Lorenzo Mazzoni

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Blogger: LorenzoMazzoni
Nome: Lorenzo Mazzoni
Nato a Ferrara nel 1974. Ho pubblicato i romanzi "Le acrobazie mentali di Ivan Mostarda" (Robin Edizioni, 2008), "Nero ferrarese" (Edizioni La Carmelina, 2007), "Ost, il banchetto degli scarafaggi" (Edizioni Melquìades, 2007), "Il requiem di Valle Secca" (Tracce, 2006), e gli e-book "Il sole sorge sul Vietnam", "Mekong Blues" (insieme a Tommy Graziani), "Le bestie" e "Privilegi" (Edizioni Kult Virtual Press, 2005-07). Alcuni miei racconti sono apparsi sulle riviste Enzimi, Storie, Rotta NordOvest, Catrame Letterario, Centro Studi Opifice, I Racconti di Luvi e sull'antologia "Schegge di utopia" (Edizioni La Carmelina, Ferrara 2007). Ho vissuto a Londra, Parigi, Hurghada e Sana'a. Ho viaggiato in Vietnam, Laos, Nord Africa, Kurdistan, Yemen. Sono collaboratore giornalistico del quotidiano on-line "il reporter". Ascolto i Beatles, curo l'orto e giro in bicicletta.

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sabato, 03 maggio 2008

Arrivederci

AlohaWhen we grew very tall
When I saw you so small
Then I wanted to stay with you

Inside me I feel alone and unreal
And the way you kiss will always be a very special thing to me.

(S.B. - Late night)



Mollo la pezza per un po'.

Aloha


Lorenzo
postato da: LorenzoMazzoni alle ore 09:33 | link | commenti (2)
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martedì, 29 aprile 2008

Il silenzio sul mare


Il molo di Amasra © Tommy Graziani



Amasra, minuscola località ad unottantina di chilometri dalla più turistica Safranbolu, dove in certi giorni d'estate le acque cristalline del Mar Nero ricordano l'Egeo sotto il cielo vivo del Mediterraneo.

 

Circondata da una foresta lussureggiante, sorge su un promontorio roccioso coronato da una cittadella a picco sul mare.

 

Stazione di villeggiatura in agosto per le famiglie turche, piccola e isolata località di pescatori e artigiani durante i restanti mesi dell'anno.

 

Non ci sono infrastrutture turistiche, nessun palazzo anonimo e prefabbricati dell'orrore. Amasra è legata al caos discreto della sua mite storia.

 

Pochi hotel e pochi ristoranti aperti in agosto, un solo ristorante ed una sola pensione aperti in autunno, inverno e primavera.

 

Il ristorante si chiama Cesmi Cihan e dalla terrazza si possono osservare i pescatori, le barche arenate sulla spiaggia. Sorseggiare il caffè e mangiare pesce fresco, con lentezza. Qui non c'è nulla da fare se non osservare.

 

La pensione invece si chiama Huzur Aile Pansyon ed è gestita da una rubiconda signora dai capelli biondi.

 

La stanza da su una terrazza ricoperta di vite, la vista da sul molo, sull'acqua nera e scura, perché qui, a parte in agosto, il mare è davvero nero e impenetrabile come la pece.

 

In ogni direzione acqua,  il mare è dappertutto. Dietro al porto negozi antichi che vendono cucchiai, spatole, forchette, paralumi, portachiavi.

 

In lontananza, all'estremità nord-ovest della penisola, s'intravede il kale di epoca bizantina, rimaneggiato dai mercanti genovesi. L'interno della cinta muraria è stato interamente colonizzato da erbe e da piante aromatiche.

 

Costeggiando il mare e le chiacchiere dei pescatori e dei bambini, si arriva alla spiaggia di Bozkoy, in mezzo a vegetazione lussureggiante. Sulla spiaggia deserta due militari e un chiosco di legno che propone squisiti kofte all'ombra degli alberi.

 

In fondo, la falesia rossa che brilla e si spegne, un villaggio tradizionale, le barche che si allontanano verso l'orizzonte.

articolo apparso sul quotidiano on-line "il reporter".

copyright by Lorenzo Mazzoni

postato da: LorenzoMazzoni alle ore 23:12 | link | commenti (1)
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venerdì, 25 aprile 2008

Partigiani


  

Giù nell'avvallamento, da dove i tedeschi erano partiti, in mezzo al castagneto, c'era una casa colonica e si vedevano molti soldati lì attorno. Quando sente le urla delle donne e dei bambini, Bob non ci vede più. Alza sulla testa la Maschinenpistole e urla con una voce disumana, che rimbalza da una roccia all'altra e ci fa rizzare i capelli in testa a tutti quanti: "Avanti Garibaldi! All'attacco, dio boia, all'attacco!". E si lancia giù.
All'improvviso, è come se tutti i partigiani non avessero mai avuto paura. Tutti si mettono a correre contro i tedeschi, con delle urla e delle bestemmie da far paura al diavolo.
I tugnì non s'aspettano un assalto all'arma bianca, tanto meno da un battaglione di straccioni che pensano di aver già battuto. Presi di sorpresa, abbandonano le armi gli zaini e le giberne e scappano giù per il vallone fino al Senio, lo guadano e sempre di corsa salgono sul versante opposto.
Bob dopo trecento metri di corsa è crollato a terra, quando ha visto i suoi ragazzi correre dietro le canaglie, che non li fermava più nessuno. Lo hanno sollevato sulle spalle dei compagni che scendevano accanto a lui e lo hanno riportato a monte Cece.
E' così che abbiamo vinto la battaglia del Castagno.

A volte, nelle serate terse, guardo verso sud, la linea blu degli Appennini che degrada sull'orizzonte. Penso alla battaglia della Trentaseiesima. Penso ai cinque continenti, sterminate distese di terra, moltitudini di uomini e donne in marcia. Ricordo, come se li avessi vissuti tutti, secoli di lotta e sangue. Mi sento parte di una comunità universale che supera i confini e congiunge le epoche, la comunità di coloro che prendono d'assalto il cielo. E penso al vecchio Bob, che non poté diventare vecchio. Un giorno qualcuno si impadronirà di quel futuro che i miei eroi non poterono conquistare. Sì, penso a Bob, al comandante Bob che urla "All'attacco, Garibaldi, avanti, dio boia!".
E mi ritrovo a mormorare tra me e me: "Sì, dio boia, avanti".


Tratto da: ASCE DI GUERRA, di Vitaliano Ravagli e Wu Ming (Marco Tropea Editore)

http://www.wumingfoundation.com/

postato da: LorenzoMazzoni alle ore 11:44 | link | commenti (8)
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giovedì, 17 aprile 2008

Lettera aperta

17 aprile,
oggi è una data importante, non solo perchè 47 anni fa i cubani cacciarono a mare gli insulsi yankee e la loro sciocca arroganza di conquistare l'isola caraibica, ma anche perchè è uscito il mio nuovo libro.

oggi è una data importante per me, per i miei sogni fuori moda e perchè per la prima volta un editore mi ha comunicato 'il 17 aprile il tuo romanzo sarà nelle librerie' ed effettivamente il libro c'è, puntuale come un orologio svizzero.

scrivere è sacrificio e amore, è una pulsione ormonale, è il tentativo di riscrivere un mondo che molto spesso non mi piace e che necessito di cambiare a mio piacimento. Vivrò di sogni ma ognuno trova il proprio nutrimento in qualcosa e io lo trovo nel ticchettare parole su una tastiera. Semplice, difficile, essenziale.

'Le acrobazie mentali di Ivan Mostarda' non è il mio primo libro, ho già pubblicato (ma dai...) e amo i miei precedenti lavori quanto amo questa nuova creazione.
Cosa cambia?
Il distributore...

uscire con il distributore editoriale più importante in Italia significa che il romanzo si troverà ovunque e se proprio non dovesse essere su uno scaffale si potrà ordinare tranquillamente, senza lunghi tempi d'attesa o angosciose e infruttuose ricerche.
Se il vostro libraio di fiducia vi dirà che il romanzo non si trova potete tranquillamente dargli del pirla e accusarlo di non saper fare il proprio lavoro.

in una società che dà più valore all'aperitivo, alle veline, ai perizoma e ai cosmetici, rispetto ad un'opera creativa, scrivere è un atto di resistenza alla stupidità.

scrivere è il massimo esercizio di libertà che conosco. C'è anche l'amore, certo, ma quella è una questione che qui lascio da parte. Il personale è personale, scrivere invece è un atto solitario che si dedica, per quanto possibile, ad una comunità, ad individui che a volte non si conoscono nemmeno. Scrivere è il mio personale tentativo di salvarmi.
Se non scrivo muoio e di morire io non è ho per niente voglia.


'Un musicista di strada che suona pentole capovolte con bacchette cinesi, una ragazza dalle gambe perfette e dagli occhi grandissimi, un mercenario che scompare e riappare, un clochard che indossa un saio da penitente e che studia iscrizioni runiche, uno spregiudicato affarista egiziano, un albergatore turco che parla con la foto di Atatürk, una ricca occidentale che continua a mangiare senza sosta dal giorno del suo matrimonio. Sono solo alcuni dei personaggi che animano questo rocambolesco e surreale romanzo. Libro d’avventura, d’amore e d’amicizia, Le acrobazie mentali di Ivan Mostarda si sviluppa come un caleidoscopio coloratissimo: vichinghi, buskers, giornalisti falliti, chiromanti, la Monna Lisa, kamikaze improvvisati. Fra l’Emilia, Parigi, Istanbul, le coste del mar Rosso e la Maremma, una storia appassionante, allegra e commovente sulle tappe della vita.'

Questa è la sinossi del libro, l'editore è Edizioni Robin e se vi capita di leggerlo e avete voglia di commentarlo qui sotto c'è il link:

http://www.robinedizioni.it/le-acrobazie-mentali-di-ivan-mostarda

non mi aspetto la celebrità, i soldi, la gloria, l'ovazione. Non si campa di scrittura, si campa solo di minchiate in questo Paese, i piacioni e gli arrivisti arrivano, i Mazzo stanno chiusi in casa ore a buttare giù parole di sopravvivenza mentre i dischi girano e girano.

mi piace ricordare la frase che disse Ivan Zaicev, comandante dell'Armata Rossa a Stalingrado, quando tutto sembrava finito. Zaicev è stato un gran bastardo ma la sua frase mi sta aiutando tanto in questo periodo. Fatene quello che volete e interpretatela come volete, e se vi riesce fatelo anche per il mio libro:

'Nonostante le privazioni, il lutto, il dolore, lo sconforto, una cosa è certa, compagni, qui a Stalingrado i tedeschi non passeranno.'

Buona giornata

Lorenzo


Lorenzo Mazzoni

Le acrobazie mentali di Ivan Mostarda

mazzoni_200.jpg


pagine 384
euro 15,00
genere: Narrativa italiana
pubblicato: 2008
ISBN 978-88-7371-397-5

http://www.robinedizioni.it/

http://lorenzomazzoni.splinder.com/
postato da: LorenzoMazzoni alle ore 10:57 | link | commenti (25)
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mercoledì, 16 aprile 2008

In ricordo di Alexandra Boulat


Alexandra Boulat © VII


Alexandra Boulat è stata, senza dubbio, una delle reporter più interessanti che siano apparse sulla scena del reportage internazionale di alto livello degli ultimi due decenni.

 

Nata a Parigi nel 1962, figlia del grande fotografo Pierre Boulat, nel 1989 diventa una fotoreporter, assicurandosi un posto di rilievo presso la Sipa Press, infine, nel 2001 diviene socio-fondatore dell’agenzia fotografica VII.        

 

Il suo principale interesse si orienta sulle questioni sociali e i suoi reportages spaziano dall’indipendenza degli stati sul Baltico al traffico di bambini in Romania, alla guerra contro il terrorismo in Pakistan e Afghanistan, ai problemi del popolo Iracheno durante l’embargo, al razzismo in Germania, al conflitto in Bosnia, alle tensioni etniche in Kosovo. Altri lavori includono reportage paesaggistici a Taiwan e in Indonesia.

 

Coglie con i suoi scatti momenti di vita quotidiana in Iran, Iraq, Afghanistan, Giordania, Siria, Gaza, immagini di donne che si confrontano con l’Islam, il fondamentalismo, la guerra e la violenza domestica.

 

L’intento del lavoro è svelare la forza di carattere con la quale le donne affrontano la vita e le relazioni umane e condividere un momento del loro destino.

 

Fotografie che lasciano poco spazio a commenti e compromessi, una sensibilità tutta femminile nell’indagare la psicologia dei protagonisti delle sue immagini, con la violenza secca e determinata degli eventi.

 

Nelle sue immagini non c’è nessuna concessione all’estetica, tutto è informazione, compreso il colore.

 

Da non perdere, oltre al commovente omaggio alla Palestina, l’immagine delle ragazze albanesi del Kosovo che ridono con i fiori in mano, mentre sullo sfondo bruciano le case dei serbi.

 

Questa grande reporter si è spenta il 5 ottobre a Parigi in seguito ad una emorragia cerebrale che l’aveva colpita mentre si trovava per un servizio fotografico a Ramallah.

 

Il mondo del fotogiornalismo perde una grande reporter, un occhio attento ai cambiamenti del nostro mondo.


articolo apparso sul quotidiano on-line "il reporter".

copyright by Lorenzo Mazzoni

postato da: LorenzoMazzoni alle ore 17:50 | link | commenti (2)
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martedì, 15 aprile 2008

Anna Maspero a Ferrara

16 aprile ore 21,00

Ferrara

Largo Castello, 20 (all’interno della galleria del Palazzo della Borsa angolo Corso Ercole I d’Este)

in collaborazione con Skyways Viaggi ( www.skywaysviaggi.it )

proiezione del video “Cosa ci faccio io lì?” e presentazione del libro “A come Avventura”
di Anna Maspero

sarà presente l'autrice


http://acomeavventura.com/i-come-incontri/2008
http://acomeavventura.com/

postato da: LorenzoMazzoni alle ore 20:32 | link | commenti
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domenica, 13 aprile 2008

Dubbi sul furto della mia bicicletta

Mekong BluesCaro amico (amico è un eufemismo) che mi hai fottuto la bicicletta, spero tu sia un lettore di questa grande accozzaglia virtuale che è splinder e che tu possa arrivare a fine letterina talmente depresso da riportarmi la mia amata bici sotto casa, appoggiata alla finestra della cucina dove tu l'hai rubata.

Sai, trovo abbastanza idiota che una persona rubi una bicicletta nel modo in cui l'hai fatto tu. Posso capire se abitassimo a Milano o a New York dove le biciclette saranno sette o otto su milioni di abitanti e un vero amante delle due ruote può anche commettere il più astruso dei furti pur di avere fra le mani l'oggetto sacro della propria passione, ma qui siamo a Ferrara. La città delle biciclette. La città che ha superato anche Pechino e Amsterdam come numero di bici per abitante (3 nel 2007, purtroppo io non sono fra questi). La città dove puoi trovare biciclette ovunque: davanti al Duomo, in stazione, al bar Settimo, al parco Massari, davanti all'Università. Una città che è tutta una bicicletta e dove ci sono punti perfetti per fotterne una... tu invece sei geniale: hai scavalcato un cancello, ti sei caricato in spalla la mia pesantissima bicicletta, l'hai depositata sul marciapiede, hai di nuovo scavalcato e sei partito. Doveva piacerti particolarmente la sella o chissà, forse il campanello con attaccato lo scontrino dell'ultima riparazione, una specie di portafortuna da due soldi che adoravo... splendido... ti spaccherei la faccia.

Io avevo solo quella, ho scelto di non guidare macchine e non le guido, io faccio tutto in bicicletta, spesa, lavoro, riflessioni... e tu te la sei presa. Spero si buchi, spero ti abbia fatto come fanno quei cavalli intelligenti quando vengono sottratti al proprio condottiero... li guardi i film western?

Spero solo che almeno ti sia servita per qualcosa di indispensabile: ti ha chiamato la tua compagna che stava per partorire e ti serviva un mezzo per arrivare in ospedale, avevi dimenticato l'arrosto in forno, dovevi fuggire dalla polizia dopo aver imbrattato i manifesti elettorali... questa mi piacerebbe. Mi saresti più simpatico. Vorrebbe dire che forse domani non andrai o se andrai rifiuterai la scheda, sarai uno che non vota per i fascisti e nemmeno per la democrazia cristiana di Veltroni, il populismo da cialtrone di Berlusconi, il cappio al collo che i soliti leader rimbambiti  legano intorno al popolo di sinistra.

Un po' ti odio lo stesso, sai? Anche se fossi uno che boicotterà le elezioni mi stai un cincinino sulle balle. Domani io sarei andato a farmi un bel giro in bicicletta, pensando al rapimento emozionale della mia vita quotidiana, ai miei problemi e alla gioia di certi suoi sorrisi nel cuore della notte, avrei pensato, pedalando veloce, all'uscita del mio nuovo romanzo il 17 aprile e alla ristampa di "Nero ferrarese", al fatto che in Italia ormai un perizoma e un gratta&vinci hanno più potere di un libro. I sognatori e i creativi li fottono, nessuno di quelli che si andrà a votare vuole fare qualcosa per me. Perciò... il giro me lo farò a piedi.
Stronzo!
postato da: LorenzoMazzoni alle ore 01:42 | link | commenti (35)
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sabato, 12 aprile 2008

I piccoli prigionieri d'Israele


Militare israeliano davanti al Sacro Sepolcro, Gerusalemme © Roberto Meschini

Dall'inizio dell'occupazione israeliana dei Territori Palestinesi nel 1967, oltre 650.000 sono stati i palestinesi detenuti da Israele. Si tratta di circa il 20 per cento della complessiva popolazione palestinese.Fra questi, purtroppo, anche molti bambini.

 

Secondo una testimonianza rilasciata da un bambino detenuto al Centro Informazione sui Detenuti (PIC), nella prigione di Telmond “costringevano i piccoli detenuti a lavorare per 8 ore al giorno dandogli in cambio pochi shekels. I lavori andavano dal fare la guardia a impacchettare cucchiai di plastica nelle scatole”.

 

Secondo il PIC nella prigione di Telmond ci sono circa 375 detenuti per la maggior parte minori. Il detenuto più anziano ha 22 anni. Duecento hanno meno di 16 anni e sono tutti sottoposti alle peggiori forme di sfruttamento e umiliazione. Nel tentativo di estorcere informazioni sono frequenti gli abusi psicologici.

 

Per un minore è chiaro che gli effetti della detenzione sono devastanti, sono inoltre una delle tante violazioni dei diritti del bambino fatte dal governo israeliano, in aggiunta alle precarie condizioni di vita, sovraffollamento, malnutrizione e delle chiusure che impediscono l’accesso all’istruzione e alla salute.

 

Anche l’Associazione Addameer “per il sostegno ai detenuti e per i diritti umani”, fondata nel 1992 con lo scopo di promuovere i diritti dei detenuti palestinesi sulla base delle Convenzioni ONU e delle Leggi Internazionali, oltre ad un suo rapporto annuale si sta muovendo per il recupero e la sensibilizzazione dei minori e delle condizioni dei detenuti nelle carceri israeliane.

 

Attraverso questa organizzazione si aiuteranno 50 figli di prigionieri palestinesi d’età compresa tra 6 e 17 anni, le cui famiglie non possono sostenere le spese d’inizio anno scolastico, pagando le tasse d’iscrizione e fornendo loro abiti scolastici, tute da ginnastica, zainetto e cancelleria.



articolo apparso sul quotidiano on-line "il reporter".

copyright by Lorenzo Mazzoni

postato da: LorenzoMazzoni alle ore 00:36 | link | commenti
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mercoledì, 09 aprile 2008

Vota Malatesta!

http://www.equilibriarte.org/members/Amadozz/1154435278.jpg
Il pulcino bolscevico © 2006-2008 Andrea Amaducci


Ferrara.
Una serie di efferati omicidi scuote la tranquilla città emiliana. Inquietanti rivendicazioni firmate Spontaneisti Armati Combattenti vengono recapitate nella redazione del giornale locale. Ma chi sono questi Spontaneisti? Toccherà all'ispettore Pietro Malatesta, ex-ultra della Spal e in perenne attesa della sospensione, scoprirlo. Fra estremisti di destra, vecchiette che coltivano marijuana, scommettitori clandestini di gare automobilistiche, islamici nostrani e modelle di riviste pornografiche, l'ispettore cercherà di risolvere il caso.


Spontaneisti Armati Combattenti. COMUNICATO 2
La giustizia spontaneista ha seguito il suo corso.
Il giorno 28 maggio un commando di Spontaneisti ha giustiziato il servitore della demenza partitica Valerio Agrimonte.
Agrimonte paga le sue baldanzose dichiarazioni di piazza. Voleva vendetta e vendetta è stata fatta, contro di lui.
La giustizia spontaneista non si fermerà davanti a nulla e a nessuno.
Finché ci saranno viscidi servi del potere, fanfaroni da bar e altri vili individui buoni solo a sporcare con la loro presenza questa società, la giustizia spontaneista continuerà la sua lotta.
Raggiungeremo e giustizieremo chiunque lo meriti!
La mano spontaneista è una mano di libertà!
Spontaneisti Armati Combattenti!
Per la rivoluzione della vendetta!



Venerdì 11 aprile ore 19.34


"Il Clandestino" via Ragno 35/37 - Ferrara


presentazione del libro
Nero Ferrarese
(Edizioni La Carmelina)


di
Lorenzo Mazzoni & Andrea Amaducci



modererà la serata la collaboratrice giornalistica Stefania Andreotti

saranno presenti gli autori



seguirà esposizione personale di Andrea Amaducci





Per informazioni - Tel: 05321862260


Se venite, ovviamente, si beve.

Aloha

VOTA MALATESTA!


postato da: LorenzoMazzoni alle ore 12:56 | link | commenti (4)
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martedì, 08 aprile 2008

DEUTSCHE DEMOKRATISCHE REPUBLIK


Museo della DDR, Berlino © Eleonora Carpanelli
postato da: LorenzoMazzoni alle ore 00:45 | link | commenti
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