerdì, 24 ottobre 2008

Cavallo Pazzo

Sabato 25 ottobre 2008

ore 17.00

presso l’Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara (Vicolo Santo Spirito 11)


Presentazione del romanzo


ERI TUTTO LUNGO
 Cavallo Pazzo e altri cani sciolti
 
di Alba Cienfuegos



 La presentazione del libro sarà curata dalla direttrice dell’Istituto prof.ssa Anna Maria Quarzi.


 Saranno presenti gli autori e seguiranno letture di alcuni passi del libro da parte di Andrea Amaducci.


La giornata sarà introdotta e sottolineata dal video “Cienfuegos 77” della Falange Sinapsi.
 

Milano, giugno 1978.
Una manifestazione antifascista, un gruppo di compagni che decide di prendersi la piazza. Nel caos, con un gesto estremo, un cane sciolto lancia una molotov all’interno di un blindato. Un gruppo di ragazzi osserva la bottiglia bruciare il cielo. Istanti. Occhi lucidi, pieni di paura ma anche di ricordi. Le loro storie prendono forma. Torniamo indietro, li ritroviamo vivere insieme nel quartiere della Barona, combattere per i propri ideali, confrontarsi con la realtà di tutti i giorni, ritagliarsi i propri spazi, affrontare le illusioni e le disillusioni di quel periodo di lotta e di cambiamenti. Adesso, dopo due anni di vita intensa, sono ancora una volta a tu per tu con la violenza estrema, in bilico. Davanti all'ennesimo bivio.
Romanzo corale su un periodo fondamentale della nostra storia. Un tracciato crudo, a volte incantato, sulla realtà della periferia milanese di fine anni '70
 
Il libro del collettivo Alba Cienfuegos fa parte del nuovo progetto de La Carmelina Editrice; progetto che oltre a coinvolgere gli autori del collettivo, include anche i fotografi Marco Belli e Roberto Meschini e il performer Andrea Amaducci. Verrà inaugurato oggi il nuovo sito editoriale della casa editrice (www.lacarmelinaedizioni.it), e seguiranno la ristampa del romanzo di Enrico Astolfi “Palude”, l'attesissimo seguito di “Nero ferrarese” di Lorenzo Mazzoni e Andrea Amaducci e sono previsti, per l'anno prossimo, oltre a lavori individuali di Filippo Landini e Mario Javed Saggittario, un rotocalco di Marco Belli e Lorenzo Mazzoni e un lavoro a più mani che dovrebbe coinvolgere Meschini e Amaducci.

Il collettivo Alba Cienfuegos e i collaboratori, simpaticamente autoribatezzatisi “I Porno Alleati”, hanno inoltre organizzato un concorso per romanzi inediti che prevederà la pubblicazione per il vincitore (informazioni del bando: www.lacarmelinaedizioni.it) e stanno cercando nuove voci interessanti, sia nel panorama nazionale che in quello internazionale, da poter pubblicare e promuovere.
 
 
NOTE BIO AUTORE/I
Alba Cienfuegos è/sono:
 
Mario Javed Saggittario. Nato a Milano nel 1961. Memoria storica del collettivo. Ha insegnato per molti anni in vari istituti tecnici prima di dedicarsi alla sua personale ricerca del Tutto. Suonatore, creativo, affaccendato. “Eri tutto lungo” è il suo primo romanzo.
 
Filippo Landini. Nato a Ferrara nel 1969. Ha pubblicato le raccolte di poesie “Fuoco et flow” in AA.VV, “Frrr” (Comune di Ferrara, 2001), “Nodo Sottile 3” (Crocetti Editore, 2003) e il romanzo “Ferrara Game Over” (Edizioni Nomade Psichico, 2000) da cui è stato realizzato il il lungometraggio omonimo (diretto e interpretato dallo stesso Landini e da Max Czertok).
 
Enrico Astolfi. Nato a Magenta (Mi) nel 1976. Ha lavorato per molti anni come freelance nel settore audiovisivo sia in Italia che in Uruguay. Collabora con diverse riviste clandestine. Ha pubblicato il romanzo a racconti “Palude” (La Carmelina Edizioni, 2008).
 
Lorenzo Mazzoni. Nato a Ferrara nel 1974. Ha pubblicato i romanzi “Il requiem di Valle Secca” (Tracce, 2006), “Ost, il banchetto degli scarafaggi” (Edizioni Melquìades, 2007), “Nero ferrarese” (disegni di Andrea Amaducci; La Carmelina Edizioni, 2007), “Le acrobazie mentali di Ivan Mostarda” (Robin Edizioni, 2008), “Un tango per Victor” (La Carmelina Edizioni, 2008), “(S) scatti &scritti” (fotografie di Roberto Meschini; La Carmelina Edizioni, 2008).
 
 
ISBN 978-88-9033-005-6

PREZZO
€ 12,00

www.lacarmelinaedizioni.it
postato da: LorenzoMazzoni alle ore 17:21 | link | commenti
categorie: libri
venerdì, 17 ottobre 2008

Scatti e Scritti

SABATO 18 OTTOBRE

ORE 19.00

ALLA LIBRERIA-GALLERIA LA CARMELINA, VIA DEL CARMELINO, 22 FERRARA

PRESENTAZIONE DEL LIBRO

(S)

SCATTI DI ROBERTO MESCHINI
SCRITTI DI LORENZO MAZZONI


Per l'occasione si inaugurerà la mostra di fotografia di Roberto Meschini(s) solo scatti




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categorie: libri
lunedì, 13 ottobre 2008

Nero ferrarese sul tubo

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categorie: libri
venerdì, 03 ottobre 2008

Studio per PB (3) - clown


Studio per PB (3) - clown da bellimarco.
Studio per PB (3) - clown, di Marco Belli © All rights reserved. Use without permission is illegal

PB... fotografie di Marco Belli, testo di Lorenzo Mazzoni... prossimamente in libreria... inch Allah...
postato da: LorenzoMazzoni alle ore 22:01 | link | commenti (1)
categorie: libri
mercoledì, 24 settembre 2008

Concorso per Romanzi Inediti

Il concorso è semplice: noi vi forniamo sei potenziali copertine da scegliere. Voi scrivete il romanzo.
Potete inviarci qualsiasi storia, di fantascienza, noir, storica, erotica, intimista, di fantapolitica, western, comica, gospel, drammatica, d'amore, allucinata, estrema, d'avventura eccetera eccetera. L'importante è che sia un romanzo breve, né poesie né racconti né sceneggiature. Quello che ci importa è che si possa ritrovare un filo conduttore fra “l'involucro” e il suo contenuto, fra la copertina e il romanzo.


- REGOLAMENTO -

1) Il partecipante al concorso dovrà scegliere (fra i sei modelli proposti che saranno visibili dal 25/9/2008) una sola copertina che rappresenta, secondo lui, l'involucro giusto per il suo romanzo.

- copertina 1 – IL PULCINO BOLSCEVICO ( disegno di Andrea Amaducci)
- copertina 2 – MACHIAVELLI (fotografia di Marco Belli)
- copertina 3 – COMUNICAZIONI (fotografia di Roberto Meschini)
- copertina 4 – CANEGATTO (disegno di Andrea Amaducci)
- copertina 5 – IL MISTERIOSO SIGNOR P. (fotografia di Marco Belli)
- copertina 6 – TATTO (fotografia di Roberto Meschini)

Il titolo dell'opera non deve necessariamente essere analogo a quello della copertina scelta.


2) Limiti: i testi non dovranno superare le centoquarantamila battute (caratteri), spazi inclusi, pena la decadenza immediata dal concorso dell’opera inviata. Al fine di non debordare dal suddetto limite, consigliamo l’utilizzo della funzione “conteggio parole” del menù “strumenti” di Word.
SI RICHIEDE un lavoro di editing dell'opera inviata (correzione refusi, errori ortografici, eccetera). Per una migliore lettura della Giuria consigliamo TIMES NEW ROMAN 12.


3) Le opere dovranno essere tassativamente inedite (anche su internet) e non aver raggiunto le prime posizioni di merito in altri concorsi.


4) Scadenza: gli elaborati dovranno pervenire entro il 30/06/2009


5) Quota di iscrizione: 10,00 Euro per ciascuna opera inviata


6) Invio delle opere: inviare una copia cartacea recante in prima pagina il nome del partecipante, i suoi recapiti, il titolo dell'opera e la sezione scelta. Inviare il materiale per corrispondenza (Posta Prioritaria) presso: Libreria Galleria La Carmelina - via Carmelino 22, 44100 Ferrara (specificare sulla busta “CONCORSO CARMELINO 2008”)
- L’autore dovrà essere l’unico ed esclusivo proprietario dell’opera inviata.
- Ogni autore può partecipare con più opere, purché sempre inedite. Alla copia cartacea dovrà essere allegata la biografia aggiornata del partecipante e una scheda dei dati personali. La biografia e la scheda personale sono FONDAMENTALI al fine dell’accettazione dell’opera al concorso. Ricordarsi di indicare nella prima pagina del manoscritto a quale delle sei sezioni si intende partecipare.


7) Il versamento della quota di iscrizione può essere effettuato nei seguenti modi:
- Direttamente presso la nostra sede in via Carmelino 22 – 44100 Ferrara
- Vaglia postale intestato a: Libreria Galleria La Carmelina - via Carmelino 22 – 441000 Ferrara
- Bonifico bancario intestato a: Associazione Culturale Charles Bukowsky -
-Cassa Risparmio Ferrara Agenzia n.1

-
IT52 F061 5513 0010 0000 0010 542


8) La giuria è presieduta da: Federico Felloni (editore), Marco Felloni (editore), Enrico Astolfi (scrittore), Roberto Meschini (fotografo), Filippo Landini (filmaker), Lorenzo Mazzoni (scrittore), Andrea Amaducci (performer), Mario Javed Saggittario (scrittore), Marco Belli (fotografo).


9) Risultati: saranno pubblicati sulle pagine del sito di riferimento www.lacarmelina.com dal 01/08/2009. Al vincitore, inoltre, sarà comunicato il risultato tramite mail o telefono.


10) Premiazione: Per il primo classificato delle sei sezioni Pubblicazione Editoriale con La Carmelina Edizioni (stampa/rilegatura editoriale e codice ISBN. Le spese di stampa e pubblicazione saranno esclusivamente a carico dell'editore e gli autori non avranno l’obbligo di acquisto copie) e 10 copie cartacee del suo romanzo in omaggio; le opere considerate più meritevoli verranno selezionate in seguito per un'eventuale pubblicazione cartacea o in formato E-book.


11) La partecipazione al concorso implica la disponibilità dei partecipanti più meritevoli alla pubblicazione, al di là del risultato finale del concorso, con la Carmelina Edizioni in un formato cartaceo o E-book del proprio romanzo. Gli autori selezionati si impegnano quindi a cedere a titolo gratuito per un anno (2009) il diritto esclusivo di pubblicare le opere inviate. Tutti gli altri diritti sulle opere inviate resteranno solo ed esclusivamente agli autori. Per la cessione del diritto di pubblicazione gli autori non riceveranno alcun compenso economico.


12) Tutela della privacy. Con l’invio delle opere, gli autori acconsentono al trattamento dei loro dati personali i quali sono finalizzati alla sola gestione del premio. Responsabili del trattamento è l’editrice La Carmelina Edizioni.
Ai sensi della legge 675/96 si comunica che i dati inviati verranno utilizzati ad esclusivo uso interno e non saranno comunicati o ceduti ad altro soggetto.


13) Per qualsiasi informazione contattare la nostra redazione (librerialacarmelina@libero.it), specificando nell'oggetto della mail “CONCORSO CARMELINO 2008”

Immagini delle copertine:

- copertina 1 – IL PULCINO BOLSCEVICO ( disegno di Andrea Amaducci)
cop_01

- copertina 2 – MACCHIAVELLI (fotografia di Marco Belli)
cop2

- copertina 3 – COMUNICAZIONI (fotografia di Roberto Meschini)
cop_3

- copertina 4 – CANEGATTO (disegno di Andrea Amaducci)
cap4

- copertina 5 – IL MISTERIOSO SIGNOR P. (fotografia di Marco Belli)
cap5

- copertina 6 – TATTO (fotografia di Roberto Meschini)
cap 6


Concorso Carmelino 2008.BandoConcorso
PDF BANDO COMPLETO CONORSO CARMELINO 2008


www.lacarmelina.com
postato da: LorenzoMazzoni alle ore 23:14 | link | commenti (21)
categorie: libri
martedì, 23 settembre 2008

Biblioteca Comunale Ariostea

MARTEDI' 23 settembre (OGGI)
ore 17.30

Biblioteca Comunale Ariostea (Ferrara)


presentazione dei libri


NERO FERRARESE
(testo di Lorenzo Mazzoni, disegni di Andrea Amaducci)


UN TANGO PER VICTOR
(di Lorenzo Mazzoni)


PALUDE
(di Enrico Astolfi)



Modererà l'incontro FILIPPO LANDINI

Letture e Performance di ANDREA AMADUCCI


Saranno presenti gli autori


"Dopo alcuni anni di impegno nel settore editoriale, la Carmelina Edizioni di Ferrara ha raccolto, attraverso una serie di iniziative, un gruppo di giovani scrittori ferraresi che rappresentano, senza ombra di dubbio, quanto di meglio la creatività letteraria della nostra città offre in chiave di promessa per il futuro.
Si tratta di autori che cercano di uscire dai limiti di una scrittura provinciale, non solo geografica, allineandosi ai modi e alle forme della narrativa contemporanea [...] dopo il successo di “Nero ferrarese “, Lorenzo Mazzoni
( che ha già stampato con editori nazionali ) riprende la sua collaborazione con la Carmelina con “Un tango per Victor", una poetica storia d’amore, ambientata in una Amsterdam colta dal vero, tra un italo- cileno e una misteriosa argentina. Alla autenticità della storia d’amore il libro aggiunge deliziose caratterizzazioni : valga per tutte quella dello zio del protagonista, sempiterno fan di Victor Jara e deluso dalla morte naturale di Pinochet che avrebbe voluto uccidere con le sue mani.
Fra l’altro Mazzoni, nel descrivere la capacità del protagonista di assemblare musiche legate alla personalità degli amici, dimostra una notevole cultura di musica moderna.
“Un tango per Victor “ si avvale di una brillante prefazione di Roberto Coaloa, critico letterario di “Il sole 24 ore". Il volume sarà introdotto da Filippo Landini.
Letture a cura dell’attore Andrea Amaducci."

dal sito www.lacarmelina.com

postato da: LorenzoMazzoni alle ore 09:55 | link | commenti (1)
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